Memoria e Futuro
A briglia sciolta
Sono morti a un giorno di distanza, il filosofo belga e il cantautore irlandese, e la coincidenza costringe a cercare quello che li teneva insieme (oltre che per me, che ero cultore di entrambi) prima ancora che la cronaca delle loro scomparse li accostasse involontariamente. Non è difficile trovarlo: entrambi hanno passato la vita a rifiutare la stessa cosa, quella che Raoul Vaneigem chiamava, insieme a Guy Debord, la “società dello spettacolo”.
Vaneigem, morto a 92 anni, non ha mai smesso di considerare la vita quotidiana come il terreno vero della rivoluzione, più delle ideologie e dei partiti. Il suo Trattato del saper vivere ad uso delle giovani generazioni diventò uno dei breviari del Sessantotto parigino proprio perché non chiedeva adesione a un programma, ma un cambio di postura: smettere di sopravvivere passivamente dentro ruoli prestabiliti, reclamare l’intensità contro la merce. Lo stesso filo attraversa il resto della sua opera, spesso firmata con pseudonimi: Il libro dei piaceri, elogio radicale del desiderio contro la morale del sacrificio; Indirizzo ai viventi sulla morte che li governa e l’opportunità di disfarsene, che ribalta il rapporto tra paura della morte e accettazione della sopravvivenza mercantile; Né vendetta né perdono, riflessione tarda sulla giustizia dopo i crimini del Novecento; e i più teorici Sull’autogestione della vita quotidiana e Banalità di base, dedicati a come sottrarre l’esistenza ordinaria alla gerarchia. Testi tutti ancora a disposizione di chi volesse goderne la straordinaria radicalità.
Glen Hansard, morto a 56 anni in un incidente stradale a Dublino, quella stessa intensità l’ha suonata invece di scriverla. Busker per anni per le strade irlandesi prima del successo arrivato tardi con Once, ha continuato fino all’ultima sera — passata a suonare in un pub fuori Dublino con un gruppo di musica tradizionale — a trattare il palco e il marciapiede come lo stesso posto (preferendo spesso il secondo al primo). Parlando della sua formazione da musicista di strada, Hansard diceva che stare per strada rende tutti uguali: lì non c’è gerarchia da rock star, solo la musica offerta a chi passa, senza filtro né mediazione commerciale. Lo si sente in Grace Beneath the Pines, forse il brano più esplicito sul restare fedeli alla propria natura contro le pressioni del successo, e lo si legge già nel titolo del suo ultimo progetto discografico, Don’t Settle: non accontentarti, non scendere a patti — la stessa insofferenza per la vita amministrata che Vaneigem teorizzava dalla pagina. Anche per lui vale quanto detto detto per il filosofo belga, la sua discografia (solista e in gruppo con The Frames) è lì a disposizione di tutti coloro ne volessero godere e volessero apprendere qualcosa sulla libertà.
È qui che i due si toccano, al di là della biografia: nell’idea che l’arte e la vita vera si giochino altrove rispetto alla vetrina, nel rifiuto di lasciarsi ridurre a prodotto. Vaneigem lo scriveva contro il capitalismo dei consumi; Hansard lo dimostrava ogni sera, chitarra in spalla, in un pub qualunque lungo il Liffey.
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