Relazioni
Intervista impossibile al Dottor Sistema: l’insostenibile noia dell’essere umano
Con gli anni il mondo resta pieno di meraviglie, ma gli esseri umani sembrano ripetere gli stessi schemi. Tra clan, relazioni imperfette e dialoghi inutili, il Dottor Sistema racconta il disincanto adulto e la leggerezza che nasce quando smettiamo di voler cambiare tutti.
Intervistatore: Dottor Sistema, credo di avere un problema. Il mondo continua a sembrarmi immensamente interessante, ma le persone, con il passare degli anni, un po’ meno.
Dottor Sistema: Ottimo. Sta entrando nell’età adulta.
Intervistatore: Non è cinismo. Più conosco il mondo, più mi sembra sterminato. Scienza, storia, filosofia, tecnologia, universo: ci sono infinite cose che non sappiamo e che probabilmente non riusciremo mai a sapere.
Dottor Sistema: E invece gli esseri umani?
Intervistatore: Dopo un po’ cominciano a ripetersi.
Dottor Sistema: È uno dei piccoli inconvenienti dell’Homo sapiens. O, come avevamo già avuto modo di chiamarlo, dell’Homo stupidus. A vent’anni ogni nuova persona sembra un continente inesplorato. A trentacinque si comincia a sospettare che molti continenti abbiano lo stesso centro commerciale.
Intervistatore: È proprio questo. Persone diverse, vite diverse, lavori diversi. Poi si parla e spesso si ritorna agli stessi schemi.
Dottor Sistema: Il lavoro. I soldi. La casa. Le relazioni. Chi è salito, chi è sceso, chi appartiene a quale gruppo. Una quantità impressionante di energia spesa a interpretare gli altri: chi pensa cosa di chi, chi è con chi, chi è contro chi.
Intervistatore: Non perché le persone non siano complesse. Probabilmente ogni individuo contiene un universo. È che spesso utilizziamo una parte sorprendentemente piccola di quell’universo.
Dottor Sistema: Esplorare l’universo costa fatica. Stabilire chi non sopportiamo è molto più economico.
L’essere umano è un animale sociale e il gruppo gli piace moltissimo. Cambiano i nomi, ma il meccanismo resta: alle elementari il gruppetto, all’università la cerchia, in ufficio la squadra, in politica la corrente, nelle istituzioni la fazione. E prima o poi arrivano sempre un “noi” e un “loro”.
Intervistatore: È forse una delle cose più sgradevoli dell’essere umano: la facilità con cui esclude chi è diverso.
Dottor Sistema: Certamente. Il gruppo ama moltissimo l’originalità, purché sia già stata approvata dal gruppo.
Se tutti guardano nella stessa direzione e uno si gira dall’altra parte, il primo istinto raramente è: “Forse ha visto qualcosa”. Più spesso è: “Perché quello non guarda dove guardiamo noi?”.
Intervistatore: E non è un caso che tante persone brillanti siano state considerate eccentriche, ridicole o fuori posto.
Dottor Sistema: Purché non trasformiamo ogni escluso in un genio. Sarebbe troppo comodo. Ma il pensiero indipendente ha spesso un prezzo sociale.
Il gruppo vive di codici impliciti: cosa si può dire, cosa si deve pensare, chi bisogna stimare, chi bisogna evitare. Chi rompe quei codici ricorda agli altri una cosa irritante: che non sono leggi della natura.
Intervistatore: E chi resta fuori può vedere meglio?
Dottor Sistema: A volte. Da dentro una fazione vede alleati e nemici. Da fuori vede primati vestiti bene che cercano di stabilire chi appartiene a quale tavolo.
Intervistatore: Solo che stare fuori può diventare solitudine.
Dottor Sistema: Ed eccoci alla fregatura biologica. Può essere deluso dagli esseri umani quanto vuole, ma continua ad averne bisogno.
L’uomo sogna continuamente di liberarsi dagli altri. “Extraterrestre, portami via”, cantava Eugenio Finardi. Trovami un pianeta tutto mio, lasciami finalmente in pace. Poi arriva sul pianeta, passano tre giorni e comincia a domandarsi se almeno l’extraterrestre vuole prendere un caffè.
Intervistatore: È la stessa contraddizione che si sente in Io sono leggenda: l’assenza degli altri diventa peggiore della loro presenza.
Dottor Sistema: Siamo fatti così. Ci annoiamo con le persone e soffriamo senza persone. Un risultato notevole dell’evoluzione.
Intervistatore: Anche l’amore dovrebbe essere l’eccezione.
Dottor Sistema: Al contrario. L’amore è probabilmente il luogo nel quale l’essere umano diventa più evidente.
All’inizio conosciamo la versione promozionale dell’altro. Poi arriva l’intimità e, insieme all’intimità, arrivano anche due infanzie, qualche ferita, bisogno di rassicurazione, gelosia, orgoglio, paura di perdere l’altro e desiderio di sentirsi importante.
Intervistatore: Tutte cose che oggi chiamiamo facilmente “tossiche”.
Dottor Sistema: Oggi chiamiamo tossico quasi tutto ciò che non sembra scritto da un manuale di psicologia.
Un po’ di gelosia? Tossico.
Avere bisogno dell’altro? Dipendenza.
Voler essere rassicurati? Red flag.
Soffrire se qualcuno si allontana? Attaccamento problematico.
Di questo passo l’unica relazione perfettamente sana sarà quella tra due persone che non hanno particolare interesse a vedersi.
Intervistatore: Quindi la tossicità non esiste?
