Mondo
Trump disperato “restringe” l’Occidente e fugge “oltre” storia e pratiche liberali “per un pugno di dollari”
Trump lascia l’Occidente liberal-democratico con l’attacco all’Ucraina ed all’Europa scegliendo una triarchia tra oligarchie per qualche innaffiatura di petrolio
1 – Lo scenario di una “anatra zoppa” USA e di un petrolio insufficiente da Mosca
Trump rompe gli argini democratici e dello stato di diritto “allineandosi” a Putin e a Xi Jinping e anche di fatto all’Iran accogliendo la “mediazione di Mosca”, peraltro anche con la “spettacolarizzazione” di una condanna a morte di cui Hegseth è responsabile di fronte alla coscienza del mondo intero. Dunque, confuso e inefficiente, rompe gli argini dell’Occidente democratico e ne fuoriesce accusando l’Ucraina di aver bombardato le raffinerie russe, mentre tace sui bombardamenti che da ormai 5 anni colpiscono obiettivi civili di Kiev: provando così a togliere Putin dal pantano in cui si è infilato in cambio di segreti inconfessabili e/o di un “pugno di dollari”? Allora, se è una mossa estrema e disperata di Trump per “un pugno di dollari di petrolio e gas” comprando il consenso dei Maga contro l’Ucraina e abbandonando l’Europa, si rivela insufficiente. Rovesciando 300000 tonnellate di gas e diesel ( soprattutto) sugli USA pensando di calmierare il prezzo del petrolio (benzina, diesel, gas) in particolare degli agricoltori americani è altamente improbabile che poco meno di una fornitura di un giorno e mezzo possa mutare strutturalmente il prezzo in particolare del diesel (Reuters, 2026). Di fatto una operazione di puro maquillage “comprando” il voto degli agricoltori per un tentativo estremo di frenare la slavina attesa di midterm che ne bloccherebbe l’ operatività degli ultimi due anni di presidenza, come un ‘ “anatra zoppa“, metafora che qualche analista ha con ragione utilizzato.
Quelle quantità, perciò, non saranno sufficienti ad abbassare i prezzi al gallone e alla pompa. Dunque, non saranno utili a Trump per convincere agricoltori e trasportatori del Midwest a rivotarlo sostenendo i suoi candidati. Arriva tardi e male in modo “nevrotizzato” e dunque confermando la sua totale inaffidabilità in economia come in politica estera di tutta la sua amministrazione di scapestrati dediti al business. Infatti, anche dal lato della “sicurezza globale” con questo ennesimo “regalo” a Putin che spacca il movimento Maga inietta nuova poison pill dell’incertezza globale, soffiando diesel sul fuoco.
Il “buio americano” (Del Pero, 2026) scende sullo sguardo di un mondo interdipendente e complesso con un isolazionismo asimmetrico e un solipsismo affaristico “confuso e opaco” confermato dallo stallo medio-orientale e dalla “riabilitazione del dittatore di Mosca” accogliendone anche la mediazione iraniana confermando il “cul de sac” tra Hormuz e Bad el Mandeb. L’ obiettivo trumpiano di “separare” Mosca dalla Cina ne disvela la “trappola vera” di volersi sbarazzare dell’Europa delle regole e del diritto internazionale. Rompere con l’ Europa era il vero obiettivo per indebolire le resistenze alle big tech (grandi suoi elettori e “sacerdoti” delle coscienze inquiete dei Maga) che tale ultima mossa disperata conferma senza più alcun dubbio e con il rischio paradossale di avvicinare il “vecchio continente” al Dragone che alcuni settori dell’estremismo populista di destra (e anche di sinistra) vorrebbero accarezzare. Toccherà all’Europa mantenere lucidità e prontezza con la barra dritta della navigazione sugli aiuti all’Ucraina unendo l’UE all’interno e, lungo un robusto multilateralismo che unisca all’unisono le democrazie planetarie, con il Canada e il United Kingdom, l’Australia e Brasile (e forse l’India) all’ esterno e contrastando le destre nazionaliste (pro-Putin e antieuropeiste).
