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Letteratura

Lettera dalla periferia dell’impero

di Filippo Cusumano
21 Dicembre 2018

Brambilla aveva fatto carriera, diventando il Capo del Personale dell’Azienda in cui era entrato anni prima da giovane neo laureato.
Aveva assentito quando doveva, dissentito quando poteva, conciliato l’inconciliabile, dimostrato l’indimostrabile, esibendo certezze che non nutriva ed esultanze che non sentiva.
Aveva tenuto a freno ironia e senso dell’umorismo.
Aveva saputo dimostrare perseveranza, determinazione ed incommensurabile diligenza.
Era entrato in Azienda con un suo carissimo amico, Mambretti. Mambretti non aveva fatto carriera, non essendosi posto il problema di incarnare un ruolo.
Come succede a molti, Mambretti, però, aveva finito per imparare alcune cose e a gestire diverse situazioni. E questo gli aveva consentito nel tempo di arrivare a ruoli di media responsabilità.
Mambretti diceva sempre: “Far carriera in Azienda è come lavorare ad una scultura: per arrivare al risultato bisogna sottrarre.”
E aggiungeva spesso : “Ed è a noi stessi che l’Azienda impone talvolta di rinunciare o almeno a quella parte di noi che ha impulsi sani e vitali”. Mambretti era famoso non solo per i suoi paradossi, ma anche per i soprannomi che aveva appioppato ai colleghi. Un alto dirigente della Finanza era diventato per lui, e in poco tempo per tutti, il Ventriloquo : “E’ arrivato così vicino alla perfezione nell’arte di controllare se stesso e di vigilare su quello che dice che anche quando parla non muove la bocca”.
Un altro collega molto apprezzato per la sua precisione e diligenza, ma assai poco espansivo si era beccato invece il titolo di Gelo e Regolatezza. Un altro ancora, famoso per la lentezza e prudenza delle sue risposte aveva da lui ricevuto il soprannome di Va-lentino. Quella mattina Brambilla, arrivando in ufficio trovò una mail del suo vecchio amico, capo del personale del più piccolo degli stabilimenti dell’Azienda, suo diretto dipendente. La lesse immediatamente. La mail conteneva un report su una partita che stava molto a cuore alla direzione centrale e che aveva, nello stabilimento in cui operava Mambretti, indicatori per niente esaltanti.
In chiusura c’erano, poi, alcune considerazioni di carattere generale. Queste: “Anche se non ce lo chiedete più da un pezzo, ritengo che siate sempre interessati, lì al Centro, a sapere come vanno le cose qui, alla Periferia dell’Impero. Non mi riferisco ad andamenti o risultati .
Su questi sapete tutto, come dimostra questa noioso report che ti sto mandando (scusa, non volevo dire “noioso”, la parola giusta è “esaustivo”…).
Le nostre cifre si inseriscono, ordinate come formiche, nei vostri prospetti .
Sappiamo che esistono margini di miglioramento e cerchiamo di percorrerli con la dovuta gradualità per non inaridire troppo in fretta la nostra volontà di accontentarvi e la vostra di incoraggiarci.
Tutto va bene, dunque, la macchina va.
Ma qualcosa comincia a scricchiolare.
Come sai, non ho mai aspirato a nutrirmi di certezze.
Se hai dei dubbi sei costretto a scegliere. Finché scegli, la tua vita conserva una parvenza di autonomia.
Ma quando i dubbi sono troppi l’incertezza diventa paralisi.
Ed è allora che noi che viviamo alla Periferia dell’Impero ci aspettiamo che chi sta al Centro si assuma le sue responsabilità di indirizzo e ci dia delle “dritte”.
Siamo due mondi, Voi Centro e Noi Periferia, che prendono ogni giorno di più le distanze l’uno dall’altro, come due vecchi coniugi che hanno poco da dirsi.
Vi giustificate spesso del fatto che non ci confrontiamo più come una volta.
Siamo contenti quando ci chiamate, ma la scarsa abitudine ad incontrarvi ci rende timidi.
Non ci sentiamo di farvi troppe domande, facendovi capire che quello che appare chiaro per voi è astruso per noi.
Avete poi quest’ansia di guardare al futuro senza soffermarvi a contemplare e consolidare il presente!
Ed è del presente che vorremmo parlarvi. E delle cose che non funzionano.
Ma poi non lo facciamo, un po’ per pigrizia, un po’ per pavidità.
Alla fine ci lasciamo. Noi ansiosi di tornare a gestire il nostro presente, voi di tornare a lambiccarvi il cervello sul nostro comune futuro.” Brambilla aveva un appuntamento di lì a poco. Ma prima di ricevere la persona che aspettava, decise di rispondere al suo vecchio amico. Al quale arrivò poco dopo una email molto breve :
“Carissimo, una cosa ho capito molto bene dalla tua email. Che ho trovato il nuovo responsabile della Comunicazione interna (come saprai Giovannini va in pensione a fine anno). A presto!”. “Non potevo starmene zitto, invece di fare il fenomeno!” pensò Mambretti, leggendo la risposta di Brambilla ” e adesso chi glielo dice a mia moglie che mi trasferiscono a Roma?”

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