Partiti e politici
Ulisse secondo Vannacci
Vannacci cita Ulisse come modello del “patriarcato mediterraneo”. Ma il suo racconto dell’Odissea è costellato di errori: dalla guerra di Troia a Circe e Calipso, fino al ritorno a Itaca. Si direbbe che Omero non ha letto Vannacci (o viceversa).
Sono letteralmente rimasta basita dal recente discorso di Vannacci, che usa la figura di Ulisse come esempio di esponente del “patriarcato mediterraneo”. Quest’ultimo concetto è infatti di difficile comprensione, anche perchè non posso fare a meno di ricordare che sul Mediterraneo si affacciano anche cinque paesi arabi (Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco), più cinque paesi asiatici, oltre a dieci paesi europei.
Se quindi Vannacci volesse essere più preciso, viste le sue posizioni politiche manifestate in precedenza, in particolare quelle sull’Islam, il generale dovrebbe parlare di “patriarcato mediterraneo europeo”. Ma siccome anche la parola Europa suona male nella bocca del generale, allora ci teniamo quel vago aggettivo, “mediterraneo”, senza dimenticare che (in teoria) anche un mullah del Cairo avrebbe il diritto di riconoscersi nel concetto di “patriarca mediterraneo” che propaganda il generale.
Ma dato che si tratta di una figura antropologica nuova (quella per l’appunto del patriarca mediterraneo), cerchiamo di capire dalle parole del generale che cosa significhi esattamente l’espressione. Non si può negare che lo stesso Vannacci si trovi in difficoltà a spiegarsi e ricorra quindi all’allegoria per spiegarci esattamente cosa intente. Chi meglio di Ulisse (oggi tutti sanno chi è grazie al film di Nolan più che a Omero…), potrebbe aiutare il generale a far capire cosa intende? E per non tradire le sue parole, le ho trascritte (aggiungendo un po’ di punteggiatura) esattamente come le ha pronunciate. Ve le copio qui sotto.
“L’idea dell’uomo che noi abbiamo, ve ne faccio una che tutti conoscono: Ulisse. Questo è l’uomo del patriarcato mediterraneo, è un uomo che lascia la sua terra, lascia la sua famiglia per andare a proteggere la patria, perché questo è l’unico sacrificio che questo uomo concepisce e che lo porta a lasciare la propria famiglia, quello che ha di più caro, quello a cui è più attaccato: andare a difendere la patria.
Arriva in un posto dove la guerra procedeva da dieci anni, con un guizzo d’ingegno la risolve, poi vuole tornare a casa e invece si trova a vagare per vent’anni e a lottare contro tutti gli elementi ostili che si trova ad incontrare, anche contro la volontà degli dei, ma non si rassegna: lui deve tornare a casa, deve tornare dalla propria famiglia, deve tornare dalla propria moglie, deve tornare dal proprio figlio. Non cede alla bellezza di Circe, non cede alla promessa di eternità di Calipso, non cede alle lusinghe, non si lascia, come dire, prendere dallo sconforto dal fatto di perdere tutto l’equipaggio e di perdere tutti gli uomini con sé, ma torna a Itaca, torna dalla moglie e si fa riconoscere citando il talamo nuziale, che guarda caso era ricavato in una pianta d’olivo irremovibile, ancora viva, che sta a significare la fedeltà e la devozione nei confronti della propria moglie.
Questa è l’idea di uomo che abbiamo noi come patriarcato mediterraneo. E che quando arriva (Ulisse, n.d.r), non è che se ne va, no, stermina tutti quelli che hanno cercato di insidiare la propria famiglia, i proci, e continua a difenderla, difende Telemaco, difende Penelope e si insidia e ritorna a difendere la propria famiglia e a rispettarla e a creare i presupposti affinché quella famiglia possa continuare a esistere.”
Faccio una prima osservazione, se qualcuno fosse arrivato a leggere il suo discorso fino alla fine: il generale non parla un bell’italiano e sembra non avere letto l’Odissea (perchè citarla, allora?). E siccome mia madre faceva l’insegnante alle scuole medie, mi è rimasto nel sangue la voglia di mettere un voto a quel groviglio di pensieri espressi MALISSIMO e soprattutto SBAGLIATI. Il voto sarebbe “non classificato”, perchè. Sant’Iddio, cosa c’entra Ulisse (quello del film di Nolan, immagino…) con quella serie di castronaggini sulla patria e la famiglia? Tanto per cominciare, Ulisse non parte per la guerra di Troia per difendere la patria (che sarebbe stata Itaca, nel suo caso, di cui era re). Parte in virtù di un giuramento fatto da tutti gli Achei per difendere Menelao, a cui il troiano Paride aveva rapito la moglie Elena.
