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Partiti e politici

Le città ribelli: da Madrid a Roma, fino a Milano

A Madrid si delinea il futuro politico delle grandi città occidentali: agglomerati ormai invivibili per la gente comune a causa di costi insostenibili. Da Milano a Roma, questo implica una reazione politica da sinistra, mentre la destra rimane impegnata sulla sicurezza.

4 Ottobre 2026

A Madrid si sta delineando il futuro politico delle grandi città occidentali: agglomerati ormai invivibili per la gente comune a causa di costi insostenibili, popolati sempre più da turisti e usati come terreno di rendita da fondi speculativi privi di scrupoli. La risposta può essere solo una ribellione pacifica di giovani e anziani, capace di spostare a sinistra le città occidentali. Cosa che già sta accadendo.

 

Madrid: la storia di Maricarmen

La signora Maricarmen Abascal viveva dal 1956 nel suo appartamento di calle Sainz de Baranda, non lontano dal centrale Parque del Retiro. Nel 2018 la società immobiliare Urbagestión acquistò l’immobile e portò l’affitto da 450 a 2.650 euro. Anche la cifra successivamente ridotta a 1.650 euro restava insostenibile con una pensione di 1.350.

Il governo spagnolo ha provato a comprare l’appartamento e alcuni benefattori anonimi si sono offerti di pagare l’affitto, ma la società è andata dritta per la sua strada e ha avviato lo sfratto. Gli attivisti hanno cercato di impedirlo, ma hanno dovuto cedere alla polizia. La signora, 87 anni, ha avuto un malore ed è stata portata in ospedale. Nei giorni scorsi ha trovato un accordo con la società e potrà tornare a casa.

A Madrid si protesta per Maricarmen, ma anche perché ciascuno vede nella sua storia il proprio futuro. Si rischia di cadere nella trappola di un mercato che di libero non ha più nulla: occupato da chi sfrutta rendite di posizione e caccia chi non può permettersele. Non solo i poveri, ma anche la media borghesia urbana, “colpevole” di non avere la capacità di spesa del turismo di massa.

Il governo di Pedro Sánchez ha promesso interventi, ma la maggioranza risicata non glielo consente. Il partito indipendentista catalano, che sostiene il governo pur essendo di vocazione liberale di centrodestra, si è messo di traverso e il Parlamento non ha approvato la proposta. Il premier ha convocato le elezioni anticipate per il 29 novembre, un vero azzardo, ma forse ha colto l’importanza del tema, che nelle periferie delle grandi città sta superando quello della sicurezza.

 

Roma e i mutamenti della ZTL

La vicenda di Maricarmen è tutt’altro che isolata: lo stesso trend si ripete in tutte le città occidentali, dalle più costose, come Milano e Dublino, alle più efficienti, come Vienna, fino a quelle in declino, come Roma e Atene. A Roma i cittadini tirano avanti come possono, consapevoli di essere tutti sulla stessa barca, migranti e nativi, tra servizi sociali in calo, trasporti pubblici carenti e costi insostenibili.

Guardando Roma con più attenzione, si nota già questo spostamento a sinistra. C’è ancora chi sostiene che esista una sinistra radical chic rintanata nelle ZTL, colpevole di sostenere immigrazione, assistenzialismo e centri sociali contro la brava gente che lavora e produce. Ammesso che questa lettura sia mai stata corretta, non tiene conto dei mutamenti degli ultimi dieci anni. Basta guardare le mappe.

Al referendum sulla giustizia proposto dalla destra di governo, a Roma solo poche aree hanno votato sì: il centro storico e i quartieri ricchi, come Parioli, EUR e Monte Mario. Contrariamente alla narrazione dominante, la ZTL vota a destra o centro, sentendosi asserragliata contro giudici, immigrati e vagabondi. Fuori c’è una città arrabbiata per il caro affitti e i mutui, oltre che per i disagi del turismo di massa.

Il motivo è lo stesso che muove Madrid. I centri delle grandi città si sono svuotati dei loro abitanti, espulsi in periferia, e sono diventati parchi giochi per turisti: da Milano a Roma, da Berlino a New York. Vivere in centro è quasi impossibile e anche appena fuori è sempre più difficile mettere su famiglia. Di fatto, le famiglie numerose si sono spostate oltre il raccordo anulare.

 

La gentrificazione e le sue conseguenze

Il centro, inoltre, si è degradato a causa di un turismo posticcio. Basta vedere lo “stacco” tra piazza Santa Maria Maggiore, dominata da locali dozzinali, e la vicinissima piazza Vittorio Emanuele, dove il carattere multietnico ha preservato un quartiere bellissimo, ricco di luoghi iconici e di pasticcerie eccezionali, alcune più care, altre alla mano.

