Teatro
Passa per Cimbelino la nuova strada dell’Opra
Alle Orestiadi di Gibellina il nuovo spettacolo della storica compagnia “Figli d’arte Cuticchio”
Gibellina. L’“Opera dei pupi” funziona. Quando è frutto di maestria e d’ispirazione autentica, funziona. Funziona ancora, oggi, nella realtà concreta e viva del teatro e questo, ogni volta e per ogni spettacolo, è il punto su cui occorre indagare e interrogarsi. Si tratta di teatro di figura certo e, in quanto tale, va considerato insieme con tante altre espressioni di diversa qualità teatrale che attraversano la scena contemporanea. Ovviamente presenta una sua peculiarità viva, tangibile e, soprattutto, inaggirabile nella comprensione e nella critica degli spettacoli: il suo rapporto con la cultura popolare siciliana. A ripeterlo sembra un’ovvietà, ma non lo è affatto perché, ogni volta che si realizza uno spettacolo nuovo dell’opera dei pupi, è proprio questo nodo che bisogna focalizzare e affrontare: il rapporto di questo teatro con la cultura popolare (siciliana) e l’importanza che questo rapporto può avere ancora per il pubblico contemporaneo. Si tratta di un problema che, prima che all’estetica e alla critica teatrale, afferisce all’antropologia e allo studio storico scientifico della società. 
Va sottolineata l’espressione “rapporto vivo” e va tenuto presente che si tratta di rischi che non si presentano tutti insieme e con la medesima intensità nei singoli spettacoli. Evitare questi rischi è (e dovrebbe essere) il rovello di ogni compagnia e di ogni nuova produzione dell’Opera dei pupi. Raccontiamo questa volta di “Cimbelino”, l’ultimo lavoro della “Compagnia figli d’arte Cuticchio” andato in scena il 26 luglio scorso a Gibellina, sulla scena del “Baglio Di Stefano” e nel contesto della quarantacinquesima edizione delle Orestiadi. Il testo è liberamente tratto dal dramma omonimo di Shakespeare (Cymbeline, King of Britain, del 1609). Un testo nuovo che entra nel repertorio della compagnia. «Nel regno della Britannia – ci spiega la compagnia – il matrimonio tra un onesto e prode gentiluomo di nome Postumo e la figlia del re, Imogene, è turbato da un triste evento. Il re, istigato dalla moglie sposata in seconde nozze, bandisce l’uomo dal regno e lo costringe ad un immediato esilio. Nonostante ciò, Imogene gli resta fedele e non accetta in alcun modo la corte pressante di Cloten, il malvagio figlio della regina. Seguono intrighi, una guerra contro i Romani invasori e duelli e battaglie per riaffermare la verità e riportare la giustizia». La drammaturgia (ovvero la riduzione del dramma shakespeariano che arricchisce il repertorio della compagnia) e la regia sono di Giacomo Cuticchio e in scena, oltre allo stesso regista, ci sono i pupari Giuseppe Graffeo, Salvino Calatabiano, Tania Giordano.
Le musiche sono di Giacomo Cuticchio e sono eseguite dal vivo dal suo ensemble d’archi e fiati. Quest’ultimo aspetto è fondamentale: Giacomo Cuticchio, ormai da diversi anni, sta affiancando il padre Mimmo, nella realizzazione degli spettacoli della compagnia e lo sta facendo con una cifra stilistica interessante e riconoscibile data dalle sue composizioni originali eseguite in scena dal suo ensemble. Perché si tratta di una caratteristica così rilevante? Perché sposta strutturalmente l’asse dello spettacolo dell’Opra; perché tocca non superficialmente il nodo vitale di questo genere di teatro, ovvero il rapporto tra teatro contemporaneo e cultura popolare (o meglio persistenza e trasformazione della cultura popolare); ancora, perché sono musiche originali che non ripetono né imitano la musica popolare ma la rinnovano (ovvero la ripensano, la emulano criticamente, la filtrano) a partire da una sensibilità artistica colta, storicamente avvertita e consapevolmente contemporanea. Si rinnova insomma, anche per questa via, la caratteristica di pregio intellettuale che ha reso unica e straordinaria l’esperienza artistica dei “Figli d’arte Cuticchio”.
Cimbelino. 26 luglio 2026, Gibellina, Baglio Di Stefano, nel contesto della XLV edizione delle Orestiadi. Liberamente tratto dal dramma omonimo di Shakeaspeare. Drammaturgia e regia di Giacomo Cuticchio, con Giacomo Cuticchio, Giuseppe Graffeo, Salvino Calatabiano, Tania Giordano. Musiche di Giacomo Cuticchio eseguite dal “Giacomo Cuticchio Ensemble”. Luci di Marcello D’Agostino. Organizzazione di Elisa Puleo, direzione artistica di Mimmo Cuticchio. Produzione: Associazione Figli d’Arte Cuticchio. Crediti fotografici di Giorgio Varvaro.

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