America
Senato USA. Massachusetts: il grande vecchio Sen. Ed Markey non vuole farsi rottamare
Sono passati 50 anni dalla sua prima elezione al Congresso 13 dal suo ingresso in Senato ma Sen. Ed Markey ad 80 anni vince le primarie DEM nettamente e rappresenterà lo Stato per un nuovo mandato in Senato. Una biografia politica che accompagna la storia del partito DEM.
Ci sono politici per i quali la durata diventa inevitabilmente sinonimo di establishment. E ce ne sono alcuni, assai più rari, che riescono a compiere il percorso contrario: più passa il tempo, più sembrano sottrarsi alla propria biografia istituzionale.
Sen. Ed Markey appartiene alla seconda categoria.
Ha compiuto ottant’anni a luglio, siede al Congresso degli Stati Uniti dal 1976, quando Jimmy Carter non era ancora presidente, e se a novembre sarà rieletto — eventualità assai vicina alla certezza — alla conclusione del prossimo mandato avrà 86 anni e avrà trascorso 56 anni a Capitol Hill.
È, a tutti gli effetti, uno dei grandi vecchi del Partito Democratico americano.
Eppure il 1° settembre gli elettori democratici del Massachusetts gli hanno affidato ancora una volta il compito di rappresentarli. Lo hanno fatto senza esitazioni: Markey ha travolto nelle primarie il quarantasettenne deputato Seth Moulton, fermandolo attorno al 35% e conquistando circa due voti su tre. Una vittoria così netta che la Associated Press ha potuto chiamare la corsa appena mezz’ora dopo la chiusura dei seggi.
Era una sfida che sembrava costruita apposta per intercettare una delle inquietudini più profonde del Partito Democratico contemporaneo.
Dopo il traumatico tramonto politico di Joe Biden, Moulton aveva posto una domanda apparentemente semplice: può un partito che dice di voler rappresentare il futuro continuare ad affidarsi a uomini che hanno ottant’anni?
Sen. Ed Markey ha risposto cambiando la domanda. Non conta quanti anni abbia il candidato, ha sostenuto in sostanza. Conta quale politica rappresenti.
Ed è così che l’ottantenne ha finito per apparire più nuovo del quarantasettenne.
Markey viene da Malden, città operaia a nord di Boston, da una famiglia cattolica di origini irlandesi. Boston College, laurea in legge, alcuni anni nella Army Reserve, due mandati alla Camera statale del Massachusetts. Nel 1976 viene eletto alla Camera dei rappresentanti in un’elezione speciale. Vi resterà per trentasette anni, fino a quando nel 2013 vincerà l’elezione speciale per il seggio senatoriale lasciato libero da John Kerry, nominato Segretario di Stato da Barack Obama.
La misura della sua longevità politica la danno anche i nomi che hanno accompagnato questo mezzo secolo. Quando Markey arrivò alla Camera, il grande uomo del Massachusetts DEM a Washington era Tip O’Neill, che pochi mesi dopo sarebbe diventato Speaker e il principale antagonista congressuale di Ronald Reagan. Sullo sfondo c’era ancora la grande tradizione dei Kennedy: Markey ha sempre indicato nell’elezione di John Kennedy una delle ragioni che lo avvicinarono alla politica e per decenni condivise con Sen, Ted Kennedy la rappresentanza a Washington di uno Stato nel quale liberalismo, radici cattoliche e cultura working class avevano costruito una particolare identità democratica.
Quella storia arriva quasi senza interruzioni fino a Obama e Biden. Quando nel 2013 Barack Obama nominò John Kerry Segretario di Stato, Markey ne conquistò il seggio al Senato; a raccoglierne il giuramento fu il vicepresidente Joe Biden. Obama era andato personalmente a Boston a sostenerne la candidatura. Markey diventava così senatore quando aveva già alle spalle trentasette anni alla Camera: non l’inizio, ma quasi il secondo tempo di una carriera politica cominciata nell’America di Gerald Ford.