Però gli errori nel testo sono così tanti e l’italiano di Vannacci così sgangherato, che mi sono affidata alla solita ChatGPT per chiedere di fare la correzione. Ve la ripropongo qui sotto.
1. ULISSE COME MODELLO DELL’UOMO MEDITERRANEO
Testo:
«L’idea dell’uomo che noi abbiamo, ve ne faccio una che tutti conoscono: Ulisse.»
[LINGUA] «Ve ne faccio una» è scorretto. Si dovrebbe dire: «Vi faccio un esempio che tutti conoscono: Ulisse.»
Testo:
«Questo è l’uomo del patriarcato mediterraneo.»
[FORZATURA INTERPRETATIVA] L’espressione «uomo del patriarcato mediterraneo» applica direttamente a Ulisse una categoria sociologica moderna.
La società descritta nei poemi omerici è certamente fortemente patriarcale, ma identificare Ulisse come il modello dell’uomo del patriarcato mediterraneo richiederebbe una dimostrazione. Non è un dato che si possa semplicemente dare per acquisito.
Inoltre Ulisse è un personaggio assai più complesso: è re, guerriero, padre, marito, amante, viaggiatore, ingannatore, narratore e soprattutto uomo della métis, l’intelligenza astuta.
2. PERCHÉ ULISSE PARTE PER TROIA
Testo:
«È un uomo che lascia la sua terra, lascia la sua famiglia per andare a proteggere la patria.»
[ERRORE FATTUALE] Ulisse non parte per proteggere Itaca.
Itaca non è stata invasa e la sua famiglia non è minacciata. Ulisse parte con gli altri principi achei per la spedizione contro Troia.
Anzi, nella tradizione mitologica Ulisse cerca inizialmente addirittura di evitare la guerra, fingendosi pazzo per non partire.
Perciò descrivere la sua partenza come il sacrificio dell’uomo che abbandona la famiglia «per difendere la patria» modifica profondamente il senso della vicenda.
Testo:
«Perché questo è l’unico sacrificio che questo uomo concepisce.»
[FORZATURA INTERPRETATIVA] Non c’è nel poema alcun elemento che permetta di affermare che questo sia «l’unico sacrificio che Ulisse concepisce».
È un’affermazione psicologica attribuita al personaggio senza fondamento testuale.
Testo:
«Andare a difendere la patria.»
[ERRORE FATTUALE] Si ripete lo stesso errore: la guerra di Troia non è una guerra combattuta da Ulisse per difendere la propria patria.
3. I DIECI ANNI DELLA GUERRA DI TROIA
Testo:
«Arriva in un posto dove la guerra procedeva da dieci anni.»
[ERRORE FATTUALE GRAVE] Ulisse non arriva a Troia quando la guerra dura già da dieci anni.
Ulisse partecipa alla spedizione fin dall’inizio.
È l’intera guerra di Troia a durare dieci anni.
Testo:
«Con un guizzo d’ingegno la risolve.»
[FORZATURA INTERPRETATIVA] Il riferimento è evidentemente al cavallo di Troia.
L’astuzia del cavallo è tradizionalmente associata a Ulisse e il suo ruolo è ricordato anche nell’Odissea. Tuttavia dire che Ulisse, con un singolo «guizzo d’ingegno», risolve da solo una guerra durata dieci anni è una forte semplificazione retorica.
4. QUANTO DURA IL VIAGGIO DI ULISSE
Testo:
«Poi vuole tornare a casa e invece si trova a vagare per vent’anni.»
[ERRORE FATTUALE GRAVE] Ulisse non vaga per vent’anni.
Rimane lontano da Itaca complessivamente per circa vent’anni:
dieci anni di guerra + circa dieci anni di ritorno.
Il viaggio narrato nell’Odissea dura quindi circa dieci anni, non venti.
5. ULISSE CONTRO GLI DEI
Testo:
«A lottare contro tutti gli elementi ostili che si trova ad incontrare.»
[LINGUA] Espressione molto pesante. Sarebbe più naturale:
«a lottare contro gli ostacoli che incontra durante il viaggio».
Testo:
«Anche contro la volontà degli dei.»
[ERRORE FATTUALE / FORZATURA] Gli dei non sono unanimemente contrari a Ulisse.
Poseidone è il suo grande avversario.
Atena, al contrario, è la sua principale protettrice.
Anche Zeus alla fine autorizza e favorisce il ritorno.
Parlare genericamente di «volontà degli dei» falsifica quindi uno dei meccanismi fondamentali dell’Odissea: gli dei sono divisi.
