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Arte

Biennale, è tempesta sulla laguna: la giuria si dimette. L’ombra del “MinCulPop” sull’arte

Al centro del contendere ci sarebbe una bozza di riforma del regolamento, sussurrata dai corridoi del Collegio Romano, che punta a dare al Ministero della Cultura un potere di veto sulle scelte curatoriali

2 Maggio 2026

Il tramonto dorato sulla laguna in cui si riflette San Marco non è mai stato così cupo. Mentre le calli si affollano di turisti per il ponte del Primo Maggio, all’interno del Palazzo dell’Esposizione ai Giardini si consuma un dramma che rischia di trasformare la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte in un deserto istituzionale. La notizia è di quelle che fanno tremare le fondamenta della cultura europea: la Giuria Internazionale si è dimessa in blocco.

Lo strappo dei “Cinque”

A far saltare il tavolo è stata una lettera durissima, consegnata alle agenzie di stampa a tarda notte. I cinque giurati, nomi di caratura mondiale provenienti dai più prestigiosi musei di Londra, Parigi, New York e Seul, denunciano “pressioni inaccettabili” e “tentativi di condizionamento politico” nell’assegnazione dei Leoni d’Oro. «Non ci sono più le condizioni di autonomia necessarie per garantire l’integrità del premio – si legge nel comunicato -. L’arte non può essere un megafono della propaganda governativa, né un campo di battaglia per le nomine di sottogoverno».

L’ombra del commissario

Al centro del contendere ci sarebbe una bozza di riforma del regolamento, sussurrata dai corridoi del Collegio Romano, che punta a dare al Ministero della Cultura un potere di veto sulle scelte curatoriali. È quello che il mondo della cultura ha già ribattezzato il “ritorno del MinCulPop”, evocando lo spettro di un’arte di Stato che sembrava sepolta nei libri di storia.

Secondo indiscrezioni, il punto di rottura sarebbe stato il Padiglione Italia. Il Ministero avrebbe “caldamente suggerito” di premiare opere che celebrassero la “Nazione e le sue radici”, entrando in rotta di collisione con la sensibilità cosmopolita e provocatoria dei giurati.

Reazioni e polemiche

Il Ministro della Cultura non indietreggia: “La Biennale è un’istituzione italiana finanziata con soldi italiani. È lecito pretendere che l’identità del Paese sia rappresentata senza vergogna”. Parole che suonano come una dichiarazione di guerra al mondo intellettuale, che oggi risponde con una mobilitazione senza precedenti.

Dall’opposizione si parla di “deriva autoritaria” e di “danno d’immagine incalcolabile”. Il rischio, ora, è il boicottaggio. Alcuni tra i più importanti artisti internazionali hanno già annunciato che terranno chiusi i propri padiglioni in segno di solidarietà con la Giuria.

Venezia sola contro il vento

Venezia, città-mondo per eccellenza, si ritrova così al centro di una tempesta perfetta. Se la Biennale perde la sua indipendenza, perde la sua anima. E senza quella libertà che l’ha resa il faro della creatività globale, ciò che resta è solo una sfilata di padiglioni vuoti, una vetrina senza merce, un Leone che ha smesso di ruggire per farsi gattino di regime.

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