2 – Primo e secondo dopoguerra “riscritti” per un ritorno ad un “neo-colonialismo digitale” ma nell’emersione di “potenze medie” per una leadership democratica e multilaterale
Non è infatti casuale che sia il BCG (Boston Consulting Group) a tracciare una linea evolutiva proprio in questa direzione traguardando agli ultimi 100 anni del “Mondo Nuovo” che Trump vorrebbe decostruire per una “America indebolita” da presunte asimmetrie commerciali lungo il “secolo breve”, per ricostruirla nella trasfigurazione della più grande e primaria democrazia del mondo in una “oligarchia (quasi) elettiva” guidata da familismi e clientelismi dove i voti si comprano anche con l’aiuto dei nemici autocrati ( Putin in primo luogo, seguito da Xi Jinping) e prendendo a calci il diritto internazionale affermando la “pura logica della forza“. Consegnando gli equilibri medio-orientali alla linea Putin , Xi Jin Ping e Teheran per “scaricarlo” sulle elezioni di mid-term con qualche tonnellata di petrolio e gas, e mettendo all’angolo le monarchie sunnite. Le vittime sono allora l’Ucraina, Gaza con tutto il popolo palestinese e a tutta evidenza l’Europa. Ma anche il popolo americano diviene un “nemico” di questa oligarchia familistica e tetragona, consegnandone il controllo a sette big tech che di quel “popolo” possono condizionare le coscienze e succhiare l’anima (dunque i voti ex-liberi) e da “remunerare” (forse) con la produttività (attesa) dall’AI, dove crescono gli investimenti gonfiando la ”bolla” ma non si vedono gli impatti reali su imprese e consumatori, ma solo nelle guerre ibride e fisiche. Eppure, la diarchia USA-Cina (asse della triarchia) deve sostenersi per debiti enormi di entrambi e incrociati con la finanza del Dragone e che rischiano di inceppare il mondo. Rischi che certo non vengono attenuati dalla blanda innaffiatura del petrolio-gas di Mosca a Ovest come a Est.
Quindi il BCG sembra smentire la tesi trumpiana dell’ “indebolimento” degli USA e delle debolezze stesse delle democrazie verso un “Mondo Nuovo Multipolare” che è un pezzo di futuro analizzato con 50 indicatori (economici, militari, sociali e tecnologici)
Perché, nel 1914 con il mondo fratturato dalla 1^Guerra Mondiale post-coloniale (1915-18) era dominato dal Regno Unito con 14/100 seguito dagli USA (13/100), e poi con Russia a 11 e Germania a 10. Rincorrevano Cina (con 8), Francia (7) e , distante, l’Italia (4).
