Letteratura

In ricordo del Prof. Biagio De Giovanni

24 Aprile 2026
Tutte le volte che leggevo sulle colonne de “Il Mattino” un articolo del professor Biagio De Giovanni e come se la mia mente avesse conquistato un’ oasi di acqua pura in un arido deserto.
De Giovanni scriveva in un modo meraviglioso: ritengo che sia stato uno dei migliori interpreti del pensiero di Hegel, che lui studiava dalle fonti delle sue opere, perché parlava e studiava il tedesco magnificamente.
I suoi scritti su Hegel, Spinoza hanno convito molti cultori della filosofia a ritenere De Giovanni un pensatore di statura europea, mondiale.
Chi vuole capire “la fenomenologia dello Spirito” deve leggere De Giovanni e sarà accompagnato in un viaggio stupendo nella storia d’Europa.
Ma se ne va un filosofo che ha amato Vico, Croce, Giordano Bruno.
In un libro bellissimo, sontuoso edito da Editoriale Scientifica scritto recentemente “Giordano Bruno, Giambattista Vico e la filosofia meridionale”,si coglie la sua magistrale intuizione: collegare questi filosofi a Croce, Gentile, Hegel.
Era il teorico dello studio della “scissione” “dell’ inquietudine”, del travaglio del negativo in Hegel, dell’ infinita’ dei mondi in Giordano Bruno, della complessa ricerca di un punto di congiunzione tra teoria e prassi nello studio di Marx e Gramsci.
Ma amava dire che la storia dell’Europa occidentale era il riflesso delle sue filosofie.
Il suo impegno intellettuale nelle file del partito comunista, con Marco Pannella e delle dotte discussioni e confronti con Ciriaco De Mita, fanno di De Giovanni uno degli ultimi intellettuali che ha orientato il pensiero e la cultura anche sul piano istituzionale e politico.
Era lontano anni luce – lui dotto filosofo- dai sovranismi( il libro Elogio della sovranità politica e’ un inno alla mediazione delle istituzioni europee nella logica di sistema di Hegel) dal populismo becero, dalla democrazia demagogica, perché aveva un’ontologica visione, organica ancorata al ruolo dei partiti come strumenti di selezione della classe dirigente.
E pensare che si è laureato in legge con una tesi di Filosofia del Diritto su Giambattista Vico e nel 1958 scrisse un saggio raffinato: “Fatto e valutazione nella teoria del negozio giuridico”,oltre compiere studi di rarissimo pregio su Kelsen e Schmitt.
Era allievo, divenendone assistente universitario, del professore di Filosofia del diritto Angelo Ermanno Cammarata, a sua volta discepolo del filosofo Gentile.
Ma il mio ricordo è imbevuto di commozione,quando ho saputo che De Giovanni ha donato parte dei suoi immensi libri alla biblioteca Galiani-Ricciardelli,nei Comuni di Montoro e della frazione di Aterrana.Circa 2mila volumi -tra filosofia, storia, politica e arte- oggi sono patrimonio prezioso per quelle comunità.
Quelle terre irpine adorava De Giovanni, perché ivi si rifugiò per sfuggire ai bombardamenti della guerra ed amava ritirarsi per godere delle frescure estive.
Ci lascia un’ultima opera che ovviamente divorerò e che forse rappresenta il suo testamento:”La filosofia e i totalitarismi europei tra XIX e XX secolo”.
Sapere che il prof. De Giovanni era lì nella sua casa napoletana immerso nei libri, incantato dai quadri della scuola di Posillipo che possedeva gelosamente e scriveva di filosofia e di politica mentre osservava il mare di Mergellina, ci faceva sentire meno soli ed in un’ aspettazione da innamorati.
Scompare per noi napoletani, dopo Aldo Masullo, un intellettuale che orientava e che originalissimo nei suoi scritti rappresentava la migliore tradizione della cultura meridionale.
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