Musei
Ministero della Cultura, ma ce la fai?
A luglio, in assenza di numeri ufficiali del 2025 avevamo costruito in casa il numero zero di un panel che prendesse in esame i musei e i parchi archeologici, i musei civici, le fondazioni e i musei privati. A fine ottobre stiamo ancora aspettando il report
Cominciamo con una premessa. Questo è il numero 0.5 di una serie che, in un Paese che dice di considerare la cultura il proprio petrolio, non avrebbe ragione di esistere. è un numero 0,6 nel senso che viene prima di un numero 0, approntato a fine luglio, allorché abbiamo dovuto prendere atto che il Ministero della Cultura non aveva ancora condiviso i numeri relativi al 2025. A fine ottobre stiamo ancora aspettando. Sul sito del MIC sono comparsi a settembre i dati 2024 relativi alle biblioteche. Numeri che sono ormai invecchiati come se fossero stati affinati in barrique. E che ormai, a due anni di distanza, giornalisticamente hanno perso ormai ogni valenza. Ma anche politicamente. Che capacità di intervento può avere il ministro, se sul suo tavolo stanno dati che hanno ormai più di venti mesi?
In redazione è arrivata la richiesta di un lettore, che domandava giustamente “ma sul fronte dei musei niente di nuovo?”. Qualche dato relativo al 2025, dalle singole fonti che abbiamo pubblicato, è nel frattempo comparsa. Dai bilanci, dalle classifiche internazionali curate dalle riviste di settore, dai comunicati stampa, da interviste che i direttori dei singoli musei hanno concesso ai giornali, rompendo il silenzio. La sera dopo la pubblicazione del “numero 0”, il direttore di un grande museo italiano, uno dei primissimi per evidenza, mi ha telefonato, dandomi una sua overview. Avevamo evidentemente rotto un muro di gomma, perché tutti hanno il desiderio di condividere i propri dati, ed è paradossale che ministero e Istat facciano da collo di bottiglia invece che da audit e amplificatore della comunicazione. Per ora dovete dunque accontentarvi. Non sarebbe servito a nulla scrivere un numero 1 che si trascinasse dietro i buchi del numero 0, al netto di qualche integrazione, perché perimetri e periodi non sono del tutto omogenei, e tante indicazioni provvisorie non fanno una serie statistica. Il numero uno uscirà quando il Ministero della Cultura pubblicherà i dati ufficiali Sistan, se mai lo farà. Un anno fa la prima anticipazione sul 2024 era arrivata il 10 maggio; oggi l’ultima classifica ufficiale a cui rimandano anche le testate di settore è ancora quella del 2024, con il Colosseo a 14.733.395 visitatori, gli Uffizi a 5.294.968, Pompei a 4.267.233. Per questo lo chiamiamo numero 0,5, non una nuova edizione, ma il registro di ciò che nel frattempo si è mosso. Considerata, anche nell’esposizione frammentaria, una nota di aggiornamento.
I numeri emergono dal basso. Il 2025, intanto, comincia a emergere dal basso, istituzione per istituzione, e racconta una crescita che continua ma non è uniforme. Il Museo Egizio sale del 23% a 1,27 milioni di visitatori; la Galleria dell’Accademia di Firenze arriva a 2,28 milioni; gli Uffizi restano fermi attorno ai 5,3 milioni; Brera, che da dicembre 2024 comprende anche il Cenacolo Vinciano, dichiara oltre 600.000 ingressi annui nella sola Pinacoteca. Pompei, invece, scende del 3,5% a 4,12 milioni, con incassi da biglietteria a 54,8 milioni, che calano meno degli ingressi (meno 1%): il Parco ha introdotto il tetto di 20.000 ingressi al giorno dal 15 novembre 2024, ma la sua relazione non attribuisce il calo a quella misura. Al MAXXI i biglietti emessi a Roma scendono da 204.548 a 148.133 (meno 27,6%) e gli incassi ancora di più (meno 30,8%), in un anno di chiusure legate ai lavori; alla Collezione Peggy Guggenheim gli ingressi passano da oltre 388.000 a oltre 343.000. In Lombardia i musei statali e quelli riconosciuti dalla Regione totalizzano 12,4 milioni di ingressi, il 5,9% in più dell’anno prima, e a Milano il Comune pubblica per la prima volta un Annual Report della Direzione Cultura, con oltre 2,7 milioni di visitatori nei musei e negli spazi espositivi civici, un perimetro più ampio della stima 2024 di 1,7 milioni (i due numeri non sono dunque confrontabili). Le Gallerie d’Italia tengono a 750.000 e chiudono il primo semestre 2026 a 434.000, più 4%; Palazzo Strozzi quasi raddoppia le presenze, a 384.176 nel ciclo di mostre da febbraio 2025 a gennaio 2026 (non nell’anno solare), e porta i proventi a 11,68 milioni, con un contributo pubblico fermo a 1,74 milioni, dal 19 al 15% del totale.
