America

Senato USA. Quando le primarie già decidono il Senatore. Arkansas e Mississippi

In molti Stati americani il vero voto decisivo è quello interno ai partiti. La vittoria nelle primarie GOP di Sen. Tom Cotton (AR) e Sen. Cindy Hyde-Smith (MS) valgono un nuovo mandato.
Due figure molto diverse che raccontano due anime del GOP contemporaneo.

21 Maggio 2026

Tra i 35 seggi del Senato che saranno rinnovati il prossimo novembre, almeno 22 appaiono già oggi sostanzialmente assegnati. In 14 casi a favore del GOP, in 8 dei Democratici.

È la fotografia più evidente della nuova America politica: un Paese sempre più polarizzato, nel quale il voto non si divide soltanto tra destra e sinistra, ma tra identità culturali, territoriali e sociali ormai quasi inconciliabili. Il livello di istruzione, la religione, il rapporto con immigrazione e diritti civili, la collocazione urbana o rurale pesano spesso più delle singole proposte politiche.

Democratici e Repubblicani si stanno progressivamente trasformando in due grandi coalizioni socioculturali contrapposte. E il voto è sempre meno legato a singole politiche e sempre più a logiche identitarie.

Per questo, in molti Stati, le vere elezioni non sono più quelle di novembre ma le primarie. Chi vince lì, spesso ha già conquistato il seggio.

Arkansas e Mississippi sono due esempi perfetti di questa dinamica. E i due senatori appena riconfermati nelle primarie repubblicane raccontano anche due anime diverse del GOP contemporaneo.

Da una parte Sen. Tom Cotton (AR, 2014), probabilmente uno dei dirigenti più influenti della nuova destra americana. Dall’altra Sen. Cindy Hyde-Smith (MS, 2018), espressione quasi “pura” del conservatorismo rurale del Sud profondo.

Sen. Tom Cotton arriverà al suo terzo mandato senatoriale a soli 49 anni. Veterano delle guerre in Iraq e Afghanistan, ex ufficiale dell’esercito, è oggi Chair della Senate Republican Conference: non il leader formale del gruppo, ma il Senatore incaricato di costruire coesione politica, messaggio pubblico e strategia comunicativa del GOP al Senato.

L’Arkansas che rappresenta è ormai uno Stato completamente repubblicano: entrambi i senatori GOP, tutti e quattro i deputati federali repubblicani, governatore repubblicano. Nel 2020 Cotton è stato rieletto con oltre il 66% dei voti praticamente senza opposizione democratica reale.

Ma il peso di Cotton va ben oltre il suo Stato.

Nel GOP contemporaneo rappresenta una sintesi molto particolare tra conservatorismo tradizionale e trumpismo nazionalista. È rigidissimo su sicurezza, immigrazione, ordine pubblico, politica estera. In Senato è considerato uno dei grandi “falchi” su Iran, Cina e terrorismo.

Eppure, non è mai apparso come un semplice uomo di Trump.

Dopo le elezioni del 2020 si rifiutò di sostenere il tentativo di ribaltare il risultato elettorale. In più occasioni ha criticato le amministrazioni repubblicane accusandole di essere troppo morbide soprattutto sul dossier Iran. Ma il suo è un dissenso particolare: non moderato, non centrista, bensì “da destra”.

Sen. Tom Cotton non contesta Trump perché troppo radicale, ma talvolta perché non abbastanza duro.

È questa autonomia dentro l’alleanza trumpiana che lo distingue da molti altri dirigenti MAGA: non subordinato, non servile, ma ideologicamente strutturato e con una propria visione strategica nazionale.

L’episodio che più di ogni altro ne ha definito l’immagine pubblica resta il celebre editoriale pubblicato nel 2020 sul The New York Times: “Send in the Troops”. Nel pieno delle proteste seguite alla morte di George Floyd, Cotton sostenne apertamente la necessità di usare l’esercito contro le rivolte urbane, invocando “la forza schiacciante” delle truppe federali per ristabilire l’ordine pubblico. Il punto politico più rilevante era il richiamo all’applicazione dell’Insurrection Act è una legge federale statunitense che risale al 1807 e che consente al Presidente degli Stati Uniti di utilizzare le forze armate sul territorio nazionale per ristabilire l’ordine pubblico o far rispettare la legge federale.

L’articolo provocò una rivolta interna nella redazione del quotidiano e portò alle dimissioni del responsabile della sezione Opinioni. Ma politicamente consacrò Cotton come volto nazionale della linea law & order più dura del GOP contemporaneo.

Molto diverso il profilo di Sen. Cindy Hyde-Smith (MS, 2018)

Ex democratica passata al GOP nel 2010, prima donna eletta senatrice del Mississippi, Hyde-Smith rappresenta il conservatorismo evangelico e rurale del Sud profondo nella sua forma più tradizionale.

Figlia di agricoltori, ha costruito tutta la propria identità politica attorno ai temi dell’agricoltura, dei sussidi federali, della difesa degli interessi rurali del Mississippi. In economia sostiene le classiche ricette conservatrici – deregolazione e tagli fiscali – mentre sui temi etici riflette quasi perfettamente la cultura evangelica dominante nello Stato.

A differenza di Cotton non ha una piattaforma ideologica nazionale né ambizioni da leader del partito. È una senatrice profondamente territoriale, molto disciplinata nel voto e generalmente allineata alla leadership repubblicana, salvo quando sono in gioco interessi locali.

Anche la sua carriera è però stata segnata da una forte controversia nazionale. Durante la campagna del 2018, in una corsa contro un candidato afroamericano, dichiarò:

“Se mi invitassero a un’impiccagione pubblica sarò in prima file”.

Nel Mississippi – uno degli Stati simbolo della storia dei linciaggi razziali del Sud – la frase provocò uno scandalo enorme. Diverse grandi aziende, tra cui Walmart, sospesero le donazioni alla sua campagna e una corsa inizialmente considerata sicura per il GOP divenne improvvisamente competitiva. Sen. Hyde-Smith vinse comunque con il 54% dei voti.

Le storie di Cotton e Hyde-Smith raccontano bene due facce del Partito Repubblicano contemporaneo.

Da una parte la nuova élite nazional-conservatrice: aggressiva, sofisticata, ideologicamente strutturata, fortemente orientata ai temi della sicurezza, dell’identità nazionale e della competizione geopolitica globale.

Dall’altra il conservatorismo territoriale del Sud rurale: meno teorico, più pragmatico, profondamente legato alle Chiese evangeliche, all’agricoltura e alle strutture sociali tradizionali delle comunità locali.

Due figure molto diverse. Ma entrambe ormai praticamente certe di trascorrere altri sei anni nell’assemblea più influente e potente del mondo.

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