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Nvidia

Innovazione

Nvidia vola oltre i 5.000 miliardi. Con l’AI, adeguarsi o soccombere?

di Fabio Massimo Rampoldi

Trimestre record, titolo in rialzo, timori di rallentamento archiviati. Wall Street festeggia il lato dell’offerta. Ma resta una domanda che pochi si fanno: se le macchine sostituiscono i lavoratori, chi sostituisce i consumatori?

30 Agosto 2026

Se questi miliardi vi sembran pochi…

Il 26 agosto, a mercati chiusi, Nvidia ha pubblicato una trimestrale da record: ricavi per 96,2 miliardi di dollari, più del doppio rispetto a un anno prima. Il giorno dopo il titolo è balzato di quasi il 9% e la capitalizzazione ha superato i 5.000 miliardi di dollari, una cifra senza precedenti per una singola azienda. Il suo capo, Jensen Huang, ha parlato di un “punto di svolta” dell’intelligenza artificiale e di una fase di forte espansione dei nuovi laboratori, con una previsione di crescita dei ricavi attorno al 70% per l’anno prossimo. Wall Street ha festeggiato: il timore di un rallentamento dell’AI, per ora, è archiviato.

È il coronamento di una scommessa che dura da mesi. Poche settimane fa Nvidia aveva annunciato intese con sei giganti della finanza per mobilitare oltre 500 miliardi di dollari sull’infrastruttura dell’AI: data center, chip, energia. Huang chiama i suoi impianti “fabbriche di AI” e il calcolo una “classe di attività investibile”. I processori che sostituiscono il lavoro umano diventano un asset su cui investire, come si fa sulle autostrade.

Consigli da amico

Attorno a questa euforia circola un consiglio che sembra saggio: adeguati, o soccombi. Non è un modo di dire anonimo: ha un padre riconoscibile, ed è lo stesso Huang. È lui a ripeterlo: non perderai il lavoro per l’AI, ma per qualcuno che l’AI la sa usare, e raccomanda a tutti, senza eccezioni, di attrezzarsi. Chi costruisce le macchine è anche chi detta la ricetta per conviverci. Prendiamolo in parola, con rispetto: per il singolo è vero, chi impara a usare l’AI se la cava meglio di chi la ignora. Ma a livello aggregato è un calcolo che non torna.

“Adeguati” è rivolto alle singole persone, ma la sostituzione del lavoro è un fenomeno di sistema. I posti di chi resterà come appendice qualificata della macchina — chi la supervisiona, l’addestra, la mantiene — sono una frazione di quelli che potrebbero essere eliminati. È come gridare “corri più veloce degli altri” a una folla in fuga verso un’unica uscita: vale per chi è già in testa, non per la folla. Sommato, il buon senso a livello individuale diventa un non-senso a livello collettivo.

Una domanda sulla domanda

Abbiamo trovato chi sostituisce i lavoratori; ora manca solo chi sostituisce i consumatori.

Chi non si adegua non sparisce dal sistema: resta lì, come consumatore mancante. In questi giorni tutti guardano il lato dell’offerta — ricavi record, margini, capitalizzazione — e nessuno il lato della domanda: chi comprerà la produzione del lavoro artificiale visto che i consumi attuali si reggono in gran parte sui redditi da lavoro? Se la maggioranza perde il proprio reddito e smette di consumare, le fabbriche automatizzate per chi produrranno? Un’autostrada su cui non passa più nessuno non è un asset: è solo uno spreco.

La proposta (ancora) indecente

Il punto quindi non è schierarsi tra chi dice “impara a usare le nuove tecnologie e ti salverai” e chi dice “ti distruggeranno”: restano entrambi nella stessa logica, la persona contro la macchina, un gioco a somma zero. La risposta deve essere di tipo sistemico. Se il valore lo produce sempre più il lavoro artificiale che prende il posto di quello umano, a quel valore va collegato un reddito, per fare in modo che la scomparsa dei lavoratori non provochi la scomparsa dei consumatori. Chiamiamolo, senza sigle, un reddito per il consumo: non un sussidio per chi resta indietro, ma il mantenimento della domanda che tiene in vita l’offerta. Non per generosità: per logica e necessità. Il consumatore finale non si sostituisce, perché è una persona, e una persona, per poter consumare, ha bisogno di un reddito.


Questi temi, il lavoro artificiale e un reddito per il consumo che ne redistribuisca i frutti, sono al centro del mio libro «Scritti di ALTER EGOnomia».

consumi intelligenza artificiale Lavoro
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