Asia

Armenia al voto: la disinformazione russa durante le elezioni del 7 giugno 2026

10 Giugno 2026

Domenica 7 giugno, l’Armenia ha tenuto le sue prime elezioni parlamentari regolari dal 2017 con circa 2,4 milioni di elettori, 18 liste in competizione e una posta in gioco geopolitica evidente. Il 26 marzo 2025, il parlamento armeno aveva votato a larga maggioranza per avviare il processo di adesione all’UE, sostenuto dal partito Contratto Civile del premier uscente Nikol Pashinyan. Il malcontento di Mosca non ha tardato a manifestarsi.

Uno sforzo di interferenza senza precedenti

L’operazione di interferenza contro le elezioni armene si avvale di alcune delle reti di influenza più sofisticate documentate finora. Tra queste figura Storm-1516, considerata una delle campagne russe più pervasive a livello globale, che tra aprile 2025 e aprile 2026 ha dedicato all’Armenia più attenzione che a qualsiasi altro Paese.

La strategia combina diverse tecniche di manipolazione: dalla creazione di siti-clone che imitano testate giornalistiche autentiche all’impersonificazione di giornalisti reali, fino all’amplificazione dei contenuti attraverso influencer su X e una costellazione di siti apparentemente indipendenti, tra cui almeno un media statale cinese. Alcuni di questi contenuti hanno raggiunto milioni di visualizzazioni, spingendo istituzioni e soggetti coinvolti a intervenire pubblicamente per smentirne le affermazioni.

Secondo i ricercatori di Antibot4Navalny, Matryoshka – un’altra campagna attiva da anni – avrebbe pubblicato 343 video, diventando l’operazione più estesa degli ultimi anni dopo quella condotta contro le elezioni moldave del 2025. Oltre a spacciarsi per personaggi pubblici e media, le pubblicazioni diffondevano accuse di nazismo contro Pashinyan, una strategia già utilizzata contro il Presidente ucraino Zelensky.

Ulteriore visibilità sulle attività di influenza rivolte contro l’Armenia è arrivata dal secondo pacchetto di documenti interni trapelati lo scorso mese dalla Social Design Agency (SDA), struttura russa identificata come responsabile di varie campagne di interferenza, tra cui l’Operazione Doppelgänger, e già inserita nella lista delle sanzioni europee, britanniche e statunitensi. La fuga di dati ha rivelato centinaia di contenuti generati con l’IA, oltre 10.000 account monitorati per amplificarne la diffusione e un clone di Wikipedia da oltre 50.000 pagine.

Narrazioni riciclate dal manuale di interferenza russa

Il giorno delle elezioni, false allerte bomba sono state inviate a diversi seggi da utenze telefoniche straniere. Le autorità armene le hanno definite tentativi di “influenza ibrida” volti a minare la fiducia nel processo elettorale, una tattica già osservata nelle elezioni moldave del 2025, dove la Russia veniva accusata di combinare disinformazione, attacchi informatici e minacce di sicurezza contro un voto poi vinto da un governo filoeuropeo.

Le false narrazioni costruite attorno alle elezioni armene sono molteplici e si rafforzano a vicenda. Il bersaglio principale è Pashinyan, ritratto come una figura anticristiana e corrotta, coinvolta in crimini che vanno dalla gestione di reti di prostituzione al traffico di organi, fino a presunti movimenti finanziari illeciti milionari. Inoltre, voci su una sua presunta malattia incurabile hanno cercato di dipingerlo come un leader debole e inaffidabile.

Un altro tema oggetto di manipolazione ha riguardato la sicurezza nazionale, interpretando l’avvicinamento all’Europa come una provocazione nei confronti della Russia e dunque una minaccia alla stabilità del Paese. Nei giorni precedenti al voto, Putin aveva dichiarato che “la crisi in Ucraina era iniziata con i tentativi di Kiev di aderire all’UE”, in quello che è apparso come un monito rivolto anche all’Armenia.

La propaganda ha anche alimentato l’idea che la Russia possa un giorno “restituire” il Nagorno-Karabakh, presentando la perdita del territorio nel 2023 come la conseguenza dell’allontanamento di Yerevan da Mosca. Parallelamente, le campagne hanno fatto leva sul timore dell’influenza turca e azera – particolarmente radicato nella memoria del genocidio del 1915 – insinuando che un’Armenia orientata verso l’Europa finirebbe per trovarsi alla mercé di Ankara.

Un filone narrativo meno evidente, ma ben documentato, riguarda il ricorso all’esoterismo. Tra i file della SDA figura un’analisi astrologica sul futuro politico di Pashinyan. La Russia sfrutta sistematicamente il radicato interesse per misticismo e pratiche occulte come strumento per veicolare messaggi politici mascherati da intrattenimento.

L’uso di Telegram e il focus sulla diaspora

Uno dei principali vettori di queste operazioni è Telegram. La struttura della piattaforma, basata su canali con scarsa supervisione editoriale, facilita la diffusione coordinata di materiali propagandistici che vengono poi amplificati su X tramite influencer, reti di account e siti-clone costruiti per apparire come fonti di informazione affidabili.

La diaspora armena occupa un ruolo centrale nella strategia delineata dai documenti della SDA. I file rivelano un piano logistico per trasportare in Armenia, prima del voto, fino a centomila armeni residenti in Russia, nella convinzione che un’elevata partecipazione di questa comunità potesse incidere sull’esito elettorale. Il progetto “Yerevan1” nasce proprio per rivolgersi a questo pubblico, stimato tra uno e un milione e mezzo di persone, nel tentativo di rafforzare l’idea che il Paese possa prosperare solo in stretta alleanza con la Russia.

Un secondo progetto, “Diaspora Speaks”, estende la stessa logica alle comunità armene in Francia, negli Stati Uniti e in Libano, veicolando narrazioni analoghe. Lo stesso schema era già stato applicato in Moldavia nel 2025: mobilitazione della diaspora, campagne mirate su Telegram, narrazioni sul pericolo dell’influenza occidentale.

Pashinyan vince, ma la partita resta aperta

Nonostante gli ingenti sforzi di influenza messi in campo da Mosca, il partito Contratto Civile di Nikol Pashinyan ha ottenuto quasi il 50% dei voti nelle elezioni del 7 giugno, superando nettamente il principale sfidante filorusso, Forte Armenia, guidato dal miliardario armeno-russo Samvel Karapetyan, fermo al 23%.

Le elezioni hanno registrato la più alta affluenza dal 2017, un dato che suggerisce una forte mobilitazione dell’elettorato nonostante il clima di polarizzazione e le numerose operazioni di disinformazione. A sostenere il processo elettorale hanno contribuito anche partner internazionali: l’Unione europea ha dispiegato una missione civile con il compito di rafforzare la resilienza contro le interferenze informative straniere, mentre il sostegno politico al governo uscente è stato esplicito, incluso l’endorsement del presidente statunitense Donald Trump.

Il risultato rappresenta un’importante battuta d’arresto per i tentativi di influenza esterna. Tuttavia, sarebbe prematuro considerarlo un punto di arrivo. Con il progressivo avvicinamento di Yerevan all’UE, le campagne di disinformazione e le operazioni di interferenza sono destinate, con ogni probabilità, a intensificarsi.

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