6. IL DESIDERIO DI TORNARE ALLA FAMIGLIA
Testo:
«Lui deve tornare a casa, deve tornare dalla propria famiglia, deve tornare dalla propria moglie, deve tornare dal proprio figlio.»
La ripetizione può funzionare retoricamente.
[FORZATURA INTERPRETATIVA] Il problema sta però nel trasformare il nóstos, cioè il ritorno di Ulisse, quasi esclusivamente nel ritorno affettivo di un marito e di un padre.
Tornare a Itaca significa anche recuperare:
la propria casa,
il proprio patrimonio,
il proprio regno,
la propria identità,
la propria posizione sociale.
Il tema familiare è fondamentale, ma non è l’unico.
7. CIRCE: QUI C’È UNO DEGLI ERRORI PIÙ EVIDENTI
Testo:
«Non cede alla bellezza di Circe.»
[ERRORE FATTUALE MOLTO GRAVE]
È semplicemente falso.
Ulisse ha un rapporto sessuale con Circe e rimane con lei per un anno.
Non è quindi possibile utilizzare l’episodio di Circe come prova della fedeltà coniugale di Ulisse.
È esattamente il contrario di ciò che racconta il poema.
8. CALIPSO
Testo:
«Non cede alla promessa di eternità di Calipso.»
[LINGUA] Più precisamente Calipso gli offre l’immortalità, non genericamente «l’eternità».
[FORZATURA INTERPRETATIVA] È vero che Ulisse alla fine rinuncia all’immortalità e sceglie di tornare a Itaca.
Ma manca un particolare piuttosto importante:
Ulisse rimane con Calipso per sette anni e ha con lei una relazione sessuale.
Nella fase finale della permanenza, il poema lo rappresenta ormai infelice, mentre guarda il mare e desidera tornare a casa.
Il suo rifiuto finale di Calipso è quindi importante, ma non può essere trasformato nella storia di un uomo che non ha mai ceduto alle sue lusinghe.
9. «NON CEDE ALLE LUSINGHE»
Testo:
«Non cede alle lusinghe.»
[ERRORE / FORZATURA] L’espressione è particolarmente fuorviante perché cancella proprio i rapporti di Ulisse con Circe e Calipso.
Si costruisce così retrospettivamente un Ulisse sessualmente fedele a Penelope che nel poema non esiste.
10. ULISSE NON SI LASCIA PRENDERE DALLO SCONFORTO?
Testo:
«Non si lascia, come dire, prendere dallo sconforto dal fatto di perdere tutto l’equipaggio e di perdere tutti gli uomini con sé.»
[LINGUA] «Prendere dallo sconforto dal fatto di» è una costruzione molto sgraziata.
Sarebbe meglio:
«Non si lascia abbattere dalla perdita di tutti i suoi compagni.»
Anche «equipaggio» è poco adatto al registro dell’Odissea: meglio «compagni».
Ma c’è un problema molto più importante.
[ERRORE FATTUALE] Ulisse si lascia eccome prendere dallo sconforto.
Piange, soffre e si dispera ripetutamente.
Uno degli esempi più evidenti si trova proprio sull’isola di Calipso: Ulisse trascorre le giornate sulla riva del mare, piangendo e desiderando Itaca.
Presentarlo come l’eroe che non conosce lo sconforto significa trasformare un personaggio che nel poema manifesta apertamente dolore e fragilità in un moderno stereotipo di virilità imperturbabile.
11. IL LETTO DI ULISSE E PENELOPE
Testo:
«Torna dalla moglie e si fa riconoscere citando il talamo nuziale.»
[ERRORE / IMPRECISIONE]
La scena è diversa.
È Penelope a mettere Ulisse alla prova.
Ordina che venga preparato per lui il letto matrimoniale fuori dalla camera.
Ulisse reagisce immediatamente perché sa che quel letto non può essere spostato.
Penelope comprende allora che soltanto il vero Ulisse poteva conoscere quel segreto.
Non è quindi semplicemente Ulisse che «cita il talamo nuziale per farsi riconoscere».
È Penelope a organizzare una prova di riconoscimento.
Testo:
«Era ricavato in una pianta d’olivo irremovibile, ancora viva.»
[LINGUA / IMPRECISIONE] «Ricavato in una pianta d’olivo» è una formulazione impropria.
Il letto è stato costruito da Ulisse utilizzando come elemento strutturale il tronco di un ulivo ancora radicato nel terreno.
È proprio per questo che non può essere spostato.
12. IL LETTO COME SIMBOLO DELLA FEDELTÀ
Testo:
«Sta a significare la fedeltà e la devozione nei confronti della propria moglie.»