Il secondo movimento è quello dei vertici. Il numero zero fotografava grandi musei guidati da direttori delegati e reggenze; da allora il quadro si è ricomposto in due ondate, e in parte lo era già prima che lo pubblicassimo, il che ci obbliga a una correzione (la trovate più sotto). A metà luglio 2025 il ministro Alessandro Giuli ha scelto i direttori dei cinque musei di prima fascia rimasti scoperti — Colosseo, Accademia-Bargello, Museo Nazionale Romano, MANN, Musei Reali di Torino — due giorni dopo essersi detto insoddisfatto delle terne di candidati emerse dalla selezione. A febbraio 2026 è toccato a quattordici musei di seconda fascia, alcuni dei quali attendevano un direttore da più di un anno.

Il terzo movimento è la catena dei posti che si liberano a cascata. A giugno 2026 Massimo Osanna è stato nominato capo del Dipartimento Attività culturali, al posto di Mario Turetta andato in pensione a novembre 2025, lasciando vacante la Direzione generale Musei. Il Ministero ha aperto l’interpello il 3 agosto, con scadenza per le domande il 13; l’11 settembre la stampa di settore parlava di un nome ormai in dirittura d’arrivo, quello di Luca Mercuri, che intanto era diventato direttore del Pantheon e di Castel Sant’Angelo ed era tra i candidati. Alla Reggia di Caserta, nel frattempo, a fine mandato di Tiziana Maffei è subentrato a luglio un direttore ad interim, il direttore generale Archivi Antonio Tarasco. Il sistema delle selezioni pubbliche convive, insomma, con quello altrettanto vivo delle deleghe, delle avocazioni e degli interim: ed è la loro somma, più dei singoli nomi, a descrivere come funziona oggi la governance dei musei statali.
Il quarto movimento riguarda i modelli a rete. La Lombardia ha pubblicato i dati 2025 e ha riaperto le procedure di riconoscimento dei sistemi museali. Il Piemonte ha chiuso la prima finestra di accreditamento regionale al Sistema Museale Nazionale, e tra i musei accreditati compare una delle fondazioni del nostro terzo dossier, la Sandretto Re Rebaudengo. E il caso Beato Angelico a Firenze mostra, nei numeri, che cosa può produrre una rete tra una fondazione privata e una Direzione regionale Musei nazionali: il Museo di San Marco ha superato i 100.000 visitatori nel periodo della mostra, oltre il 300% in più dello stesso periodo dell’anno prima.
Il quinto movimento riguarda i soldi, ed è il meno visibile. Il numero zero descriveva la solidarietà tra musei come il versamento allo Stato del 20% dei proventi da biglietti degli istituti autonomi. Dal 2025 la quota versata al Fondo luoghi della cultura sale al 30%, e nel 2026 il Ministero ha cominciato a spostare per decreto le giacenze di cassa da un istituto all’altro: 16,35 milioni dai conti di Accademia e Bargello a quelli di Capodimonte, 20,8 milioni dal bilancio del Colosseo a favore di Musei Reali di Torino, Brera e altri. La redistribuzione, presentata dal 2014 come solidarietà tra musei ricchi e poveri, diventa uno strumento ordinario di governo, con effetti diretti sui conti dei singoli istituti. Nessuno di questi movimenti indica un nuovo paradigma, né chiude la questione che il numero zero lasciava aperta: che cosa viene dopo la stagione della “cultura petrolio del Paese”. Indicano un sistema che cresce nei numeri e si assesta nelle persone, ma continua a rendicontare a macchia di leopardo. Il numero uno arriverà quando il Ministero pubblicherà i dati 2025; questo foglio serve a non perdere, nel frattempo, il filo. Attenzione però che i trasferimenti che apparentemente sembrerebbero favorire alcuni musei in prospettiva li svenano. Il meccanismo che sposta gli incassi dal luogo in cui sono generati in una quota sempre più rilevante idealmente corrisponde a una ridistribuzione, ma in realtà è un depauperamento, che costringe le direzioni museali a fare un altro mestiere, quello del fundairising a tutto campo, con l’effetto di stressare gli stakeholder di riferimento e di lanciarsi in operazioni di product placement che corrono sempre più sul filo del rasoio dell’integrità dell’attività scientifica ordinario. Le direzioni sono costrette a esercizi sempre più acrobatici di profilazione della propria identità, e qualcuno inizia a domandarsi se il gioco valga la candela.