Condizione multipolare che ritroviamo anche nell’incendio globale del 1939-45 seppure con un ranking diverso: URSS (12), con USA e UK(11), Germania (10). Assistiamo ad un tendenziale “avvicinamento”. Ma negli anni ’80 il mondo diventerà bipolare: USA (15), URSS (14) con la Cina molto dietro (6). Il mondo poi sembra “replicarsi” e rimane tale fino al 2000 con l’ accelerazione degli USA (23) seguiti dall’ Europa (17) e la caduta dell’URSS con la Federazione Russa dopo l’89 e risalita della Cina. Nel 2025 ritorniamo ad un mondo multipolare (nonostante Trump) con riduzione delle distanze tendenziali tra USA (19), Cina (14) ed Europa (13). America davanti per potere economico e militare e anche per soft power, ma traguardando al futuro (anche per l’ enorme debito di USA e Cina soprattutto) USA ed Europa insieme potrebbero battere la Cina: 34 vs.20 in economia; 33 vs.10 come potere militare e 26 vs. 8 come soft power. Una alleanza tra Pechino e Mosca “vincerebbe” invece in economia 23 vs.21 ma ” perderebbe” nel militare 22 vs.18 e soprattutto nella attrattività culturale 12 vs. 9. Tuttavia, in economia peserebbero molto le fonti energetiche russe e il controllo cinese delle ” terre rare”. Che è storia degli ultimi mesi. Ma la vera novità è una “Alleanza delle potenze medie” – nella definizione del canadese Mark Carney – ora alleate (ma forse non più) degli USA supererebbero sia gli USA 24 vs. 21 e pure il binomio Cina-Russia con 23 in economia e posizionandosi terzi nel potere militare. Con l’ “alleanza tra potenze medie” che sarebbe leader nel soft power, come potenziale attrattivo di investimenti, talenti, merci, servizi alle imprese, cultura, turismo con 23 contro i 12 degli USA e 9 di Cina-Russia. Quindi Europa, Canada, Australia e anche con il Brasile (di Lula) e forse l’ India ( post Modi) se la possono giocare con l’ UE in funzione guida o hub democratico rinforzando un’ Alleanza NATO anche senza gli USA. L’ Italia dovrà scegliere se stare nel gruppo di queste “potenze medie”, ma con la “nuova legge truffa” (con legge ordinaria e “castigo di minoranze” essendo dato il numero di deputati e senatori) sembra ancora incerta e barcollante dopo aver speso quattro anni a sostenere il trumpismo per poi esserne ripudiata. Bisognerà scegliere e non basterà mettersi in scia o all’ombra della Germania, per esempio, nel contestare le accuse e minacce ricattatorie di Trump alla Corte Internazionale di Giustizia e alla sua ex presidente per il dossier Ruanda che è Navi Pillay alla quale è stato consegnato con onore il Nobel per la Pace come testimone della trasparenza e della verità dei fatti contro i crimini di guerra e le relative responsabilità personali.
È allora il tempo dell’ Europa nella leadership globale se saprà rinforzare la propria unità federale interna e diventare l’attrattore strano per il futuro dell’umanità con una alleanza esterna ampia e dinamica per la resilienza in economia, difesa, ambiente e salute oltre che della governance delle migrazioni. Se così – come crediamo – quale allora il senso della direzione “isolazionista suicida” di Trump anti-multipolare come una ‘” triarchia oligarchica” ( USA, Russia e Cina) che per eterogeneità culturali e di forme del potere non potranno che essere in conflitto per un “controllo globale esclusivo” accomunate solo dalla poison pill della “paura” esercitata dalla “forza muscolare” e sostitutiva della “sovranità popolare” e sue rappresentanze parlamentari e costituzionali. Mentre l’ Europa (con UK, Canada , Australia e Brasile e forse l’India) per storie e culture democratiche possono rafforzare un soft power condiviso per estendere attrattività di popoli, etnie e territori sensibili alla “società aperta” ( con mercati dinamici e capitalismo competitivo) contro i gladiatori di “società chiuse“, antidemocratiche e illiberali che vogliono demolire Montesquieu blindando società securitarie e popolate da robot reali-virtuali e iniettando dipendenze (alimentari, cognitive e digitali). Una Europa consapevole della governance dell’interdipendenza post-globale da rinforzo di un multilateralismo selettivo e inclusivo guidato dal diritto internazionale e dai principi di una democrazia partecipata e consiliente per diffondere pace e dialogo con i motori e impatti di una prosperità condivisa sconfiggendo “la paura” e proteggendo le libertà dell’ individuo contro tutti i soprusi anche travestiti dalle moderne corazze digitali. Per riaccendere così una speranza solidale nel rifiuto che la umana convivenza sia sotto il segno del buio della forza e della morte e di un “nichilismo del vuoto” tra tribù dei denari e dell’egoismo individualistico ed egotico.
Devi fare login per commentare
Accedi