[FORZATURA INTERPRETATIVA MOLTO FORTE]
Il letto può certamente essere letto simbolicamente.
Può rappresentare:
la stabilità del matrimonio, la solidità della casa, il legame unico tra Ulisse e Penelope.
Ma trasformarlo nella prova della fedeltà sessuale di Ulisse è molto difficile.
Ulisse, infatti, ha avuto rapporti sessuali con Circe e Calipso.
Qui emerge anzi un elemento assai più interessante se si vuole parlare di patriarcato:
la fedeltà sessuale richiesta a Penelope non è richiesta nello stesso modo a Ulisse.
Penelope deve aspettarlo per vent’anni.
Ulisse può invece avere altre donne senza che ciò comprometta, nel sistema morale del poema, la legittimità del suo matrimonio.
Se si vuole utilizzare l’Odissea per parlare della struttura patriarcale della società antica, questo sarebbe un argomento molto più solido.
13. «QUESTA È L’IDEA DI UOMO CHE ABBIAMO NOI»
Testo:
«Questa è l’idea di uomo che abbiamo noi come patriarcato mediterraneo.»
[FORZATURA INTERPRETATIVA]
È una generalizzazione enorme.
Chi sono esattamente «noi»?
Che cosa significa precisamente «patriarcato mediterraneo»?
E soprattutto: perché un personaggio composto quasi tremila anni fa dovrebbe rappresentare senza mediazioni «la nostra idea di uomo»?
La frase trasforma una possibile interpretazione culturale in una verità autoevidente.
14. LA STRAGE DEI PROCI
Testo:
«Quando arriva, non è che se ne va no stermina tutti quelli che hanno cercato di insidiare la propria famiglia, i Proci.»
[LINGUA] La frase è grammaticalmente sconnessa.
Probabilmente il senso è:
«Quando arriva, non se ne va: stermina tutti coloro che hanno cercato di insidiare la sua famiglia, i Proci.»
Ma anche il contenuto richiede una precisazione.
[IMPRECISIONE] I Proci non si limitano a «insidiare la famiglia».
Occupano la casa di Ulisse, consumano il suo patrimonio, corteggiano Penelope e progettano anche l’assassinio di Telemaco.
15. ULISSE «DIFENDE LA FAMIGLIA»
Testo:
«Continua a difenderla, difende Telemaco, difende Penelope.»
[FORZATURA INTERPRETATIVA]
La strage dei Proci può certamente essere letta anche come difesa della casa e della famiglia.
Ma definirla soltanto in questo modo ne cambia il significato.
Ulisse sta anche:
riconquistando il proprio oîkos, recuperando il patrimonio, restaurando la propria autorità e riprendendo il proprio ruolo di sovrano.
La vendetta è familiare, sociale e politica insieme.
16. «SI INSIDIA»
Testo:
«E si insidia.»
[LINGUA] È quasi certamente un lapsus.
La parola corretta sarebbe «si insedia».
Ma anche «si insedia» non è perfetta, perché Ulisse non conquista una nuova posizione.
Più propriamente riprende il proprio posto a Itaca.
17. ULISSE «RISPETTA» LA FAMIGLIA
Testo:
«Ritorna a difendere la propria famiglia e a rispettarla.»
[FORZATURA INTERPRETATIVA]
«Rispettare la famiglia» introduce una categoria morale contemporanea che il poema non formula in questi termini.
È evidente che Ulisse vuole recuperare Penelope, Telemaco e la propria casa.
Ma trasformare tutto ciò nella figura moderna del marito rispettoso e padre protettivo significa sovrapporre al personaggio omerico valori e categorie posteriori.
18. IL FINALE
Testo:
«A creare i presupposti affinché quella famiglia possa continuare a esistere.»
[LINGUA] «Creare i presupposti affinché» è un linguaggio quasi burocratico e molto lontano dal registro epico.
[IMPRECISIONE] Inoltre la storia non finisce semplicemente con Ulisse che ricompone serenamente la propria famiglia.
Dopo la strage dei Proci nasce un nuovo conflitto con i parenti degli uomini uccisi.
La pace viene ristabilita soltanto grazie all’intervento divino, in particolare di Atena e Zeus.
Concludo io (essere umano): bocciato, generale, bocciato da un chatbot!
Generale, non poteva fare qualche verifica (su internet) prima di fare quel discorsetto?
Aggiungo che bisogna rivedere i sondaggi (Vannacci non prenderà mai il 7%), ma bisogna soprattutto farlo parlare in pubblico più spesso. Senza gobbo, a braccio. E magari interrogarlo in geografia, davanti a tutti, sulla pubblica piazza. Sono sicura che ne sentiremmo delle belle.
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