Relazioni

I giovani oggi viaggiano soli

Anche oggi come il panettiere Nino Cerami, protagonista del romanzo LA STRADA GIOVANE di Antonio Albanese, i giovani viaggiano soli.

18 Settembre 2026

Vecchia piccola borghesia / per piccina che tu sia / non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia. Vecchia piccola borghesia / vecchia gente di casa mia / per piccina che tu sia / il vento un giorno / ti spazzerà via” (Claudio Lolli)

Avendo già capito benissimo quanto la destra del governo Meloni odia i giovani (basta uno sguardo alle carceri minorili usate come discariche sociali e riempite all’inverosimile di ragazzi nel vano pensiero che punire e basta, serva a qualcosa), in questi giorni abbiamo appreso che anche parte della sinistra odia i giovani: vittima del fuoco amico, Virginia Libero, segretaria dei giovani Pd per aver detto che i giovani in guerre dichiarate da dittatori e tecnocrati, seduti al caldo, non ci vogliono andare.

Io per salvarmi da questi giorni bui e terribili ho ripreso in mano un bel libro e me lo sono riletto. Trovandolo meraviglioso, avvincente, anche la seconda volta per me, che già conoscevo lo sviluppo della narrazione.

E’ il primo romanzo (non il primo libro ma gli altri avevano un altro genere) di Antonio Albanese, proprio lui l’attore che ha riempito di maschere comiche indimenticabili cinema e tv da decenni: da Epifanio, Alex Drastico, Frengo fino a Cetto La Qualunque e il cuoco Alain Tonnè. E che ci ha regalato splendide opere teatrali e prove cinematografiche. Si intitola LA STRADA GIOVANE, Feltrinelli.

Albanese è un artista affermato, vien proprio da augurargli grande successo anche come scrittore. Sviluppa l’originale storia di un giovane militare italiano che rifiuta l’arruolamento per la Repubblica di Salò dopo l’armistizio del 1943, finisce internato in un campo di prigionia in Austria da cui fugge per ritornare in Sicilia da sua moglie e dalla sua famiglia. La meta è Petralia Soprana (Palermo), il paese natale dello scrittore. Il racconto è quello di un viaggio che attraversa la penisola, ma soprattutto attraversa gli orrori della guerra che la distruggono.

Un’esperienza di sopravvivenza che gli consente di misurarsi con la fame, il freddo e la paura che assestano morsi e colpi micidiali e di cui Albanese non risparmia descrizioni brutali e realistiche che arpionano il lettore e lo costringono a sentire e vivere quelle pagine scritte.

E così brilla più che mai l’intenzione confessata dall’autore: Volevo raccontare un eroe normale, e cioè un giovane di 22 anni, ingenuo ma buono, che riesce nonostante tutto a restare tale grazie ai suoi ricordi, grazie all’amore per la sua terra, per la sua famiglia e soprattutto per la donna che ha sempre amato e che ha sposato appena prima di dover partire per la guerra. La strada che percorre, quella del titolo, è la strada che solo un giovane può animare, rendere salvifica. In ogni mio lavoro c’è sempre un riferimento ai giovani, alle nuove generazioni. Questo mio primo romanzo è in fondo un omaggio a loro, al potenziale che ogni giovane può avere: grazie all’amore, grazie alla determinazione, grazie al coraggio, grazie alla voglia di crederci”.

In un paese di vecchi come l’Italia e di politici che odiano i giovani, un atto di fede di cui c’è indubbiamente grande bisogno. Per ricordarci che anche oggi, come il panettiere Nino Cerami del romanzo, i giovani viaggiano da soli.

Soffocati, sospettati, impediti da adulti che ne minano il crescere e il progredire.

Ci vorrebbero al contrario tanti Albanese a regalare loro il credito e la fiducia perché vadano avanti nonostante tutto.

Per i giovani di oggi vale la lezione della discesa all’inferno di Nino: «perde tutto durante la fuga. Perde i compagni di fuga, abbattuti dai colpi di chi li insegue e di chi, diffidente, li incontra. Perde la dignità, costretto a elemosinare aiuto, a sporcarsi, ad aggrapparsi alla vita con ogni mezzo. Perde l’onestà, quando si ritrova a rubare, minacciare, sottrarre. Il suo viaggio all’inferno è un continuo strappare via strati di umanità superficiale, senza però mai perdere l’essenza: chi è, davvero; i valori che la famiglia gli ha trasmesso; i doveri verso sua moglie, verso gli amici caduti, verso il suo Dio» (Alessandro Frau).

Ecco allora la più grande lezione del libro nella citazione scelta dall’autore e posta quale esergo nella sua prima pagina: «Beato chi in gioventù è stato giovane» (A. Puskin).

 

 

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