Musei
Dona l’arte, non metterla da parte
Nell’occasione di un lascito importante, il museo civico Filangieri di Napoli lancia una raccolta fondi per ingrandirsi. Quanti, pero’, conoscono la storia di questa istituzione all’avanguardia nell’Ottocento?
Giunge notizia che il museo civico Filangieri stia raccogliendo fondi per ampliare la propria sezione archeologica. Assieme alla collezione personale del principe e ai rinvenimenti effettuati durante i lavori di traslazione di Palazzo Como, verranno esposti nelle nuove sale gli oggetti donati dal diplomatico Ramiro Ruggiero, scomparso nel 2025: il lascito comprende infatti ceramiche greche, magno-greche ed etrusche, cosi’ come lucerne romane, armi e bronzetti.
Domanda: che cosa spinge delle persone benestanti a scegliere e comprare oggetti d’arte per poi donarli alla proprie citta’? Non sarebbe piu’ ragionevole chiuderli in una cassetta di sicurezza e rivenderle quando il loro valore aumenta, o quantomeno lasciarli agli eredi? E’ legittimo porsi il quesito se si pensa che tanti musei come lo Stibbert a Firenze o il Poldi Pezzoli a Milano sono stati creati da individui ricchi, colti e desiderosi di condividere il proprio gusto con il maggior numero di persone possibile. Il caso del Filangieri pero’ e’ particolare e merita attenzione.
Il principe Gaetano era un imprenditore, collezionista e storico dell’arte ottocentesco che viveva tra Napoli e Parigi. All’atto dell’unita’ d’Italia gli venne chiesto di collaborare con un gruppo di esperti per risolvere due problemi: creare un sistema museale dalle ceneri delle collezioni borboniche ed ecclesiastiche e integrarle con un piano d’istruzione professionale. Quest’ultimo era ben piu’ complicato da implementare perche’ non vi erano precedenti sul territorio – si stava sviluppando altrove, in Francia. Per questo motivo fondo’ un museo ricco di artefatti di qualita’, alcuni dei quali peraltro commissionati direttamente da lui, che dovevano rappresentare modelli e fonti d’ispirazione per artigiani e operai degli stabilimenti di porcellane, fonderie, vetrerie e intaglio del legno. In altre parole, veniva a formarsi un’iniziativa di sviluppo sociale e professionale soprattutto in vista dell’inaugurazione del Museo artistico industriale, un esperimento di museo/istituto/atelier che apri’ poi nel 1882.
Alle radici della creativita’ che contraddistingue le sale di via Duomo, dunque, c’e’ proprio questa ispirazione didattica. Oggi il pavimento maiolicato della sala Agata, il soffitto con i mosaici veneziano e l’originale muratura delle pareti della biblioteca potrebbero sembrare mere preziosita’ aristocratiche ai visitatori; in realta’ pero’ tutto cio’ che si trova nel palazzo, dai mobili alle porte alle maniglie sino ai termosifoni e le carte da parati, rappresentava un repertorio di modelli e tecniche a beneficio degli studenti e dei loro insegnanti. Per Filangieri, infatti, anche gli oggetti di produzione industriale potevano e dovevano essere esteticamente attraenti oltreche’ funzionali; lui era convinto che la bellezza elevasse l’umanita’ ed era questo principio che motivava i suoi sforzi. Purtroppo, pero’, questo esperimento di utopia sociale (definizione di Umberto Bile) termino’ con la scomparsa del principe avvenuta nel 1892.
A distanza di tanti anni, il museo civico Filangieri rimane come un esempio di modernita’ e progresso nonche’ di filantropia. Con la sua volonta’ di preservare il patrimonio artistico e di aprirlo contemporaneamente a studenti e visitatori, Filangieri rappresento’ l’ideale del patriota ossia di chi agisce e pensa per il bene del proprio popolo anziche’ ai propri interessi. Ruggiero, napoletano, ha dato un contributo importante: chiunque ami le arti e la cultura ora ha un’opportunita’ per partecipare.
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