Letteratura
Visitare Venezia
La prima volta a Venezia, con poco tempo a disposizione, hai due possibilità: fare un programma dettagliato per visitare una piccola parte dei musei e delle chiese, oppure goderti semplicemente una città speciale…
Si erano svegliati presto. Erano arrivati per primi nella sala colazione del grande albergo. Sul tavolo del buffet c’era di tutto: yogurt, cereali, biscotti, dolci, uova strapazzate. Un cameriere versava il caffè da una grande caffettiera d’acciaio. Fuori, oltre le vetrate, si vedeva il Canal Grande. Lui aveva aperto la guida sulla tovaglia. L’aveva comprata mesi prima, in libreria. Aveva dei post-it gialli attaccati alle pagine.
“Allora,” disse. “Pensavo: stamattina andiamo a visitare la basilica dei Frari. Poi la Scuola di San Rocco. Se facciamo in tempo, prima di pranzo, dovremmo riuscire anche a visitare le Gallerie dell’Accademia“.
Lei guardava fuori. Aveva in mano una fetta biscottata. “Io oggi vorrei solo camminare”, disse.
Lui non alzò gli occhi dalla guida. “Camminare lo facciamo lo stesso. Da un posto all’altro.”
“Sì, ma non da un posto all’altro,” disse lei. “Camminare e basta. Senza posti.”
Lui chiuse la guida. Poi la riaprì. “Abbiamo parlato di questo viaggio per un anno.”
“Lo so.”
“Un anno. Dicevi che volevi vedere Tintoretto dal vivo.”
“Lo dicevi tu che volevo vederlo.”
Ci fu un silenzio. Il cameriere passò e chiese se volevano altro caffè. Entrambi dissero di no.
“È che tu vuoi sempre ottimizzare,” disse lei alla fine, a bassa voce. “Anche quando siamo via.”
“E tu non vuoi mai fare niente di preciso. Neanche quando siamo a casa. Figuriamoci qui.”
“Non è vero.”
Lui si strinse nelle spalle e chiuse la guida. “Sei tu che hai voluto venire a Venezia,” disse, “Dicevi: una città diversa da tutte le altre, per staccare.”
“Appunto. Per staccare. Non per correre dietro a un elenco.”
“Non è un elenco. È un programma.”
Lei lo guardò. “È la stessa cosa,” disse.
Dalla cucina arrivava un rumore di piatti. Fuori, sul canale, passava un battello a due piani.
Lei mise giù la fetta biscottata che aveva un mano sul piattino, si pulì le dita col tovagliolo, poi disse: ” Io faccio fatica a seguirti. Tu fai fatica a starmi dietro quando non voglio seguire niente. È così.”
Lui annuì: “Vero.”.Rimasero così per un po’, senza parlare. Entrambi pensavano la stessa cosa: non ce la possiamo fare. Ma nessuno dei due lo disse.
Lei si portò una mano alla tasca della giacca appesa alla sedia. Poi si guardò intorno.
“Il cellulare,” disse. “L’ho lasciato in camera.” Si alzò. Spostò la sedia. “Vado a prenderlo.”
Lui disse: “Ok.”. Lei andò verso le scale. Lui si alzò e uscì sulla piccola terrazza dell’albergo. C’era un posacenere di vetro su un tavolino di ferro. Si accese una sigaretta. L’aria era fresca. “Che giornata meravigliosa“, pensò, guardando un palazzo del 500 che stava dall’altra parte del Canale.
Devi fare login per commentare
Accedi