Musica
E un bel giorno George Harrison ne ebbe abbastanza dei Beatles
Londra, 10 gennaio 1969: arrivato al limite della sopportazione, George Harrison lascia i Beatles.
Poi torna, e nasce un capolavoro.
George Harrison era da tempo saturo di quella vita.
Guardava gli entusiasmi degli altri con un sorriso sempre più enigmatico.
Poi, il 10 gennaio del 1969, quel sorriso si spense.
E George se ne andò.
Siamo ai Twickenham Film Studios di Londra.
Le telecamere sono accese, registrano ogni istante delle prove per un docufilm e un album da incidere dal vivo: il progetto che un giorno diventerà Let It Be.
L’atmosfera è gelida, e non solo per colpa dello stanzone inospitale.
Paul detta le regole, John è perso nel suo mondo.
George aspetta il momento di poter proporre qualcosa, e quel momento arriva sempre troppo tardi.
Poco prima di pranzo, semplicemente, ne ha abbastanza.
Si alza.
Ripone la chitarra.
Guarda gli altri con una calma glaciale e si congeda: «Ci vediamo in giro per i club».
La porta si chiude.
Silenzio.
Il giorno seguente John Lennon sbotta: «Se non torna entro lunedì chiamiamo Eric Clapton. È altrettanto bravo e rompe molto meno».
Paul e Ringo cercano di fare buon viso a cattivo gioco, ma la verità è che sono sotto shock: per la prima volta, la bolla indistruttibile dei Beatles si è bucata davvero.
Le riprese si bloccano e l’intero progetto rischia di affondare prima di subito.
Intanto George, dopo un sospiro liberatorio, sale in macchina e guida verso la sua villa a Esher, fuori Londra.
La prima cosa che fa e’ prendere una chitarra.
Nasce “Wah-Wah”, un pezzo rabbioso ispirato al senso di frustrazione e al “mal di testa” che George dirà di aver provato durante quelle session.
Nei giorni successivi va a trovare sua madre a Liverpool e si rifugia tra gli amici, ritrovando il piacere di suonare senza che qualcuno gli dica come mettere le dita sulle corde.
Ci vorranno cinque giorni e un vertice a casa di Ringo per farlo tornare.
George, però, detta le condizioni.
Prima: abbandonare lo stanzone gelido di Twickenham e trasferirsi alla Apple.
Seconda: ingaggiare il tastierista Billy Preston. Serve un volto nuovo per spezzare il gelo e costringere la band all’educazione.
George rientra cambiato, più sicuro, meno sottomesso.
In quelle ultime sessioni, da cui nascerà Abbey Road, incide due capolavori in particolare Something, costringendo John e Paul a prenderne atto: la canzone d’amore più bella del disco porta la sua firma.
Resta nei Beatles fino all’ultimo giorno, ma con un atteggiamento del tutto nuovo.
Consapevole della propria forza, suona e aspetta solo che la barca affondi definitivamente, cosa che avverrà pochi mesi dopo per mano di Lennon e McCartney.
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