Letteratura
“Storie screanzate” di Pompeo Molfetta: romanzo corale dell’anima del Sud tra ironia, peccato e umana verità
La nuova raccolta di racconti dell’ex sindaco di Mesagne conquista il lettore con una scrittura potente, visionaria e salvifica. Otto storie che narrano il Sud nelle sue ferite e nella sua bellezza eterna, trasformando la parola in cura, memoria e resistenza
Esistono libri che intrattengono, libri che fanno riflettere e libri che riescono a compiere un miracolo più raro: riconsegnare dignità all’esperienza umana attraverso la forza della narrazione. “Storie screanzate”, la nuova raccolta di racconti di Pompeo Molfetta pubblicata da Hobos Edizioni , appartiene a quest’ultima categoria.
Dopo Piccole storie ignobili e Altre piccole storie ignobili, l’autore mesagnese torna a esplorare quel territorio ambiguo e affascinante dove convivono miseria e nobiltà, peccato e redenzione, crudeltà e tenerezza. Otto racconti lunghi, quasi romanzi in miniatura, che si muovono dentro una geografia dell’anima prima ancora che in una precisa collocazione spazio-temporale.
Il Sud di Molfetta non è un luogo. È una condizione esistenziale.
È il Sud delle piazze assolate e dei segreti custoditi dietro le persiane socchiuse. È il Sud delle superstizioni tramandate come vangeli laici, delle parole sussurrate nei vicoli, dei giudizi pronunciati con la stessa naturalezza con cui si recita una preghiera. È il Sud delle contraddizioni, magnifico e doloroso, che i suoi figli portano con sé ovunque vadano: nelle metropoli del Centro e del Nord, nelle capitali europee, nei continenti più lontani.
Chi nasce nel Mezzogiorno, infatti, non lo abbandona mai davvero. Se lo porta addosso come una cicatrice luminosa. Con quella fierezza insieme tenera e granitica che caratterizza chi conosce la durezza della vita ma continua ostinatamente a celebrarne la bellezza.
È proprio questa umanità imperfetta il cuore pulsante delle Storie screanzate.
I protagonisti sono uomini e donne raramente eroici. Sono gretti, gelosi, avidi, superstiziosi, ossessionati dai propri desideri e dalle proprie paure. Eppure non diventano mai caricature. Molfetta li osserva con uno sguardo disincantato ma profondamente compassionevole. Non li assolve e non li condanna. Li racconta.
Ed è qui che emerge uno dei talenti più significativi dell’autore: la capacità di trasformare il racconto in uno strumento di comprensione umana.
La sua scrittura possiede qualcosa di antico e insieme sorprendentemente moderno. Da un lato riecheggiano le grandi tradizioni narrative di Giovanni Verga, Luigi Capuana e Piero Chiara; dall’altro emerge una voce assolutamente personale, riconoscibile per il gusto dell’invenzione linguistica, per l’ironia sottile, per una straordinaria libertà espressiva che non teme il neologismo, la contaminazione lessicale, la deviazione creativa.
Molfetta scrive come raccontavano un tempo gli affabulatori delle piazze del Sud: senza fretta e senza risparmio, con il piacere quasi fisico della narrazione. Si percepisce in ogni pagina la gioia di chi considera la scrittura non un esercizio intellettuale ma una forma di vita.
E forse è proprio questo il segreto del libro.
Perché Storie screanzate dimostra una verità spesso dimenticata: scrivere significa curare. Curare sé stessi e curare gli altri.
La parola letteraria non elimina il dolore, ma gli attribuisce un senso. Non cancella le ferite, ma le rende raccontabili. Ogni storia diventa così un atto di resistenza contro l’oblio e contro il silenzio. Raccontare significa salvare qualcosa dal naufragio del tempo.
Nelle pagine di Molfetta questo potere salvifico della scrittura emerge con naturalezza. Dietro gli omicidi, le passioni proibite, le ossessioni, i misteri e le piccole miserie umane si nasconde una domanda universale: cosa significa essere uomini?
La risposta non arriva mai sotto forma di morale o di sentenza. Arriva attraverso i personaggi, le loro fragilità, i loro errori, le loro improvvise illuminazioni.