Qualche correzione al numero 0. Tre indicazioni del numero zero sui vertici descrivevano una situazione superata al momento della pubblicazione o subito dopo. Per il MANN (dossier 2, scheda 9) il numero zero indicava la direzione ad interim di Massimo Osanna dal novembre 2023: dal luglio 2025 il direttore è Francesco Sirano, e il Consiglio di amministrazione del museo è stato nominato con decreto ministeriale del 20 febbraio 2026. Ai Musei Reali di Torino (dossier 2, scheda 8) il numero zero indicava Mario Turetta come direttore delegato; dal luglio 2025 la direttrice è Paola D’Agostino. Alla Triennale di Milano (dossier 3, scheda 2) il numero zero registrava la fine del mandato di Stefano Boeri nell’aprile 2026 senza indicare il successore: il nuovo Consiglio di amministrazione, nominato con decreto ministeriale del 22 maggio 2026, ha eletto presidente Vincenzo Trione il 4 giugno 2026. Quanto al MAXXI (dossier 2), il numero zero indicava Maria Emanuela Bruni come presidente subentrata nel 2024; in realtà Bruni ha guidato la Fondazione come reggente dall’11 settembre 2024 ed è stata nominata presidente il 28 marzo 2025.
Va corretta come abbiamo visto anche la nota metodologica del dossier 2. Il numero zero indicava il 20% dei proventi da biglietti versato dai musei autonomi, mentre dal 2025 la quota versata al Fondo luoghi della cultura è del 30% (decreto ministeriale sui proventi dei biglietti del 2025; relazione al conto consuntivo 2025 di Pompei), come si vede al paragrafo 5. Per gli altri istituti coinvolti dalle nomine del luglio 2025 e del febbraio 2026 (Colosseo, Accademia, Bargello, Museo Nazionale Romano, Pantheon, Castel Sant’Angelo, Villa Adriana e Villa d’Este, Reggia di Caserta) le schede del numero zero non riportavano il direttore. Se ne dà conto più avanti.

I dati spuri. Per il 2026 il Ministero ha comunicato circa 750.000 ingressi a Pasqua (più 9%, dato provvisorio), e un report di mercato su un campione di 173 luoghi della cultura indica più 11,6% nel primo quadrimestre, su un perimetro non ufficiale. Il Colosseo ha chiuso il 2024 con 14.733.395 visitatori e 101.902.884 euro di incassi. Per il 2025 le testate parlano di una cifra tra “quasi 15” e “oltre 15” milioni, senza concordare e senza un dato ufficiale, mentre la variazione di bilancio del Parco di luglio 2025 prevedeva 3,5 milioni di maggiori incassi da biglietti. Gli Uffizi sono sostanzialmente stabili, da 5.294.968 visitatori nel 2024 a circa 5,3 milioni nel 2025 (The Art Newspaper, marzo 2026), ma senza i dati delle singole sedi. A Pompei, secondo la relazione al conto consuntivo 2025 del 30 aprile 2026, i visitatori sono scesi da 4.267.233 a 4.118.926 (meno 3,5%) e gli incassi da 55.291.543 a 54.767.771 euro (meno 1,0%); dal 15 novembre 2024 vale il tetto di 20.000 ingressi al giorno, che la relazione non indica come causa del calo.
