Diritti
Dalla tavola dei Fratelli Cervi a Mesagne: la memoria che continua a nutrire la libertà
Mercoledì 22 luglio, al Salento Fun Park di Mesagne, la sesta Pastasciutta Antifascista promossa da ANPI Mesagne riunisce cittadini, associazioni e ospiti d’eccezione – Francesco Cancellato ed Elena Testi – per una serata di memoria, dialogo e impegno civile
Ci sono appuntamenti che rappresentano gesti collettivi, riti civili che attraversano il tempo e ricordano a una comunità da dove viene e quale futuro vuole costruire.
Mercoledì 22 luglio 2026, a partire dalle 19:30 presso il Salento Fun Park di Mesagne (Via Udine), torna la sesta edizione della Pastasciutta Antifascista, promossa da ANPI MESAGNE , con il patrocinio della Città di Mesagne e la collaborazione di CGIL Brindisi, CGIL Camera del Lavoro di Mesagne, AUSER Mesagne, ARCI e Associazione Giuseppe Di Vittorio.
Il titolo scelto per questa edizione è tanto semplice quanto potente: “Non c’è Storia senza PACE”.
Un’affermazione che, oggi, assume un significato ancora più profondo. Mentre il mondo continua a essere attraversato da guerre, violenze e sofferenze che colpiscono soprattutto le popolazioni civili, parlare di pace non significa pronunciare una parola astratta, ma interrogarsi sul valore della democrazia, della giustizia, della dignità umana e della responsabilità di ciascuno.
Proprio per questo l’edizione 2026 ospiterà due autorevoli protagonisti del giornalismo italiano.
Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, ed Elena Testi, giornalista di La7 e autrice del libro Genesi, dialogheranno con il pubblico sul valore dell’antifascismo, sulle prospettive di pace e sulla drammatica situazione in Palestina, offrendo uno spazio di confronto libero, rigoroso e profondamente umano.
Sarà un’occasione preziosa per ascoltare, comprendere, porsi domande e condividere riflessioni che riguardano tutti noi.
Ma la Pastasciutta Antifascista è molto più di un dibattito.
È un gesto che nasce dalla storia.
Il 25 luglio 1943, dopo la caduta del regime fascista, la famiglia Cervi, nelle campagne di Campegine, decise di cucinare quintali di pasta e offrirla gratuitamente a tutto il paese. In un tempo di guerra, fame e privazioni, quel piatto condiviso divenne il simbolo concreto della libertà ritrovata e della speranza che un futuro diverso fosse finalmente possibile.
Pochi mesi dopo, i sette fratelli Cervi sarebbero stati fucilati dai fascisti. Il loro sacrificio trasformò quel semplice pranzo popolare in una delle immagini più luminose della Resistenza italiana.
Da allora la Pastasciutta Antifascista continua a essere celebrata in tutta Italia non come una commemorazione nostalgica, ma come un impegno vivo.
Perché l’antifascismo non appartiene soltanto ai libri di storia.
È il rifiuto dell’odio e della violenza come strumenti della politica.
È la difesa della libertà di pensiero, della solidarietà, della convivenza democratica.
È la scelta di stare dalla parte della dignità delle persone, ovunque siano nate e qualunque sia la loro storia.
Oggi, mentre assistiamo impotenti a conflitti che sembrano moltiplicarsi, a città distrutte, a bambini uccisi, a popoli costretti alla fuga e a un linguaggio pubblico sempre più aggressivo e disumanizzante, quella tavolata appare sorprendentemente attuale.
Condividere un piatto di pasta significa affermare che nessun essere umano dovrebbe essere considerato un nemico per nascita, che la pace non è un’utopia ingenua ma una responsabilità quotidiana, che la memoria serve proprio a evitare che gli errori del passato tornino a ripetersi.
Per questo la Pastasciutta Antifascista non divide: invita.
Invita a sedersi allo stesso tavolo, ad ascoltare opinioni diverse, a coltivare il dialogo invece dello scontro, a riconoscere nella memoria un patrimonio comune da custodire.
La serata del 22 luglio sarà dunque un momento di cultura, partecipazione e convivialità, ma soprattutto un’occasione per ritrovarsi come comunità attorno ai valori sanciti dalla nostra Costituzione: libertà, democrazia, uguaglianza e pace.
In un tempo che sembra spingere verso l’indifferenza, scegliere di esserci è già una forma di partecipazione.
Perché la memoria vive soltanto quando diventa incontro.
E perché, oggi come ottantatré anni fa, attorno a un semplice piatto di pasta può ancora nascere un’idea di futuro.
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