Mezzo secolo di carriera politica potrebbe facilmente produrre un monumento alla continuità. Markey ne ha fatto invece una storia di progressiva radicalizzazione.
Negli anni Ottanta è uno dei protagonisti della battaglia per la non proliferazione nucleare. Poi diventa uno degli specialisti del Congresso su energia, telecomunicazioni, concorrenza e tutela dei consumatori. Combatte i monopoli nelle telecomunicazioni, interviene sulla liberalizzazione dello spettro radio, è tra gli autori delle norme che accompagnano la trasformazione del mercato telefonico e digitale americano, sostiene la net neutrality e scrive il COPPA, la fondamentale legislazione federale sulla protezione della privacy online dei bambini.
Molto prima che il cambiamento climatico diventasse uno dei grandi spartiacque politici americani, ne fa uno dei temi centrali della propria attività. Nel 2009 è, con Henry Waxman (uno dei più influenti DEM liberal californiano, alla Camera dal 1975 al 2015), autore del Waxman-Markey Act, il grande tentativo di introdurre negli Stati Uniti una legislazione organica di riduzione delle emissioni: passa alla Camera ma muore al Senato. Dieci anni dopo, quando Alexandria Ocasio-Cortez arriva al Congresso come simbolo della nuova sinistra americana, sceglie proprio Sen. Ed Markey per presentare il Green New Deal.
L’immagine dice molto del personaggio: la deputata ventinovenne che incarna la nuova generazione progressista e il parlamentare settantaduenne che sedeva al Congresso tredici anni prima che lei nascesse.
Anche qui la continuità è sorprendente. Il Waxman-Markey Act del 2009 era stato il grande tentativo legislativo sul clima della prima stagione di Obama; dieci anni dopo Markey si ritrova accanto ad AOC a proporre il Green New Deal. Pochissimi politici americani possono dire di avere attraversato, sullo stesso tema, la stagione del liberalismo obamiano e quella della nuova sinistra democratica senza apparire un sopravvissuto della prima.
Markey ha trasformato quella continuità nella prova di essere arrivato prima degli altri. Anzi nell’avvio della sua seconda vita politica.
Nel 2020 Joe Kennedy III, trentanove anni, pronipote di John Kennedy e nipote di Robert, decide di sfidarlo nelle primarie. Sulla carta sembra il perfetto scontro fra passato e futuro: da una parte un senatore settantaquattrenne con più di quarant’anni di Congresso alle spalle; dall’altra il giovane erede della più importante dinastia politica del Massachusetts.
Sen. Ed Markey compie un piccolo capolavoro. Trasforma Kennedy nell’establishment e se stesso nell’insurgent.
La sinistra giovanile, gli ambientalisti, Alexandria Ocasio-Cortez e il movimento progressista si schierano con il vecchio senatore. Markey contrappone alle origini patrizie dei Kennedy le proprie radici working class e finisce per battere lo sfidante 55 a 45, diventando il primo candidato nella storia politica del Massachusetts a sconfiggere un Kennedy in un’elezione statale.
Sei anni dopo Moulton ha provato nuovamente a pensionarlo.
Ma Moulton non era Joe Kennedy. La sua biografia era, semmai, ancora più interessante: Harvard, Marines dopo l’11 settembre, quattro missioni in Iraq, decorazioni militari, poi Harvard Business School e Kennedy School. Nel 2014 era stato lui stesso un giovane sfidante capace di abbattere un incumbent democratico. Nel 2019 aveva persino tentato, brevemente, la corsa alla Casa Bianca.
Questa volta l’argomento generazionale avrebbe dovuto essere ancora più potente. Biden aveva trasformato l’età dei leader democratici da questione marginale a problema politico nazionale. Moulton ha insistito sull’intelligenza artificiale, sulla tecnologia, sulla crisi abitativa e sulla necessità di una classe dirigente capace di comprendere il mondo nel quale vivranno le nuove generazioni.