Crescono invece l’Accademia di Firenze, da 2.189.103 a 2.279.825 visitatori (circa più 4,1%, calcolo su fonti diverse: Sistan 2024, The Art Newspaper 2025), e il Museo Egizio, da 1.036.689 a 1.273.354 (più 22,8%; The Art Newspaper indica più 23%). I Musei Capitolini hanno fatto 860.018 visitatori nel 2025, dato già presente nel numero zero: con il più 17% indicato da The Art Newspaper se ne deduce un valore di circa 735.000 nel 2024, derivato e non pubblicato.
Tra le fondazioni, il MAXXI di Roma ha emesso 148.133 biglietti nel 2025 contro 204.548, con incassi scesi da 1.807.255 a 1.250.401 euro (meno 27,6% e meno 30,8%) per le chiusure di spazi legate all’efficientamento energetico e al Grande MAXXI, anche in aprile e maggio. All’Aquila i visitatori passano invece da 8.608 a 10.391 (più 20,7%). Per Palazzo Ducale (MUVE) i dati non si confrontano: 1,24 milioni di visitatori nel 2024 secondo MUVE contro 1.355.689 nel 2025 secondo The Art Newspaper, e la crescita del 2% indicata dalla fonte non è coerente con la base MUVE, probabilmente per un diverso perimetro di conteggio, per cui non calcoliamo una variazione.
La Collezione Peggy Guggenheim passa da oltre 388.000 a oltre 343.000 ingressi, circa meno 11,6% (calcolo approssimato su valori «oltre»), con 313 giorni di apertura in entrambi gli anni (dato ANSA dell’8 gennaio 2026). Le Gallerie d’Italia restano attorno ai 750.000 visitatori nel 2024 e nel 2025, con 420.000 nel primo semestre 2025 e 434.000 nel primo semestre 2026 (più 4%). Palazzo Strozzi passa da oltre 200.000 a 384.176 visitatori nel ciclo di mostre da febbraio 2025 a gennaio 2026 (Annual Report Integrato 2025).
Tra i musei civici, Milano contava circa 1,7 milioni di visitatori nel 2024 (stima del Comune) e oltre 2,7 milioni nel 2025 tra musei e spazi espositivi civici, ma i perimetri non sono confrontabili perché il dato 2025 comprende anche le mostre (primo Annual Report della Direzione Cultura, 24 giugno 2026). In Lombardia i musei non statali riconosciuti passano da 9.539.212 a 10.083.017 ingressi (più 5,7%; dato Regione Lombardia del 30 giugno 2026), i musei statali (Brera, Mantova, Direzione regionale Musei) da 2.175.407 a 2.319.108 (più 6,6%) e il totale da 11.714.619 a 12.402.125 (più 5,9%). Milano ospita 8 dei 10 musei riconosciuti più visitati, con oltre 4 milioni di ingressi.
Chi guida cosa. A luglio 2025 il ministro Giuli ha scelto i direttori di cinque musei di prima fascia. Simone Quilici guida il Parco archeologico del Colosseo (selezione conclusa a luglio 2025, DPCM del 26 agosto 2025 registrato dalla Corte dei conti il 26 settembre, in carica dal 20 ottobre 2025); Andreina Contessa la Galleria dell’Accademia e i Musei del Bargello, polo accorpato e portato a prima fascia; Federica Rinaldi il Museo Nazionale Romano; Francesco Sirano il MANN, il cui Consiglio di amministrazione è stato nominato con DM del 20 febbraio 2026 (il numero zero indicava la direzione ad interim di Massimo Osanna dal novembre 2023); Paola D’Agostino i Musei Reali di Torino (il numero zero indicava Mario Turetta come direttore delegato).
Con le nomine di febbraio 2026 sono stati scelti quattordici direttori, per incarichi quadriennali: Guido Comis (Miramare), Denis Ton (Pilotta), Luigi Gallo (Musei nazionali di Bologna), Maria Elena Motisi (Lucca), Luca Mercuri (Pantheon e Castel Sant’Angelo), Luigi Scaroina (Appia Antica), Alberto Samonà (Villa Adriana e Villa d’Este), Alessandro Mascherucci (Ville monumentali della Tuscia), Alessandra Necci (Palazzo Reale di Napoli), Almerinda Padricelli (Musei nazionali del Vomero), Luca Di Franco (Capri), Federica Colaiacomo (Ercolano), Anita Guarnieri (Castello Svevo di Bari) e Raffaella Bonaudo (Matera). Per Mercuri il decreto di nomina è del 5 marzo 2026, registrato dalla Corte dei conti il 9 aprile. Alla Reggia di Caserta, a fine mandato di Tiziana Maffei, è subentrato dal 9 luglio 2026 un direttore ad interim, Antonio Tarasco, che è anche direttore generale Archivi: lo riportano Blasting News e Quotidiano Arte (11 settembre), non una fonte ministeriale.
