Storia
‘In spiaggia, compagni!’ Vacanze comuniste nella DDR e in Albania
Si poteva viaggiare nei paesi dell’ex blocco sovietico? Si’ ma sotto controllo e in una cornice ideologica asfissiante. Chi pero’ voleva divertirsi, lo faceva: scopriamo come.
La storia del turismo nel Blocco orientale permette di comprendere da un lato l’impatto che le vacanze avevano sull’identita’ dei cittadini, i loro valori e obiettivi e dall’altro fa capire se la sua impostazione dirigista rinforzasse o meno la legittimita’ degli stati. Sul fondo giace una contraddizione, poiche’ nell’ideologia marxista-leninista il viaggio di piacere veniva considerato un passatempo borghese e decadente; al tempo stesso, pero’, le costituzioni delle repubbliche dell’est menzionavano il diritto al riposo, cosa che obbligava ciascun partito-stato a creare la propria via alle vacanze socialiste. In questo articolo ci concentreremo sulla Germania orientale e l’Albania perche’ in virtu’ delle proprie differenze istituzionali e culturali optarono per soluzioni diversissime.
Cominciamo dalle linee guida, che ovviamente arrivavano da Mosca: al tempo di Stalin il turismo doveva essere non solo rilevante socialmente ma anche collettivo. In Albania ci si muoveva esclusivamente in gruppi, sotto lo sguardo attento di guide da un lato e guardie dall’altro finanche nei sentieri di montagna che non si dovevano abbandonare mai. La natura andava forte anche nella DDR, dove venivano incentivati i gruppi di ‘turismo atletico‘ per unire l’utile al dilettevole, ossia il controllo statale sulla popolazione con l’obiettivo di tenersi pronti fisicamente in prospettiva della guerra di classe. I risultati, pero’, furono controproducenti: la politicizzazione del tempo libero risulto’ divisiva e inopportuna a molti, e si ando’ a sommare ai motivi per scappare (cosa peraltro molto piu’ difficile per gli albanesi che per i tedeschi orientali).
In generale, le iniziative individuali di viaggio e di piacere erano fonte di preoccupazione costante per le autorita’: ad esempio il campeggio venne proibito nella Germania orientale in quanto ‘pratica borghese’ pero’ quando le agenzie statali si accorsero che organizzare dei siti attrezzati era molto economico cambiarono completamente idea. La svolta arrivo’ quando il presidente sovietico Khruschev parlo’ esplicitamente dell’importanza per i cittadini di godersi il meritato riposo nel contesto di un’economia pianificata di successo, aumento della produzione e sorpasso imminente dei paesi capitalisti. A quel punto, anche la Germania orientale e l’Albania oltre all’URSS crearono delle reti di agenzie pubbliche incaricate di costruire case vacanze oppure trovare destinazioni, mezzi di trasporto, personale per il soggiorno e, ovviamente, sorveglianza; l’unica differenza fra le due era che i tedeschi finanziavano tutto questo con il budget statale, mentre gli albanesi usavano i fondi sovietici. Khruschev, infatti, considerava il piccolo paese mediterraneo una sorta di Costa Azzurra per la propria elite; ma quando l’Albania si riallineo’ con la Cina verso il 1961, i fondi vennero azzerati e… addio vacanze.
Il bisogno di tenere i viaggiatori impegnati e lontani dai guai richiedeva degli sforzi. I gruppi della Germania orientale viaggiavano sempre con le ‘tate’, ossia agenti della Stasi, ma vi erano collaboratori informali nascosti tra gli staff di alberghi e ristoranti, capitani e personale viaggiante nonche’ guide turistiche; questi compilavano report scrupolosissimi sui contatti che i viaggiatori avevano con i locali, i modi in cui trascorrevano le serate (non esclusa la prostituzione e il gioco d’azzardo, grossi grattacapi per le autorita’) e soprattutto le assenze alle lezioni sul socialismo nelle navi da crociera e negli hotel. I viaggiatori, infatti, impazzivano per il sole e il mare ma non mostravano alcun interesse ne’ per le conferenze marxiste-leniniste ne’ per i tour delle fabbriche propinati dalle agenzie di stato. In un contesto di controllo sociale asfissiante, non era decisione semplice da prendere quella di punire i rei o, semplicemente, lasciar cadere le annotazioni nei fascicoli senza prendere provvedimenti.
Quanto all’andare all’estero, agli albanesi non era concesso perche’ era assolutamente proibito a chiunque l’attraversamento dei confini; persino una lunga nuotata nel lago Ohrid, al confine con la Yugoslavia, poteva costare il carcere per defezione se si oltrepassavano i limiti delle acque territoriali. I tedeschi orientali, invece, potevano arrivare sino a Cuba mediante le crociere che partivano regolarmente dal 1961 in poi. Sebbene costosi per lo stato, questi viaggi servivano a esaltare l’idea di un mondo socialista in espansione, interconnesso e inclusivo, nel quale la DDR giocava un ruolo significativo. Percio’, maggiorenti di partito e delegati sindacali viaggiavano insieme agli operai e ai dipendenti piu’ produttivi; questi premi speciali mostravano quanto le autorita’ prendessero seriamente il lavoro, soprattutto nel contesto della competizione tra economie di mercato e pianificate. In fin dei conti, pero’, fu un fallimento: nei fatti l’idea statale di un turismo che illuminasse i lavoratori non combaciava con le aspettative di chi partiva, che voleva semplicemente svagarsi.
Insomma, cosi’ come in altri ambiti il ‘dirigismo delle ferie’ si dimostro’ divisivo e l’ingerenza statale contro-produttiva. Infatti, per quanto il controllo statale potesse essere stretto, era comunque amministrato da agenzie burocratizzate la cui efficienza lasciava molto a desiderare. C’e’ poi un principio generale da tenere in mente: il controllo pedissequo puo’ essere utile a raccogliere informazioni, ma di certo non a modificare le opinioni degli individui; cio’ che puo’ cambiare e’ il loro comportamento, magari solamente per strategie di sopravvivenza. Chi era costretto a partecipare alle conferenze sul marxismo-leninismo negli hotel si sedeva per scaldare la sedia; ma al solo sogno del mare e delle spiagge, la coscienza di classe andava a farsi benedire (quando c’era).
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