Memoria e Futuro

Un argomento in meno

di Marco Di Salvo 3 Novembre 2026

Domenica mattina un dispaccio d’agenzia, di quelli che si leggono col primo caffè e si dimenticano col secondo, ha riferito che la presidente del Consiglio, interrogata da Bruno Vespa per il libro in uscita l’indomani da Mondadori e da Rai Libri, giudica la riforma della Rai a buon punto e ne attende un beneficio preciso: «toglieremo alla sinistra anche questo argomento». La frase merita più attenzione di quanta ne abbia chiesta il dispaccio, che l’ha incastonata di passaggio tra le varie cose che a mo’ di tortura della goccia cinese Bruno Vespa ci propone ogni vota che esce ogni suo imperdibile volume. Chi la pronuncia crede di aver detto una cosa ovvia; chi la legge con un briciolo di attenzione in più di quella richiesta dall’emittente si accorge che ha confessato, con la serenità dei temperamenti schietti, lo scopo dell’intera operazione.

Conviene intendersi sulle parole, che in questa materia fanno (o dovrebbero fare) metà del lavoro. Una riforma, per chi sta all’opposizione, è la correzione di un difetto; per chi governa è il modo di far sapere che il difetto si sta correggendo. Quanto all’argomento, la logica insegna che lo si toglie in due maniere soltanto: o lo si confuta, o si elimina la cosa di cui parla. Se l’obiezione dell’opposizione è che il governo sceglie i vertici della Rai, essa scompare quando il governo non li sceglie più; ma a quel punto a rimetterci è chi governa, e non si capisce perché ne sarebbe contento. Resta una terza maniera, che la logica non contempla e la politica pratica da sempre: ripetere che la riforma è in corso finché l’avversario si stanca di ricordare perché servisse.

Ma la premier che (a proposito di repetita che non juvant) ricorda poi che la legge in vigore l’ha scritta la sinistra, e che la sinistra l’ha adoperata per anni, salvo scoprire che dava troppo potere alla politica quando al governo è arrivata lei, ci tiene a fare sapere perché vuole fare questa riforma:per togliere l’argomento. Meraviglioso, altro che efficenza, altro che risparmiare i soldi dei contribuenti per canali che sono in misto tra la programmazione televisiva per una via cavo da residenza per anziani e lo sfogatoio di mezzi vip incanutiti. La riforma si fa per togliere l’argomento all’opposizione. Bene, bravi, bis.

Manzoni narra che i governatori di Milano pubblicassero le loro gride contro i bravi, l’una dopo l’altra, e che i bravi, a ogni grida, rimanessero dove stavano, il che dava ragione alla grida successiva. La legge come proclama è una vecchia consuetudine nazionale, e la riforma della Rai, che ogni schieramento ritiene urgente quando è fuori dal governo, ne è un esemplare nobile. Il testo che a fine novembre arriva al Senato toglie al governo la scelta dell’amministratore delegato e la consegna al consiglio, dove siedono due membri designati dal Tesoro, quattro dal Parlamento e uno dai dipendenti: un’architettura di bilancino, che la maggioranza dice sottragga potere all’esecutivo e l’opposizione dice lo lasci dov’è, perché a scegliere saranno comunque i voti maggiorati di chi è al governo. Chi abbia ragione si vedrà, probabilmente a elezioni avvenute, visto che l’intenzione è di chiudere prima di Natale e insediare il nuovo vertice entro un mese dal sì definitivo.

Immaginiamo, per amore dell’esperimento, il metodo “argomento” applicato per intero. Ogni questione nazionale avrebbe la sua riforma a buon punto, destinata non a risolverla ma a sottrarla alla discussione: la sanità riformata per togliere all’opposizione l’argomento delle liste d’attesa, la scuola per togliere quello dei precari, i tribunali quello dei processi lunghi. Basterebbe l’annuncio, e un libro che lo accolga, per ottenere dall’avversario la cosa che in politica si desidera di più, cioè il silenzio per sfinimento. Il paese si ritroverebbe con le liste d’attesa lunghe come prima e gli argomenti dell’opposizione spariti come mai, e dovrebbe decidere quale dei due fenomeni meriti più attenzione. Argomenti buoni per l’ennesima strenna prenatalizia di Bruno Vespa.

 

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