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Banca Generali, l’AI fa squadra con i banker e restituisce tempo per i clienti

Ai timori sull’impatto occupazionale dell’AI, Banca Generali replica con una scelta di campo: la tecnologia lavora per il banker e per le esigenze del cliente, non al suo posto

3 Novembre 2026

Meno oneri amministrativi, più consulenza: il private banking può usare l’intelligenza artificiale per fare squadra con i banker e ridar loro tempo per ciò che conta davvero, stare accanto al cliente. È la strada scelta da Banca Generali, secondo cui ricerche, documenti e analisi possono diventare terreno fertile per l’utilizzo della tecnologia; mentre ascolto, giudizio ed esperienza restano in capo alle persone. Perché la fiducia si costruisce nel tempo, ma anche il legame più solido, per restare di qualità, deve saper innovare.

La partita, del resto, è già aperta. Quasi il 90 per cento delle banche dell’area euro utilizza l’AI generativa, secondo i dati richiamati dalla presidente della Bce Christine Lagarde, e un’indagine Esma rileva che sette operatori su dieci dei mercati finanziari europei intendono aumentare gli investimenti nel periodo 2025-2027. Nella consulenza la sfida è una sola: alleggerire il professionista dalle attività ripetitive, senza mai sostituirlo nelle scelte del cliente.

La risposta della private bank del Leone si chiama GRACE: un assistente AI sviluppato internamente e da poco esteso a tutta la rete dei consulenti finanziari. Dopo il collaudo con un gruppo pilota di banker, è ora disponibile nell’interfaccia digitale che i professionisti utilizzano ogni giorno. Il meccanismo è semplice: niente più ricerche a mano tra archivi, procedure e comunicazioni interne. Il consulente scrive una domanda in chat e ottiene subito le informazioni che gli servono. L’AI entra così nel flusso di lavoro già in uso, senza aggiungere un altro strumento da gestire.

«Non volevamo offrire ai nostri banker un’altra finestra da aprire. Il nostro obiettivo era che l’intelligenza artificiale operasse nello stesso luogo in cui lavorano loro, all’interno di un ambiente sicuro, governato e integrato», spiega Riccardo Renna, chief operating officer & innovation di Banca Generali. Il consulente può contare su un patrimonio informativo di oltre 26.000 contenuti, tra documentazione commerciale, manuali, modulistica, policy aziendali e materiali normativi. «Prima occorreva conoscere il percorso per arrivare a un’informazione. Oggi è sufficiente fare una domanda», prosegue il manager. Ogni risposta cita le fonti utilizzate, così che i banker possano verificarle. Quest’ultimo è un requisito centrale in un settore regolamentato, dove la rapidità di accesso deve andare di pari passo con precisione e tracciabilità.

Ai timori sull’impatto occupazionale dell’AI, Banca Generali replica con una scelta di campo: la tecnologia lavora per il banker e per le esigenze del cliente, non al suo posto. Gli ambiti applicativi sono molti, dall’analisi dei mercati alla costruzione dei portafogli, fino alla gestione delle pratiche amministrative, e la banca parte dal lavoro quotidiano dei banker, lo semplifica e garantisce un accesso immediato alle informazioni utili per assistere i clienti. «Una quota rilevante del tempo dei professionisti è ancora impegnata in attività di preparazione, ricerca e consultazione di documenti. Automatizzare questi passaggi può migliorare l’efficienza e consentire ai consulenti di dedicarsi di più alle esigenze dei clienti», aggiunge Renna.

Il prossimo passo è Market View, la funzionalità che renderà più fruibili le analisi e le view di mercato elaborate dai team interni di macro research e financial advisory, insieme ai contributi dei ricercatori di Intermonte. L’obiettivo è mettere le competenze specialistiche della banca al servizio della preparazione degli incontri con la clientela, offrendo al banker più spunti per l’analisi e per il dialogo con il cliente «Vogliamo offrire un accesso più semplice, rapido e ordinato all’intelligenza di mercato della banca, senza sostituire l’interpretazione professionale del consulente», sottolinea Renna.

Il dialogo con la rete alimenta la crescita di GRACE: osservazioni e suggerimenti dei consulenti orientano le nuove funzionalità verso le esigenze dell’attività quotidiana. È un metodo già collaudato con l’AI Factory interna, che nel 2025 ha gestito circa 300 idee progettuali, trasformate poi in 120 agenti, di cui 100 sviluppati in autonomia dagli stessi dipendenti con il supporto di un team di specialisti.

Per Banca Generali l’AI sostiene le competenze professionali, non le sostituisce. Una piattaforma può semplificare l’operatività, ma quando le decisioni si fanno complesse, mettere in relazione patrimonio, impresa e progetti familiari richiede interpretazione, confronto e continuità: è qui che il professionista resta centrale. «Il nostro vantaggio non sarà possedere l’intelligenza artificiale, perché sarà uno strumento a disposizione di tutti, ma averla messa al servizio del banker e quindi del cliente farà la differenza. Più tempo al valore, più forza alla relazione», conclude Renna.

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