Partiti e politici

Non chiamateli neo-nazisti: così non si comprendono le loro motivazioni

L’estrema destra è probabile vincerà le prossime elezioni in molti dei paesi al voto nel 2027. Ma chi vuole combatterla non può soltanto recitare altri slogan, contro la rinascita del fascismo o del nazismo: deve proporre un progetto nuovo e appealing della società futura.

7 Settembre 2026

Un fantasma si aggira per l’Europa, il fantasma del neo-fascismo. Così vengono chiamate e identificate, neo-fasciste o neo-naziste, tutte quelle forze politiche che contestano, dalla destra radicale e antagonista, i partiti vicini all’establishment, i partiti “centristi”, di centro-destra o di centro-sinistra, che hanno in mano il potere politico ed economico nella UE.

Ma gli elettori di queste forze politiche non sono realmente fascisti o nazisti. Certo, non sono marxisti rivoluzionari, sono soltanto stufi marci di come quei partiti governano l’Europa, di come trattano (o, meglio, non trattano) e non riescono a risolvere i problemi seri e importanti per la grande maggioranza degli elettori “normali”, della gente che sta sempre peggio dal punto di vista economico e sociale. Quelli che vedono un futuro incerto per la propria sicurezza lavorativa e all’interno della società, quelli per non riescono a vedere il proprio domani, chiusi in un eterno presente fatto di progressiva de-pauperizzazione.

Gli slogan che adottano i leader di queste formazioni, dalla AfD a Vannacci, da Le Pen a Farage, hanno richiami suggestivi: stop ai migranti, sì alla remigrazione, basta aiuti militari all’Ucraina, utilizziamo invece quei fondi per il nostro welfare, basta con l’Europa delle banche, meglio pensare prima al nostro paese, meno regole burocratiche e più libertà individuale, più occupazione e meno ambientalismo di facciata.

Tutte tematiche condivise da sempre più elettori, sempre più cittadini che non si identificano certo con il nazismo o il fascismo, ma con la volontà di cambiare questi governanti, incapaci di migliorare la vita delle persone. In Sassonia in particolare, con AfD oltre il 44%, sono gli elettori conservatori, che hanno sempre votato CDU, che si ribellano ora contro l’establishment europeista, completamente disinteressato ai problemi economici della popolazione: la destra antagonista contro la destra dei burocrati, in attesa che succeda presto anche a Berlino, contro la sinistra, come forse accadrà tra un paio di settimane…

La storia elettorale delle Sassonia, nell’era post-comunista, è paradigmatica: dalla caduta del Muro di Berlino, la Sassonia si è distinta dagli altri Länder orientali, tutti vicini comunque al centro-destra, per una fortissima stabilità politica legata alla figura del “Padre della Sassonia”, il primo ministro Kurt Biedenkopf. Nelle prime tre tornate elettorali della Germania riunificata, la CDU ottiene percentuali schiaccianti, superando sempre la maggioranza assoluta, con consensi elevatissimi, spesso vicini al 60% dei voti, fino all’inizio di questo secolo.

Scende poi tra il 40 e i 50% negli ultimi anni, ma senza alcuna reale opposizione politica. Dopo la crisi economico-finanziaria del 2008 qualcosa inizia a mutare, una nuova forza si affaccia, non da sinistra ma dalla sua destra, la Alternative fur Deutschland, che poco alla volta cresce fino alle elezioni di domenica scorsa, coinvolgendo anche molti cittadini che si erano ritirati nell’astensione in mancanza di una vera alternativa alla CDU.

Ora questa alternativa ce l’hanno, così sono tornati al voto, in favore della AfD, così come ha fatto una percentuale cospicua di ex-elettori della stessa CDU. Oggi, sommando il voto per i due partiti di destra, siamo tornati alle percentuali di trent’anni fa, intorno al 60% dei consensi. In Germania come in Italia con Vannacci, sono i delusi della destra istituzionale che si rivolgono alla destra antagonista: voti di protesta che però non hanno alcuna ricetta economico-sociale per trasformare il paese, al di là degli slogan.

Ma chi vuole combatterla, in ciascuno dei paesi europei dove l’estrema destra è probabile che vinca le prossime elezioni, non può soltanto recitare altri slogan, contro la rinascita del fascismo o del nazismo: deve fornire una visione nuova e appealing della società futura, ricette che possano far innamorare di un progetto che riesca ad attirare tutti quegli elettori scontenti di ciò che (non) fa la politica oggi.

 

Università degli Studi di Milano

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