Emblematica, in questo senso, è la figura di don Ciccillo Catamenò, il professore che attraversa buona parte della raccolta come una presenza rassicurante e insieme enigmatica. È uno di quei personaggi destinati a restare nella memoria del lettore: osservatore lucido, uomo di saggezza pratica, custode di una conoscenza che nasce dall’ascolto più che dall’erudizione.
Attraverso di lui, e attraverso l’intero universo narrativo del libro, Molfetta ci ricorda che comprendere gli esseri umani è infinitamente più importante che giudicarli.
La forza dell’opera risiede inoltre nel ritmo. Le trame sono articolate, ricche di salti temporali, colpi di scena e inattesi sviluppi che sfiorano spesso il giallo, ma la lettura procede fluida, trascinante, sostenuta da una lingua musicale e vivace che invita continuamente a voltare pagina.
È una letteratura che non rinuncia alla profondità ma nemmeno al piacere del racconto. Una qualità rara in un panorama culturale spesso diviso tra sperimentalismo autoreferenziale e intrattenimento superficiale.
Pompeo Molfetta riesce invece a tenere insieme entrambe le dimensioni.
Fa sorridere e pensare.
Divertire e meditare.
Raccontare e comprendere.
In definitiva, Storie screanzate è molto più di una raccolta di racconti. È una dichiarazione d’amore verso il potere della parola e verso quell’umanità contraddittoria che abita i paesi del Sud e, in fondo, ogni luogo del mondo.
Un libro che conferma la maturità narrativa di Pompeo Molfetta e che merita di essere letto non soltanto per la qualità della scrittura, ma per la sua capacità di ricordarci che le storie, quando sono autentiche, possiedono ancora la forza di consolare, interrogare e perfino guarire.
Ed è forse questa la più alta missione della letteratura.
C’è poi un elemento più sottile che attraversa l’intera raccolta e che forse rappresenta il vero nucleo emotivo della scrittura di Pompeo Molfetta: il rapporto irrisolto e fecondo tra l’anima e la terra da cui proviene. Non si tratta di nostalgia, parola spesso abusata e riduttiva, ma di una sorta di appartenenza profonda che continua a operare anche quando le distanze geografiche sembrano aver reciso ogni legame.
I paesi, le campagne, i vicoli, le voci che popolano queste pagine non sono semplicemente scenari narrativi; sono depositi di memoria collettiva, luoghi interiori che sopravvivono al tempo e alle partenze. Chiunque abbia lasciato il Sud riconosce quella sensazione: si può vivere altrove per una vita intera, ma esiste sempre un punto segreto dell’anima che continua a parlare il linguaggio delle proprie origini.
Molfetta conosce bene questa geografia sentimentale. Per questo i suoi personaggi, pur immersi nelle loro miserie e nelle loro piccole grandezze, non smettono mai di appartenere a una comunità umana più vasta, fatta di tradizioni, credenze, silenzi e racconti tramandati quasi per osmosi da una generazione all’altra. In essi si riflette quel Sud che sa essere severo e accogliente, malinconico e vitale, capace di ferire e di nutrire con la stessa intensità.
Viene in mente, quasi come un’eco lontana, una delle intuizioni più profonde della letteratura meridionale contemporanea: l’idea che la vera patria non coincida con un luogo fisico, ma con il paesaggio umano che ci ha insegnato a guardare il mondo. Una lezione che attraversa, con accenti diversi, l’opera di Andrea Camilleri e di molti grandi narratori del Mediterraneo.
Anche per questo Storie screanzate lascia nel lettore una traccia che va oltre il piacere della lettura. Perché raccontando un piccolo universo di uomini e donne del Sud, Pompeo Molfetta finisce per parlare di tutti noi. Delle nostre radici, delle nostre fragilità e di quel bisogno antico di trasformare la vita in racconto per sottrarla all’oblio. In fondo, ogni storia ben narrata è una forma di ritorno a casa.
Pompeo Molfetta, alla sua terza raccolta di racconti pubblicati in due anni, è un medico di medicina generale, professione che esercita a Mesagne, in provincia di Brindisi, dove è nato e vive, coltivando multiformi passioni, oltre che di scrittura, infatti, si occupa di pittura, scultura, teatro, storia e musica, e ha svolto importanti funzioni politiche a diversi livelli, fino a rivestire la carica di Sindaco della stessa città.
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