Teatro

Teatro, la leggenda di una patata nata in gennaio

Ha debuttato a Cagliari la versione in italiano di “Tale of a Potato”, fiaba teatrale dei Batisfera, più conosciuti all’estero che in Italia. Il successo due anni fa al Festival di Edimburgo con “La Grande Guerra degli Orsetti gommosi” a novembre a Londra con il testo in inglese

3 Ottobre 2026

CAGLIARI _ Sulle tracce di Esopo. Per raccontare la sua “Tale of a potato” la compagnia teatrale Batisfera usa ortaggi e tuberi, invece degli animali, come faceva il grande scrittore greco nato seicento anni prima di Cristo, tra i primi a scrivere favole. Così, per parlare a grandi e piccoli, ha allestito uno spettacolo che è un piccolo gioiello di allestimento in grado di proiettare in un tavolo quadrato tutto il turbinio del Mondo. Quello che abbiamo conosciuto e conosciamo. Come è stato e sarà… Alt. Non proprio. Davanti al pubblico le evoluzioni di una patata nei panni di un protagonista, anzi la Protagonista, sembrano apparentemente inseguire la narrazione di una favola che magari avrà un happy end. Ma non è così: anzi. L’amaro calice della vita qui viene bevuto per intero, con le sue ingiustizie e sofferenze, tutto il male e anche di più. Il tradimento, l’ambizione, le falsità. Però c’è anche l’amore, la voglia di non fermarsi e provare a lottare. Anche se di questo se ne occuperanno quelli che verrano. Per il momento si tira avanti tra gioie e dolori. Accade da tempi lontani e continua anche nei nostri giorni dove il recente passaggio di una cometa che si muove nello spazio come una gigantesca astronave sembrava l’annuncio di fine del mondo. Per carità potrebbero pure essere degli extraterrestri che di noi se ne fregano, o magari sono in missione per conto di Dio e allora sarà da vedere: per il momento teniamoci le patate. Tuberi incredibili… e comunque qui si parla di “Tale of a potato” che a tradurla bene bene dall’inglese significa leggenda. Perché no? Simili a quelle trasformate da canti o tragedie, vedi le liaisons dangereuses tra Sir Lancillotto e Ginevra o quella tra Desdemona e Otello… già, perché la nostra patata conosce pure vicende d’amore e gelosia. Come tutte le patate del mondo, d’altra parte. Andiamo per ordine. Un deus ex machina, che è poi un’attrice provetta, capace di dare le diverse voci ai personaggi e manipolatrice bravissima, Valentina Fadda, in questa surreale pièce di teatro di figura, con gesti precisi, talvolta rudi, dispone con il giusto ritmo i movimenti, costruendo/creando gli attori “vegetali” di un play che prende forma dopo la nascita di una patata.

L’incipit di “Tale of a Potato” fiaba teatrale dei Batisfera, regia di Angelo Trofa con Valentina Fadda. Dopo le tournée in Inghilterra e a New York il debutto questi giorni  alla Saletta di Cagliari (dal teaser di Leonardo Tomasi)

Una voce fuori campo informa che “nacque in un gennaio particolarmente freddo e umido. Nell’agosto della sua nascita i campi di grano splendevano al sole”. Insomma una patata qualunque, selezionata a caso da un sacchetto che viene poi gettato via, per restare in un angolo, nell’ombra. Sotto i fari andrà invece Protagonista. Due chiodi per gli occhi, zac! un taglio netto alla base e il tubero vive di vita propria. Con un padre e una madre che l’assediano con raccomandazioni e ordini (“Non correre che sudi”, “Puoi fare quello che ti pare, l’importante è che lavori”, “Abbiamo solo te”, “Rompiti le ginocchia, spezzati le corna, muoviti!”). Arriva finalmente il lavoro e l’incontro con l’Altro Personaggio, un bacio, l’amore… Vennero di notte. Erano armati e rapirono l’Altro Personaggio. Forse per vendetta o ritorsione.. Vabbè è terribile… forse con una spada e della polvere magica.. si potrà liberare il Personaggio recluso in una torre?

A seguire ruotano gli altri protagonisti: il Coro con tre zucchine verdi di diversa taglia e l’Antagonista, una grossa melanzana che dopo due tagli più su dell’ombelico esibisce un falso ed instancabile sorriso: inevitabile sia il nemico, quello che cercherà di soffiare il posto in gara di “nuovo quadro intermedio di terzo livello”. Poi c’è il cavolfiore che è il Dirigente, il capo dell’ufficio o dell’azienda dove lavora Protagonista, e assomiglia ad uno schifoso blob in espansione etc…

A lui, incontrato alla macchina del caffè, Protagonista sussurrerà menzogne sul conto di Antagonista allo scopo (poi riuscito) di vincere la promozione: Primo collega: Complimenti! Secondo: Meritato. E il Terzo: “Se non l’avessi fatto tu, lo avrebbe fatto lui”…

Le zucchine sono i colleghi di Protagonista e il cavolfiore è il Dirigente dell’ufficio in cui la patata lavora. Sulle orme di Esopo Batisfera racconta una fiaba senza tempo (screenshot dal teaser di Leonardo Tomasi)

Una storia e altre cento sottintese, celate nell’indefinito, si incrociano, ortaggi che si sfiorano, si confrontano. Protagonista, “E’ dunque questa la tua storia No?”. “Era l’inizio di un maggio profumato/Il sole di giugno splendeva dorato/Il suo lavoro al fiume era concluso/Lavati i vestiti, ufficio chiuso…”. Nasce un nuovo amore. Ma era vero amore? Solo un personaggio Senza Nome. E’ tempo di nascite ed ecco una piccola patata. “E tu, Protagonista cosa vuoi? E’ questo quello che volevi?”Ancora torna “gennaio, e la neve e le ciliegie, e l’autunno di nuovo, E adesso? Cosa c’è dopo? Un’altra storia? Poi un’altra? Le cose accadono, ad ogni oggi ne segue un’altro, un’altro e un’altro ancora. Ma non tutti gli oggi sono uguali”.

