Memoria e Futuro

Il male invisibile

di Marco Di Salvo 18 Maggio 2026

La settimana scorsa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha anticipato le risultanze di un rapporto elaborato dalla Pan-European Commission on Climate and Health, presieduta dall’ex Primo Ministro islandese Katrín Jakobsdóttir e supportata dai migliori esperti mondiali di clima e salute. Una commissione che ha passato un anno a raccogliere dati, a fare hearing con politici e scienziati, a mettere insieme raccomandazioni concrete sulla relazione fra cambiamento climatico e morte per malattia in Europa. Il documento parla di 63.000 morti di caldo l’anno, 600.000 morti per inquinamento da combustibili fossili, di 444 miliardi di euro di sussidi che, di fatto, finanziano il nostro stesso avvelenamento. Verrà stato presentato davanti ai ministri della sanità di 194 paesi questa settimana.

Nessuno lo leggerà.

Perché la settimana prima, e la settimana durante, e probabilmente la settimana dopo, tutti—politici, giornali, dibattito pubblico—sono stati occupati a far titoli sull’Hantavirus. Non su una pandemia globale, non su una crisi diffusa nei paesi occidentali, ma su un focolaio circoscritto a una nave da crociera che, all’11 maggio, aveva registrato nove casi e tre morti. Subito allarme, subito servizi, subito interrogativi sulla trasmissione umana—che, fra l’altro, gli esperti dicono sia “rara” e “documentata solo in contatti molto stretti e prolungati”.

Comunicati dell’OMS, circolari del ministero, test nelle città italiane, la francese in rianimazione a Parigi che diventa notizia globale, dichiarazioni di ministri della sanità europei, Task Force, coordinamento internazionale. Una settimana intera di ossessione mediatica per un focolaio confinato.

Nel frattempo, mentre il rapporto europeo si prepara ad essere ignorato, la Repubblica Democratica del Congo stava affrontando un’epidemia di Ebola. Di nuovo. Ancora una volta. Con gli stessi zero strumenti di prima, gli stessi zero vaccini disponibili sul territorio, le stesse morti evitabili perché il virus ha il difetto fatale di non essere redditizio.

L’Ebola in RDC rimane invisibile sui media globali per una ragione precisa: non riesce a minacciare i ricchi. Non è sulla rotta delle crociere di lusso europee, non tocca i paesi sviluppati, non minaccia i mercati finanziari. È confinato, è circoscritto, è africano. E quando una crisi sanitaria rimane africana, rimane un non-evento. La stampa non la racconta, le riunioni emergenziali non vengono convocate, i ministri non fanno dichiarazioni.

Se l’Ebola fosse scoppiato su una nave da crociera olandese, avremmo avuto lo stesso trattamento mediatico. Se minacciasse New York, Londra, Berlino, il mondo avrebbe reagito in settimane. I vaccini sarebbero stati sviluppati in mesi, non decenni. L’industria farmaceutica avrebbe mobilitato ogni risorsa.

Ma l’Ebola uccide dove i soldi non ci sono. Quindi prospera. Viene ignorato. La ricerca procede lentamente, con budget ridotti, senza urgenza. E quando torna—come sempre torna—scopriamo di nuovo che non era e continua a non essere una priorità.

Questo è il sistema capital-driven della sanità globale. Non funziona sulla base del bisogno umano. Funziona sulla base del profitto potenziale, della visibilità mediatica, della minaccia ai paesi ricchi. Una crisi che tocca le élite europee in vacanza? Immediato, comunicati stampa, coordinamento internazionale, protocolli, test. Una crisi che rimane confinata nei paesi poveri? Aspetta, forse non è interessante, forse non recluta i pazienti necessari, forse non vale la pena.

Così mentre l’opinione pubblica europea stava impegnata a fare titoli sull’Hantavirus, a discutere di trasmissione umana, di precauzioni portuali, di isolamento, le strutture reali della sanità globale continuavano a funzionare esattamente come hanno sempre funzionato: salvando i ricchi, lasciando morire i poveri, mascherando tutto con un’apparenza di neutralità scientifica.

Il rapporto PECCH chiede un’economia della salute basata su equità, su diritto, su bisogno umano reale. Chiede di smettere di sussidiare i fossili e iniziare a investire in salute preventiva. Chiede accountability. Ma finché la sanità rimane capital-driven, finché ogni decisione di ricerca passa dal filtro del profitto, finché le crisi visibili ai media europei ricevono risorse massicce mentre le crisi africane rimangono invisibili, il rapporto rimane quello che è: un documento serio che nessuno leggerà perché tutti sono troppo occupati a discutere di Hantavirus.

Mentre in Congo, l’Ebola falcia indisturbato l’ennesimo carico di vittime.

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