Geopolitica
Gaza e Cisgiordania: la geografia della violenza e il collasso del diritto internazionale
Escalation di violenza contro civili palestinesi in Gaza e Cisgiordania: oltre 160 uccisi in luglio, pogrom dei coloni, crisi alimentare e attacchi a ospedali. Gli esperti ONU denunciano genocidio e violazioni del diritto internazionale, chiedendo interventi immediati.
La denuncia degli esperti delle Nazioni Unite arriva in un momento in cui la situazione nei Territori Palestinesi Occupati ha superato ogni soglia di tollerabilità. A luglio 2026, la violenza contro civili palestinesi ha registrato un’impennata drammatica, nonostante un cessate il fuoco nominalmente in vigore dall’ottobre 2025. La cifra è brutale: circa 160 palestinesi uccisi solo a Gaza nel mese di luglio, portando il bilancio complessivo dall’inizio del “cessate il fuoco” a oltre 1.200 morti. Tra le vittime ci sono donne, bambini, anziani e persone che avevano cercato rifugio in tende e aree indicate come “sicure”. Gli esperti lo affermano senza ambiguità: a Gaza non esiste un luogo sicuro.
La geografia dell’enclave viene ridisegnata con la forza. Interi blocchi residenziali ricevono ordini di evacuazione pochi minuti prima di essere distrutti dai bombardamenti. L’avanzamento verso ovest della cosiddetta “linea gialla”, la costruzione di una barriera di 23 chilometri e la detonazione sistematica di edifici stanno trasformando Gaza attraverso spostamenti forzati e distruzione pianificata. Gli attacchi contro ospedali, rifugi, pescatori, poliziotti e personale contrattato dall’ONU, insieme alle uccisioni di operatori umanitari, mostrano un quadro di violenza strutturale che non distingue più tra obiettivi civili e militari. Gli esperti parlano apertamente di genocidio che “prosegue senza freni”.
La crisi alimentare è altrettanto devastante. Gli aiuti non entrano liberamente, mentre i prodotti commerciali che riescono a passare sono ultraprocessati, poveri dal punto di vista nutrizionale e culturalmente inadeguati. Con terre agricole inaccessibili, acqua pulita bloccata e input agricoli impediti, i palestinesi non possono nutrirsi autonomamente. I bambini, gli anziani e le persone con disabilità sopportano il peso maggiore. La fame alimenta un aumento della violenza di genere, dei matrimoni precoci e dei rischi quotidiani per le donne che cercano cibo. La crisi umanitaria diventa così un fenomeno multidimensionale che colpisce salute, sicurezza, dignità e sopravvivenza.
In Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, la situazione non è meno grave. Almeno 14 palestinesi sono stati uccisi a luglio, la maggior parte negli ultimi dieci giorni del mese. Le restrizioni di movimento hanno provocato morti evitabili: un neonato di quattro mesi e una donna incinta hanno perso la vita dopo che le ambulanze sono state bloccate ai cancelli militari. Gli esperti lo definiscono con precisione: quando i checkpoint minacciano la vita di neonati e donne incinte, le restrizioni di movimento diventano strumenti letali.
Il terrorismo dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Il 24 luglio, a Tell, vicino a Nablus, quattro uomini palestinesi della stessa famiglia sono stati uccisi durante scontri con coloni armati e soldati. Nei giorni successivi, circa 80 residenti sono stati arrestati e oltre 20 pogrom sono stati registrati in un solo fine settimana: moschee, case e fattorie incendiate, infrastrutture idriche distrutte, comunità intere costrette alla fuga. Gli esperti sottolineano che il terrorismo dei coloni non è spontaneo: opera con la protezione — e spesso la partecipazione — delle forze di occupazione israeliane, in parallelo con l’espansione record degli insediamenti, demolizioni di massa, confische di terre e chiusure prolungate dei campi profughi, sostenute da membri del governo israeliano.
Il deterioramento attuale avviene due anni dopo l’Opinione Consultiva della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024, che ha dichiarato illegale la presenza continua di Israele nei Territori Palestinesi Occupati e ha chiesto che fosse terminata “il più rapidamente possibile”. La Corte ha inoltre stabilito che la politica degli insediamenti viola il diritto internazionale. Gli esperti osservano che, invece di essere costretta a conformarsi, Israele ha accelerato proprio le politiche dichiarate illegali. Gli Stati che assistono Israele — politicamente, militarmente o finanziariamente — nel mantenere questa situazione illegale, violano anch’essi il diritto internazionale. Questo mina il cuore dell’ordine giuridico multilaterale, tanto più in un contesto di genocidio e di una campagna dichiarata di pulizia etnica.
Gli esperti chiedono il rispetto immediato dell’Opinione Consultiva della CIJ e delle misure provvisorie: cessazione degli attacchi contro civili, rispetto del cessate il fuoco, accesso umanitario senza ostacoli, responsabilità e passi concreti da parte degli Stati terzi per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.
La spirale di violenza in Gaza e Cisgiordania non è un episodio isolato: è la manifestazione di un sistema di violenza strutturale che si intensifica in assenza di una pressione internazionale efficace. La denuncia degli esperti della ONU è un appello urgente per evitare che la crisi, già devastante, precipiti in un collasso irreversibile.
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