Finché successe semplicemente. Si sdraiò e chiuse gli occhi,

La servant manipola le figure in scena con destrezza manovrando un perfetto disegno luminoso fatto di luci tascabili e lampade mentre gli spettatori, dall’alto verso il basso, ammirano a tutto campo un autentico palcoscenico dove gli attori inscenano un’amara commedia. Per un attimo si ha come l’illusione di stare nel Cinquecento, catapultati dentro l’atelier di Giuseppe Arcimboldo che dipingeva tableaux fantastici tra arte e natura… Ortaggi e uomini come per La Fontaine che vedeva negli animali protagonisti delle sue favole le maschere degli uomini.

Inavvertitamente quelle verdure hanno preso sempre più i contorni di essere umani fotografati davanti allo specchio. Troppo simili a noi. Nel bene e nel male. Nei vizi e nei difetti. Fedro, riprendendo seicento anni dopo le fiabe di Esopo raccontava che “Peras imposuit Iuppiter nobis duas…”, cioè, come Giove mise due bisacce agli uomini: dietro quella dei propri vizi e davanti quelli altrui. Come non essere d’accordo? Ognuno si fa in quattro e sgomita per cercare il proprio angolo di felicità.

In “Tale of a Potato” gli ortaggi sono gli attori di una storia surreale che narra del fluire della vita. Qui l’attrice Valentina Fadda, perfetta manipolatrice degli attori vegetali (screenshot dal teaser di Leonardo Tomasi)

C’è sapienza, intelligenza e tanta ironia in questo lavoro che è un po’ come un martelletto, da usare in emergenza per rompere il vetro del finestrino, nel caso di un treno in fiamme. Angelo Trofa che ha scritto e diretto lo spettacolo guarda alla vita con un certo desencanto, raffinato humor e una punta di rabbia. Rispetto al magnifico precedente lavoro, “La Guerra degli Orsetti gommosi”, la narrazione ha acquistato ritmo senza perdere in profondità. In “Tale of a potato”, favola dal sapore british, è rinchiusa la parabola di una vita: la nascita, la maturità e l’addio sono rappresentati come un cerchio continuo. In una sola mezz’ora o giù di lì, si dipana come un filo, il racconto epico di una storia di un personaggio qualunque con il proprio vissuto fatto di momenti drammatici, avversità e miserie. Attimi di comicità che si alternano ad altri di commovente lirismo. Ognuno è uguale all’altro, ognuno è diverso. Nell’avvicendarsi delle stagioni c’è il segreto della vita. La giovinezza, la maturità e la vecchiaia. E si ricomincia. Questa è la condizione umana. Bruciamo così velocemente gli attimi, preoccupati di non perdere quelli successivi, quasi che il tempo fosse in scadenza.

Byung-Chul Han, filosofo contemporaneo sudcoreano, docente presso l’Università diBerlino nel suo libro “Il profumo del tempo” o “L’arte di indugiare sulle cose” -pubblicato da Vita e Pensiero nel 2017- invita a dare del significato al nostro tempo.

Una scena in mezzo alla “natura” per lo spettacolo di teatro da tavolo “Tale of a Potato” dei Batisfera, scritto e diretto da Angelo Trofa. In primo piano l’attrice Valentina Fadda (Fotografia di Leonardo Tomasi)

“Perché dispiacersi per la fine del pomeriggio? Al profumo del pomeriggio segue il buon odore della sera e anche la notte emana il suo proprio aroma. Questi profumi del tempo non sono narrativi, ma contemplativi, non sono articolati in una successione, ma riposano in se stessi.
In primavera, centinaia di fiori;
in autunno, una luna del raccolto;
d’estate, una brezza fresca;
d’inverno, ti accompagna la neve.
Se non hai la mente ingombra di cose inutili,
ogni stagione è per te una buona stagione”.

“Tale of a Potato” dopo aver debuttato in lingua inglese al Fringe Festival di Edimburgo dove l’anno precedente i Batisfera avevano raccolto un importante successo di pubblica e critica con “La guerra degli Orsetti gommosi” è approdato questa estate anche a New York.Alla “Saletta” di Cagliari ha debuttato questi giorni con il testo tradotto in italiano. Dal 18 al 22 novembre debutteranno a Londra con “The Gummy Bear’s Great War”al Etcetera Theatre. Lo spettacolo nella classica versione italiana sarà invece di scena dal 22 al 25 ottobre al Catania Fringe Festival.

“Tale of a Potato” è una produzione Batisfera. Scritto e diretto da Angelo Trofa. Interpretato da Valentina Fadda. Assistente alla regia Leonardo Tomasi. Voce fuori campo di Michela Atzeni. Scene e costumi Filippo Grandulli. Musiche Luca Spanu. Disegno luci Luca Carta. Registrazioni audio Quarantacinque Audiolibri e Doppiaggio
Design Grafica Daniele Coppi. Teaser Leonardo Tomasi
Traduzione e revisione Chiara De Giorgio e Daniela Innocent.

La locandina di “Tale of Potato” dei Batisfera. La compagnia ha avuto un importante successo di critica e pubblico al festival di Edimburgo. Con questo nuovo lavoro ha debuttato a Edimburgo e New York, A ottobre sarà ospite del Fringe festival di Catania e a novembre debutterà a Londra con “The Gummy Bear’s Great War”

 

 

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