Ma anche questa volta Markey ha spostato la competizione dall’anagrafe alla politica e costruito una contro-narrazione: il problema non è che io sia troppo vecchio, ma che tu sia troppo moderato per il Massachusetts.
E ha funzionato persino tra gli elettori che avrebbero dovuto costituire la base naturale della rivolta generazionale.
Attorno a lui si è ricostruita la coalizione del 2020: Sen. Bernie Sanders, Alexandria Ocasio-Cortez, Sen. Elizabeth Warren, Ayanna Pressley (deputata DEM e prima donna afroamericana eletta al Congresso nel Massachusetts e esponente della sinistra urbana e multietnica DEM) e gran parte della delegazione democratica dello Stato. Moulton aveva dalla sua l’argomento del ricambio e l’endorsement editoriale del Boston Globe. Sen. Ed Markey aveva dalla sua qualcosa di politicamente più importante: l’identificazione con l’anima progressista del Massachusetts.
Per capire perché occorre guardare allo Stato.
Il Massachusetts di oggi è uno degli Stati più democratici d’America. Nel 2024 Kamala Harris vi ha ottenuto il 61,2%, contro il 36% di Donald Trump: più di venticinque punti di vantaggio. citeturn0search4
I Democratici controllano i due seggi al Senato, l’intera delegazione alla Camera e maggioranze schiaccianti nella legislatura statale. La governatrice Maura Healey è democratica. Boston e la sua area metropolitana costituiscono uno dei grandi centri urbani liberal del Paese, con università come Harvard e MIT, ricerca, biotech, sanità, finanza e un’economia della conoscenza che ha trasformato profondamente la struttura sociale dello Stato.
Ma ridurre il Massachusetts a una sorta di California della East Coast sarebbe sbagliato.
È anche la terra della grande tradizione cattolica irlandese, dei Kennedy e di Tip O’Neill, del sindacalismo urbano e delle vecchie comunità industriali. Fu uno dei luoghi nei quali nacque il Democratic Party moderno del New Deal e poi uno dei laboratori del liberalismo americano del dopoguerra.
E conserva un elettorato molto più indipendente di quanto suggeriscano i risultati presidenziali. Una quota enorme degli elettori registrati non aderisce formalmente a nessuno dei due partiti e molti GOP sono stati scelti come Governatori, mentre lo Stato votava democratico alle presidenziali e mandava a Washington delegazioni quasi interamente democratiche.
Il suo liberalismo è dunque meno ideologicamente uniforme di quanto appaia da lontano. Socialmente progressista, fortemente istruito, favorevole all’intervento pubblico, ma anche pragmatico, istituzionale e disposto storicamente a premiare repubblicani moderati nella politica statale.
È precisamente questo equilibrio che Donald Trump ha contribuito a distruggere.
Il GOP nazionale è diventato troppo trumpiano per il Massachusetts e il vecchio repubblicanesimo moderato del New England è rimasto politicamente orfano.
Markey ha visto scomparire anche il Partito Repubblicano con il quale aveva imparato a confrontarsi: quello che nel Nord-Est conservava ancora una robusta componente moderata e liberal, oggi praticamente cancellata dalla trasformazione trumpiana del GOP che ha lasciato ai DEM un predominio molto più netto di quello che aveva vent’anni fa.
Ma dentro quel predominio convivono culture differenti.
Lo hanno dimostrato le stesse primarie del 1° settembre. Sen. Ed Markey ha respinto da sinistra il moderato Moulton. Contemporaneamente Stephen Lynch, settantunenne e fra i democratici più moderati della delegazione, ha respinto uno sfidante progressista più giovane; Richard Neal, settantasettenne e figura eminentemente istituzionale, ha battuto un candidato che lo attaccava da sinistra.
Non c’è quindi stata una semplice vittoria della sinistra né una semplice vittoria dei vecchi. C’è stata soprattutto una vittoria degli incumbent che conservano una relazione politica riconoscibile con il proprio elettorato.
