Mondo
I giovani della resistenza in cammino
Giovani e popoli in cammino per ricostruire futuro e resilienza ripartendo dalla qualità del capitale umano e da un dialogo inclusivo intergenerazionale e interculturale
1 – Giovani in cammino alla ricerca ricostruttiva di un “futuro perduto”
Giovani e piazze dei popoli tra migrazioni e welfare oltre il “fallimento della politica” con migrazioni tra leva di sviluppo e manifestazioni nelle piazze per chiedere più istruzione, una casa e un lavoro dignitosi per il loro futuro oltre che un welfare adattivo al mutare di contesti globalizzati.
I disordini dei ragazzi e ragazzini milanesi che si è autonominato “Movimento 17 ottobre” e replicato negli ultimi tre “sabati del villaggio” di ottobre 2026 sono stati travestiti – da certa stampa conservatrice – anche di “invasione islamofoba anarcoide” mentre oltre il 60% -70% sono italianissimi e provenienti non solo dalle periferie, come dice il Questore di Milano con altre fonti. I fatti ci dicono, oltre le ingiustificate devastazioni degli “spacca-vetrine del lusso” , che siamo ad un disagio diffuso e intergenerazionale del quale vanno sia indagate le cause profonde sia prevenute le degenerazioni violente. La rabbia va repressa ma anche capita e spiegata. Cause che in generale ci interrogano sul loro futuro a cui bisogna dare risposte certo reprimendo le bande dei violenti ma capendone le ragioni di fondo, le fonti primarie per potere far buona prevenzione (dalla scuola, ai salari, dal lavoro alla salute, dalla casa fino alla guerra). Finora impedito dal “fallimento della politica” rinchiusa nel ridotto securitario della repressione per sciacquare coscienze e “gestendo” rancori e rumori di piazza a scopi di consenso elettorale e fomentando a livello locale e globale ( negli USA con l’Ice contro gli immigrati irregolari) una “tribalizzazione del dolore” (Miliband, IRS). Ognuno a difesa corporativa della propria “tribù” ( Maga in USA e Vox in Spagna o AfD in Germania) come “falsa rappresentazione” di unità della Nazione. Non solo Milano, ma il “contagio” (generalmente pacifico) ha invaso l’Occidente e non solo, partendo da Parigi verso Madrid, toccando Londra e Berlino e altre capitali. Tra migrazioni dei poveri del mondo verso l’Occidente libero e giovani occidentali costretti a emigrare per un lavoro dignitoso in una società aperta e dei diritti, della conoscenza condivisa. Giovani che chiedono allora un nuovo welfare per far ripartire l’ascensione sociale bloccata da 30 anni e che dicono no alle guerre ( 65 in tutto il mondo, con 120 mil.ni di rifugiati dai teatri di guerra e del climate change e 300 mil.ni di persone che soffrono la fame/sete). Giovani da Est e Sud e giovani occidentali migranti, immersi in una epoca del disagio (anche digitale) di una generazione che rifiuta l’acquario di un potere globale sempre più ristretto e buio e che si “saldano” nella sfida di “piazze liquide, “proteiformi” , senza leader e a-politiche per chiedere uno spicchio di futuro, che poi è quello di tutti i noi, loro genitori. Differentemente dal ’68 e ’77 sono movimenti anarchici, non organizzati e apparentemente con leadership collettive e mobili e senza ideologie ma piantati in un sano pragmatismo per studiare meglio, per una casa e un lavoro dignitosi compreso un “salario minimo” incluso come leva di crescita della qualità del capitale umano.
Dal 2021 sono entrati in Italia 1,7 milioni di persone dei quali abbiamo bisogno e che dovremmo accogliere e integrare in modo ordinato, insegnando lingua e leggi da rispettare (30mila in attesa e senza risposta). Per la semplice ragione che la nostra economia (industria, agricoltura e servizi ) necessita di queste persone perchè ne abbiamo bisogno nelle fabbriche come nei servizi e nei campi oltre che nelle case e ospedali per l’ assistenza ai nostri anziani.
2 – Piazze e consenso oltre “ordine e legge” dell’ossessione securitaria
Il quadro emergente tuttavia anche dalle piazze del terzo sabato (quasi) tranquillo sembra contrastare con i richiami urlati nella propaganda elettorale in corso con parole d’ordine come “remigration” da parte delle destre post-fasciste di governo che usano i migranti da sventolare come drappo rosso per il ” toro populista” scatenando odio xenofobo e razzista che aggiunge “rabbia alla rabbia”, ” rancore al rancore”. Ma se la protesta degli anni’60 era tutta nel “privato-politico“, con appartenenze e ideologie a idee di riscatto, oggi questi ragazzi ( anche quelle frange che distruggono le vetrine e saccheggiano) sembrano essere figli di un vuoto ideale e identitario per rivendicare almeno un dato che pensano di non avere alcun futuro e quindi negando quella politica che finora li ha esclusi. Ecco perchè servono politiche di integrazione “per tutti i giovani”, che sono fatte di inclusione, educazione e formazione nel dialogo intergenerazionale e interculturale consentendo anche ai giovanissimi (bambini di 11-12 anni) una scuola adatta e anche eventualmente di pregare il loro Dio in luoghi acconci (moschee). Una traiettoria come scelta di una seria politica di sicurezza condivisa nella legalità. Dunque, in un quadro di politiche sociali e di coesione utili a far ripartire i potenziali del paese a partire dal “buio demografico” che incombe su lavoro, welfare e sistema pensionistico con una popolazione che si riduce e al 2050 prevista a 50 milioni con un rapporto 1 a 1 tra occupati e pensionati. A catastrofe sociale prima che economica e che spiega il ristagno della produttività per ora lavorata di un paese che non sa più crescere. Mentre questi giovani chiedono proprio “crescita”. Per questo serve allora accoppiare strutturalmente misure di prevenzione prima che repressive con politiche educative e di futuro per i giovani nonostante le violenze che andrebbero anticipate monitorando i social e regolandoli a questo scopo da una parte. Dall’ altra, guidando questi adolescenti a comprendere la loro condizione magari facendo loro conoscere anche l’esperienza del dolore e della sofferenza ( comunità , ospedali, rsa, volontariato sociale) che possano spegnere molte delle “noie incendiarie” emergenti da una rabbia infuocata che spesso rende sfuocata la visione di una politica cieca e sorda. Peraltro, spesso accompagnate anche da comportamenti ” risarcitori” rimettendo a posto le macerie e i mezzi o ripulendo le strade. Certo serve sapere usare meglio anche gli strumenti repressivi perchè anche le carceri giovanili sono sovraffollate con un aumento dei reati e dei colpevoli non risolutivi , perchè questa non può essere la sola la strada se non integrate con riabilitazione, educazione e prevenzione, dalle periferie alla scuola, anche con una offerta di “servizi sociali volontari” guidati dalla scuola e da associazionismo culturale e non solo. Come peraltro si è visto con gruppi di giovani che “ripulivano” le strade rimettendo in ordine e ripulendo, quasi a scusarsi.