Al vertice del Ministero, Massimo Osanna è stato nominato capo del Dipartimento Attività culturali a giugno 2026, al posto di Mario Turetta, in pensione da novembre 2025, lasciando vacante la Direzione generale Musei. La Direzione dipende dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, guidato da Alfonsina Russo. L’avviso è del 3 agosto, con domande entro il 13: la finestra di dieci giorni in pieno agosto è stata criticata dalla stampa di settore (ArtsLife). Fino all’11 settembre circolavano indiscrezioni su Luca Mercuri; dopo quella data non abbiamo trovato notizia di una nomina.
Tra le fondazioni, al MAXXI Maria Emanuela Bruni è presidente dal 28 marzo 2025, dopo la reggenza dall’11 settembre 2024, e Paola Macchi è segretaria generale dal 6 maggio 2025, dopo le dimissioni di Francesco Spano (9 gennaio 2025). La direzione artistica di Francesco Stocchi si è conclusa a fine giugno 2026; la direttrice ad interim del Dipartimento Arte, Monia Trombetta, si era dimessa nell’ottobre 2025 e due consiglieri sono stati cooptati con DM del 27 maggio 2026, mentre il successore di Stocchi non emerge dalle fonti consultate (ci risulta da fonti ministeriali che la rosa di candidati convocata al MIC sia stata vagliata e integralmente bocciata, e il ruolo a oggi è vacante). Alla Triennale Vincenzo Trione è presidente dal 4 giugno 2026, con Maria Porro vicepresidente e Carla Morogallo direttrice generale confermata; a luglio Michele De Lucchi è stato indicato come direttore creativo e direttore del Museo del Design Italiano. A Palazzo Strozzi Luigi De Siervo è presidente dall’aprile 2025, con Arturo Galansino direttore generale.

I conti 2025 usciti. Tre rendiconti 2025, di tre modelli diversi, sono oggi consultabili: un istituto statale autonomo (Pompei), la fondazione di diritto privato a controllo pubblico presa a modello nel dossier 2 (MAXXI) e la fondazione mista del dossier 3 con la rendicontazione più dettagliata (Palazzo Strozzi).
La relazione illustrativa al conto consuntivo 2025 di Pompei, protocollata il 30 aprile 2026, è il documento più completo che abbiamo trovato su un luogo del primo dossier. Mostra un istituto che incassa 54,8 milioni di euro dai biglietti, ne versa 15,25 al Ministero e chiude l’esercizio con un disavanzo di competenza, mentre la spesa in conto capitale resta lontana dalle previsioni. I visitatori sono passati da 4.267.233 nel 2024 a 4.118.926 nel 2025 (meno 3,5%; Pompei meno 3,7%, Stabia più 21,9%) e gli incassi da biglietti da 55,29 a 54,77 milioni di euro (meno 1,0%): calano meno dei visitatori e, nelle parti della relazione che abbiamo letto, la differenza non è spiegata.
Gli accertamenti totali, comprese le partite di giro, sono passati da 75,82 a 88,38 milioni (più 16,6%) e gli impegni da 72,62 a 91,31 milioni (più 25,7%). Al netto delle partite di giro le entrate 2025 sono 80,13 milioni, di cui il 73% entrate proprie e il 27% trasferimenti da Stato, Regioni e Comuni; quelle accertate sono la metà delle previste (160,2 milioni), quasi tutto per i trasferimenti in conto capitale (meno 79%), fermi per i ritardi dei progetti finanziati con fondi europei e di coesione. Il risultato della gestione di competenza passa da più 3,20 a meno 2,93 milioni, il conto economico 2025 chiude con un disavanzo di 7,86 milioni, l’avanzo di amministrazione scende da 46,99 a 44,39 milioni (di cui 34,5 vincolati) e il fondo di cassa sale da 73,83 a 75,62 milioni. Il Parco ha versato al Ministero 15,25 milioni, il 30% dei proventi da biglietti al netto dell’aggio del concessionario, a favore del Fondo luoghi della cultura; i decreti di riequilibrio del 2026 riguardano saldi di questo ordine di grandezza, ma Pompei non risulta tra i casi che abbiamo trovato. Quanto al personale, quello di ruolo è retribuito dal bilancio centrale del Ministero e non compare nel conto del Parco, dove si trovano solo 844.253 euro di oneri accessori (missioni, buoni pasto, progetti). Il Parco ha invece impegnato 13,36 milioni con Ales SpA, società in house del Ministero, per supporto amministrativo, gestionale e manutenzione programmata.