Ed è qui che Markey diventa interessante anche oltre il Massachusetts.
A ottant’anni è certamente parte dell’establishment istituzionale americano. Non si trascorrono cinquant’anni al Congresso senza esserlo. Ma non è percepito come establishment politico nello stesso senso nel quale lo erano Joe Biden o altri esponenti della vecchia generazione democratica.
La ragione è che non ha reagito alla trasformazione del proprio partito cercando di frenarla. Ha scelto di accompagnarla.
La sua biografia finisce così per coincidere con una piccola storia del Partito Democratico americano. Markey ha imparato la politica parlamentare nell’epoca di Tip O’Neill, ha condiviso per decenni il Massachusetts con Sen. Ted Kennedy e Sen. John Kerry, è stato sostenuto da Obama ed è diventato senatore davanti a Biden. Ma cinquant’anni dopo il suo ingresso al Congresso sono Sen. Bernie Sanders, Sen. Elizabeth Warren e Alexandria Ocasio-Cortez a costituire il suo campo politico più naturale.
Non è rimasto fermo mentre il Partito Democratico cambiava: si è spostato insieme a esso. Quando una nuova generazione ha portato il clima al centro dell’agenda, Markey non le ha spiegato che la politica richiede pazienza: ha scritto con AOC il Green New Deal. Quando Sanders ha spostato a sinistra il dibattito sulla sanità, si è schierato per Medicare for All. Quando la nuova sinistra democratica ha cominciato a parlare di concentrazione economica e potere delle corporations, Markey ha potuto recuperare una storia personale di battaglie antimonopolistiche che risaliva agli anni Ottanta.
La sua longevità diventa così una risorsa narrativa: io ero qui prima che queste battaglie diventassero di moda.
Naturalmente esiste anche il rovescio della medaglia. Ottant’anni sono ottant’anni. Durante la campagna una risposta incerta sull’utilizzo personale degli strumenti di intelligenza artificiale ha offerto a Moulton l’occasione migliore per mostrare la distanza generazionale. E uno spot nel quale Markey esibiva il sostegno di Sanders, 84 anni, Warren, 77, e altri esponenti progressisti ha involontariamente alimentato la discussione sulla gerontocrazia democratica.
Ma gli elettori hanno visto il problema e hanno deciso che non era sufficiente.
A novembre Markey affronterà il repubblicano John Deaton, avvocato ed ex Marine già sconfitto da Sen Elizabeth Warren nel 2024. Non sarà quella la vera elezione: il seggio deve essere classificato senza esitazioni Safe Democratic.
La vera elezione era quella del 1° settembre.
E il suo significato va oltre la sopravvivenza politica di un ottantenne. Mostra che l’età non è, da sola, la discriminante.
Lo è la capacità di rappresentare una domanda di cambiamento.
Sen. Ed Markey è probabilmente l’esempio più paradossale. Entrò al Congresso nell’America di Gerald Ford. Ha conosciuto Carter, Reagan, i Bush, Clinton, Obama, Trump, Biden e ancora Trump. Quando fu eletto per la prima volta non esistevano Internet, gli smartphone, il problema politico del cambiamento climatico e Alexandria Ocasio-Cortez non era neppure nata.
Cinquant’anni dopo, sono proprio Internet, Big Tech, il clima e AOC alcuni degli elementi che definiscono la sua identità politica.
Il grande vecchio del Massachusetts ha così vinto per la seconda volta la stessa battaglia: quella contro chi voleva pensionarlo perché troppo vecchio.
E l’ha vinta sostenendo, in fondo, una tesi molto semplice: si può essere giovani e rappresentare il passato. Si può avere ottant’anni e continuare a stare dalla parte del cambiamento.
Gli elettori democratici del Massachusetts, almeno per altri sei anni, gli hanno dato nuovamente ragione.
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