3 – Studio, istruzione e casa per riprendersi il futuro anche con piattaforme “collaborative” nel disagio digitale e di popoli in cammino per più democrazia e meno debito
Esplorando le cause di questo nuovo fenomeno, per esempio si tratta anche di agganciare e rileggere il tema della casa, visto che nel mondo 3,4 miliardi di persone non hanno una casa sicura e/o salubre e questo è tra i primi fattori di insicurezza e del disagio giovanile, della loro rabbia inespressa spesso tradotta anche in descolarizzazione. Dall’altra, pensare ai divieti per gli under 15 (o 16?) sull’ uso dei social che l’UE sta favorendo, possibilmente con la collaborazioni delle piattaforme sul riconoscimento dell’età (con trasparenza e senza ambiguità) compresa la collaborazione attiva dei genitori, dato che il parental control è difficilissimo da diffondere e attivare quando utile, senza una diffusa e consapevole partecipazione dei genitori stessi. Sapendo che il welfare non può tutto e tutto non può compensare, in particolare senza una attiva partecipazione del cittadino al benessere di tutti, dunque valorizzando i “beni comuni” nella consapevolezza e responsabilita’. Come è nel messaggio dato dagli studenti della Serbia e i giovani e le donne in Brasile a sostegno del ” vecchio Lula” che sconfigge i “golpisti” della banda Bolsonaro tentata dalla vecchia leva di delegittimazione del vincente non riconoscendo l’ esito ma poi fuggendo in USA sotto le ali protettive di Trump corrodendo e incendiando i pozzi della democrazia. In entrambi i casi forte la partecipazione dei giovani che vogliono riprendersi il futuro ricostruendo ora il presente senza schieramenti politici chiari ed evidenti, con una presa di distanza dalla politica presente sapendo di doversela caricare sulle spalle per cambiarla e rinnovarla. Vedremo l’esito di Governo in Israele e la voglia di voltare pagina rispetto al disastro di Netanyahu e nel ricordo della tragedia del 7 ottobre che sta interrogando Israele sulla sua identità e che vuole ripartire con i piedi ben piantati in una democrazia agente e partecipata. Con Trump sconfitto in entrambi i casi e forse vedremo se avverrà anche in Israele che invece è alla ricerca di un “consevatorismo liberal-democratico” più compatibile con gli equilibri globali e interni magari anche con il supporto dei partiti arabi-israeliani che è il segnale nuovo e forte e di contrasto a “coloni incendiari” per la convivenza possibile ( e necessaria) tra due popoli. Contro questo fallimento tribale e polarizzato della politica allora emergono i giovani e i popoli dei valori umani di resistenza al riemergere di nazionalismi sovranisti distruttivi e divisivi con una Europa che sia l’hub planetario di questo processo incardinato nei valori fondamentali costituzionali e del diritto internazionale nel multilateralismo di Alleanze tra fratelli” come dice Leone XIV e come ultimo muro di contrasto ad autarchie e isolazionismi e familismi planetari sponsorizzati dalle Big Tech dell’AI sull’orlo del vulcano della bolla. Un Grande Risveglio di popoli, movimenti e giovani allora che interroga le classi dirigenti e chiede loro responsabilita’ e riforme per la dignità umana e nella pace verso una riconquista del futuro, proprio dando voce alle ultime generazioni. Allora la democrazia può vincere contro tutte le tecno- autocrazie e contro gli autocrati di un mondo diseguale visto che i 12 più ricchi uomini della Terra hanno accumulato più della ricchezza di 4,5 miliardi di persone e quindi parafrasando Friedrich Nietzsche: ”disumano troppo disumano” oltre che inefficiente e irrazionale. Ai giovani bisogna offrire una visone di futuro, mezzi per costruirlo e parole e colori per disegnarlo, magari assumendone l’agenda e fondendola in quella di un opposizione unita, responsabile e inclusiva per il Governo che verrà anche come domanda forte di un grande ricambio generazionale. Saprà la politica – sotto l”assedio pacifico dei palazzi” del fiume giovanile – dare un forte colpo di reni per riacchiappare quel futuro mancante da decenni?
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