Il bilancio 2025 del MAXXI, approvato il 24 giugno 2026, conferma il modello descritto nel dossier 2: un museo nazionale che vive di contributo pubblico per circa tre quarti dei ricavi, con un equilibrio di bilancio al centesimo (utile di 3.267 euro) e un anno segnato dalle chiusure parziali per i lavori del Grande MAXXI. Il valore della produzione passa da 21.778.826 a 21.823.228 euro (più 0,2%), i costi da 21.490.534 a 21.585.853 euro e il risultato netto da 108.031 a 3.267 euro, destinato a patrimonio libero. Il contributo del Ministero della Cultura scende da 16.145.684 a 15.825.869 euro (meno 2,0%) e, con i 350.000 euro della Regione Lazio, le risorse pubbliche dirette sono il 74% del valore della produzione. ENEL resta a 600.000 euro, con un accordo in scadenza nel 2026, mentre le sponsorizzazioni passano da 1.166.639 a 1.096.735 euro (meno 6,0%). Il costo del personale scende da 3.298.345 a 3.224.967 euro (meno 2,2%): 61 dipendenti più 2 dirigenti, due unità in meno, pari al 14,77% del valore della produzione.
Sul fronte della biglietteria, i biglietti emessi a Roma passano da 204.548 a 148.133 e gli incassi da 1.807.255 a 1.250.401 euro, mentre le disponibilità liquide salgono da 19,99 a 34,49 milioni (più 72%) per una tranche di 13 milioni del progetto Grande MAXXI incassata nell’anno. Le iniziative 2025 comprendono 153 eventi di public program con quasi 16.000 partecipanti, 1.066 attività educative con 16.785 partecipanti e 12 pubblicazioni, oltre ad acquisizioni di opere per 1.455.833 euro e donazioni per 613.700 euro. Dal maggio 2026 il MAXXI non gestisce più Casa Balla, acquistata dal Ministero. Il file pubblicato reca la dicitura «bozza per la discussione».
L’Annual Report Integrato 2025 di Palazzo Strozzi, approvato dal Consiglio di amministrazione il 30 marzo 2026 e pubblicato a giugno, conferma la fondazione fiorentina come la più trasparente tra le dieci del terzo dossier del numero 0. Bilancio sociale e di sostenibilità secondo le linee guida del Terzo settore e gli standard GRI, non sottoposto a revisione. Il periodo di rendicontazione coincide con il ciclo delle mostre (febbraio 2025 – gennaio 2026) per visitatori e impatto, mentre i dati economico-finanziari seguono l’anno solare 2025.
I visitatori passano da oltre 200.000 a 384.176, con Beato Angelico a oltre 245.000 ingressi a Palazzo Strozzi, la mostra più vista della storia della Fondazione fino a quel momento. I proventi totali crescono da 9,20 a 11,68 milioni di euro (più 27%): quelli privati (sponsor e donazioni) da 4,48 a 5,54 milioni, il 47% del totale (49% nel 2024); quelli propri (biglietteria e altri ricavi) da 2,98 a 4,40 milioni, il 38% (32%); i contributi pubblici restano a 1,74 milioni, dal 19 al 15%. L’impatto economico dichiarato sul territorio passa da 62,7 a oltre 163 milioni di euro, valore indicato dalla Fondazione come record, e i dipendenti sono 19, come nel 2024. L’attribuzione delle tre voci di provento è ricostruita dall’ordine di lettura del documento; il totale e la quota pubblica coincidono con i valori del report. Non abbiamo rilevato in questo aggiornamento spese e risultato di esercizio 2025.