Che fare, allora? Sarebbe bello trovare soluzioni moderate che mettano al centro PMI e partite IVA, attraverso una mobilità urbana capace di non sacrificare i flussi turistici. Peccato che servano decenni per realizzarle, mentre il problema è oggi. A Roma serve una mobilità che porti i turisti anche fuori dal centro e faciliti l’accesso ai posti di lavoro. Il sindaco Roberto Gualtieri, da buon amministratore, ha avviato i lavori per l’importantissima fermata di piazza Venezia della metro C, che sarà pronta solo nel 2033. E tutto il resto? Roma è talmente vasta che servirebbero almeno cinque linee di metro e molte più linee di tram. Si faranno mai?

Con la strada moderata così lenta, non sorprende che le periferie si stiano spostando a sinistra, arrivando a chiedere l’esproprio degli immobili in mano ai grandi fondi, sul modello di Berlino. È una soluzione radicale e complessa, con costi ingenti e nodi legali, ma che potrebbe agire in tempi più rapidi. E, sinceramente, quali sono le alternative?

 

La partita del sindaco di Milano

Se questa è la direzione in cui si muovono le metropoli occidentali, la domanda diventa politica e riguarda da vicino Milano, dove infuria la lotta per la candidatura a sindaco. Anche Milano si è spostata a sinistra negli ultimi anni ed è alle prese con gli stessi problemi di costi, gentrificazione e turismo di massa. Lo stesso sindaco Beppe Sala ha ironizzato con la battuta “Saremmo quelli della ZTL?”, mostrando la mappa del voto alle Europee 2024, in cui PD e AVS sono andati molto meglio in periferia che al centro.

In questo quadro, le mosse del giornalista Mario Calabresi verso la candidatura a sindaco sembrano coerenti con un centrosinistra sempre pronto a farsi male da solo. Tra i candidati c’è già Pierfrancesco Majorino, politico locale stimato, oggi consigliere regionale e per otto anni assessore alle politiche sociali, occupandosi in particolare delle persone più deboli. È un nome forte, pur muovendo da posizioni di “sinistra”.

Il profilo di Majorino fa pensare che, se eletto, porterebbe Milano nell’orbita delle metropoli governate dalla sinistra che si ribellano al caro affitti, alla gentrificazione e al turismo di massa, un filo che va da Barcellona a New York. Le idee saranno difficilmente applicabili, ma questa appare la direzione obbligata per il centrosinistra. Per affermarsi, la sinistra milanese di oggi, rispetto anche solo a 6-7 anni fa, avrebbe bisogno di un programma che ponga come primo punto il costo della vita in centro.

La candidatura di Calabresi si collocherebbe alla “destra” di Majorino, ma delle sue idee politiche sappiamo poco. Lo trovo un ottimo professionista, capace di informare con pacatezza e chiarezza, provando a restare il più possibile neutrale: merce rara nel giornalismo, ma che non equivale ad avere un’idea di città.

 

Come si colloca Calabresi?

Sono anche un fruitore assiduo dei podcast di Chora Media, l’ultima creatura di Calabresi, che ne è stato amministratore delegato fino alle recenti dimissioni. L’idea originaria di Chora, però, è di Guido Brera, fondatore del fondo finanziario Kairos, altro ottimo professionista che per la sua attività è costretto a lavorare con tutti. Così, come riportato da Lettera43, Chora Media è stata destinataria di un investimento di circa 41 milioni di dollari da parte di Tether, società di criptovalute vicina agli ambienti di Trump.

Calabresi non ha rapporti diretti con Tether e si è dimesso da Chora, non è quindi in una situazione di conflitto d’interessi. Però, i suoi rapporti portano la sua candidatura a essere percepita come vicina alla finanza speculativa, in contrasto con un possibile asse tra Milano e le “città ribelli”. È il filo che lega questa vicenda a quella di Maricarmen: sarebbe auspicabile che chi vuole candidarsi da sinistra non avesse collegamenti con la finanza, neanche indiretti.

Per questo converrebbe che il PD puntasse su un profilo come quello di Majorino, chiedendo il contributo di Calabresi in ruoli diversi, dove non è necessario un profilo “ribelle”. Ad esempio, potrebbe rivelarsi un ottimo candidato alle elezioni regionali, che richiedono un profilo più centrista, in uno scenario in cui le divisioni nel centrodestra potrebbero rendere la Lombardia contendibile. In alternativa, potrebbe dare una mano nel prossimo parlamento, in cui il tema della libertà di stampa sarà centrale.

 

Foto dalla pagina Facebook di Pedro Sanchez

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