Sul fronte della governance, il nuovo Consiglio di amministrazione è in carica dall’aprile 2025 sotto la presidenza di Luigi De Siervo (amministratore delegato della Serie A in carica ed ex Rai Trade), in sostituzione di Giuseppe Morbidelli, e il numero dei sostenitori statutari è salito da sei a otto con la modifica statutaria del 2024, mantenendo l’equilibrio tra componente pubblica e privata. La mostra su Mark Rothko, chiusa il 23 agosto 2026 dopo 162 giorni, ha superato Beato Angelico come mostra più visitata nella storia ventennale della Fondazione, con 301.730 visitatori, il 60% dei quali provenienti da fuori dell’area metropolitana fiorentina. Dal 2024 il Palazzo è inoltre di proprietà del Comune di Firenze, in forza del federalismo culturale.
Cosa è cambiato nelle fondazioni. La Triennale apre una fase nuova dopo otto anni di presidenza Boeri, con un Consiglio di amministrazione di nove membri designati dagli enti soci (Ministero della Cultura, Comune di Milano, Regione Lombardia, Camera di commercio) e una direzione generale in continuità. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, invece, entra nel Sistema Museale Nazionale: la Commissione regionale piemontese ha attestato il possesso dei requisiti di qualità, con standard aggiuntivi, nel provvedimento di luglio 2026. È un segnale utile alla lettura del nostro dossier sulle fondazioni, dove il nodo era la rendicontazione: l’accreditamento introduce un livello minimo di standard verificati anche per un’istituzione privata che non è tenuta a pubblicare un bilancio sociale.

Per le altre fondazioni del dossier il quadro è parziale. La Collezione Peggy Guggenheim ha chiuso il 2025 con oltre 343.000 ingressi (oltre 388.000 nel 2024). Fondazione Musei Civici di Venezia ha pubblicato a giugno 2026 il documento «Attività 2025», che non abbiamo ancora analizzato; la stampa indica un fatturato attorno ai 40 milioni di euro (circa 39 nel 2024), e dal 1° gennaio 2026 le tariffe sono aumentate (Palazzo Ducale a 35 euro; Musei del Settecento Veneziano da 15 a 20 euro). Il Mart di Rovereto ha una nuova direttrice, Micol Forti, in carica dal 1° dicembre 2025 per nomina della Giunta provinciale di Trento; il suo conto consuntivo 2025 e l’Annual Report 2025 sono pubblicati sul sito del museo, ma il sito non consente la lettura automatica e non abbiamo potuto leggerli. Per Prada, Palazzo Grassi, Fondazione Torino Musei e Agnelli non abbiamo trovato nel periodo bilanci 2025 né variazioni di vertice documentate; per la Triennale, oltre al cambio di presidenza, non abbiamo trovato dati 2025 di visitatori e bilancio.
Un sistema a due velocità in cerca di un punto di equilibrio. Questo numero 0,5 nasce da un paradosso. Nell’era dei big data, il Ministero della Cultura governa il patrimonio con uno specchietto retrovisore vecchio di vent’anni. Se il dato ufficiale tace e l’Istat accumula ritardi, la realtà dei musei continua comunque a muoversi. E lo fa dal basso, raccontata da bilanci consuntivi, classifiche di settore, interviste e bilanci d’esercizio.È la fotografia di un sistema a due velocità. Da un lato, la crescita dinamica di istituzioni che sperimentano reti, sinergie e nuovi modelli di gestione; dall’altro, una governance centrale che compensa la mancanza di visione strategica con l’ingranaggio burocratico delle nomine a cascata e la redistribuzione forzata delle risorse. Quando il prelievo sulle entrate autonome sale al 30% e i decreti di cassa svuotano i conti dei musei più virtuosi per sanare i buchi altrui, la solidarietà di facciata si trasforma in un depauperamento sistemico. Le direzioni si trovano così costrette a muoversi su un filo sottilissimo, in bilico tra l’acrobazia finanziaria del fundraising d’emergenza e il rischio di compromettere l’integrità della ricerca scientifica. In attesa di un numero 1 con cifre consolidate, questo registro serve a non perdere il filo di una trasformazione che le istituzioni non riescono più né a guidare né a raccontare.
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