Dottor Sistema: Certo che esiste. Se un rapporto è fatto di paura, controllo, umiliazione o sopraffazione, il problema è reale.
Ma non ogni imperfezione è una patologia.
Due persone possono essere gelose. Possono avere bisogno l’una dell’altra. Possono avere fragilità che si incastrano reciprocamente. E magari proprio per questo, in quel loro equilibrio imperfetto, stanno bene.
Le relazioni vere assomigliano più a due persone leggermente storte che, per qualche misteriosa ragione, riescono ad appoggiarsi bene l’una sull’altra.
Intervistatore: Quindi l’amore non ci rende necessariamente migliori.
Dottor Sistema: No. Ci rende più visibili.
Ed è forse proprio questo che cambia con gli anni. Non si smette di cercare gli altri, né di voler loro bene. Si smette progressivamente di aspettarsi che siano perfetti, coerenti, limpidi, sempre all’altezza delle nostre aspettative.
La delusione diventa meno drammatica perché smette di sembrare un’eccezione.
Intervistatore: È questa la noia?
Dottor Sistema: In parte. È la sensazione di riconoscere sempre più rapidamente strutture già viste, entusiasmi già incontrati, comportamenti che sappiamo come finiranno.
Ma prima di arrivare alla leggerezza deve rinunciare a un’altra illusione.
Intervistatore: Quale?
Dottor Sistema: Che con tutti si possa parlare. E soprattutto che, attraverso il dialogo, si possa sempre arrivare a far capire qualcosa alle persone.
Dottor Sistema: È una convinzione molto nobile. Ed estremamente dispendiosa.
Intervistatore: Perché?
Dottor Sistema: Perché il dialogo funziona soltanto quando entrambe le parti accettano almeno una possibilità: quella di avere torto.
Se uno dei due entra nella conversazione esclusivamente per difendere ciò che già pensa, può usare tutte le parole che vuole. Non sta discutendo. Sta soltanto aspettando il proprio turno per rispondere.
Intervistatore: Eppure viene spontaneo pensare: forse non mi sono spiegato bene. Forse devo trovare un altro argomento. Forse posso fargli vedere la questione da un punto di vista diverso.
Dottor Sistema: È una malattia particolarmente diffusa tra idealisti, insegnanti e persone che conservano una fiducia eccessiva nella ragione.
Intervistatore: Gli insegnanti soprattutto?
Dottor Sistema: Un buon insegnante deve necessariamente credere che le persone possano cambiare. Altrimenti farebbe meglio a dedicarsi alla contabilità.
Il problema nasce quando confonde la possibilità di educare con il potere di trasformare.
Lei può mostrare una porta. Può spiegare perché sarebbe utile attraversarla. Può tenerla aperta. Non può trascinare qualcuno dall’altra parte e chiamare l’operazione “dialogo”.
Intervistatore: Mi viene in mente Dragonheart. Bowen dedica anni a educare il giovane Einon secondo un codice di onore, convinto che possa diventare un sovrano giusto.
Dottor Sistema: E quando Einon si rivela crudele, Bowen preferisce quasi credere che la colpa sia del cuore del drago.
Intervistatore: Perché è più facile pensare che qualcosa lo abbia corrotto che accettare che i suoi insegnamenti non siano mai entrati davvero dentro di lui.
Dottor Sistema: Esattamente.
È una delle grandi sofferenze dell’idealista: credere che una spiegazione sufficientemente buona debba produrre una persona migliore.
Purtroppo l’essere umano non è un software. Non basta installare l’aggiornamento “argomentazione razionale 4.2”.
Intervistatore: Quindi alcune conversazioni sono semplicemente inutili?
Dottor Sistema: Certamente. Questa informazione viene generalmente scoperta dopo averne sostenute alcune migliaia.
Ci sono persone che discutono per capire.
Altre discutono per vincere.
Altre ancora difendono qualcosa che ormai è diventato parte della loro identità.
E quando un’opinione diventa identità, contraddirla non significa più contestare un’idea. Viene percepito come un attacco personale.
Intervistatore: E a quel punto?
Dottor Sistema: Può portare dati, studi, ragionamenti, grafici e, per sicurezza, anche un notaio.
Non servirà.
Intervistatore: È questo che rende il mondo progressivamente più pesante?
Dottor Sistema: Anche.
Perché più osserva gli esseri umani, più scopre che molte dinamiche non riguardano la verità, ma l’appartenenza, il potere, il prestigio, il tornaconto personale.
Poi accende il telegiornale.
Intervistatore: E lì il quadro migliora poco.
Dottor Sistema: Guerre, vendette, propaganda, interessi travestiti da principi, fazioni convinte che il male esista sempre dall’altra parte.
L’Homo stupidus è riuscito a costruire satelliti, acceleratori di particelle e sistemi capaci di comunicare istantaneamente da un continente all’altro.
Continua però a trovare irresistibile l’idea di organizzarsi in gruppi e lanciarsi cose addosso.
Prima erano pietre.
Oggi sono missili.
Il progresso tecnico è evidente.
Su quello umano attendiamo ulteriori dati.
Intervistatore: È qui che l’idealista rischia di diventare cinico.
Dottor Sistema: Esattamente. Perché l’idealista parte da un’aspettativa altissima.
Pensa che la politica possa migliorare, che le istituzioni possano essere più giuste, che le persone possano scegliere ciò che è corretto invece di ciò che conviene.
Poi passa abbastanza tempo nel mondo e scopre che spesso cambia tutto affinché non cambi quasi nulla.
Intervistatore: E allora cosa resta?
Dottor Sistema: Due possibilità.
La prima è passare il resto della vita arrabbiato perché gli esseri umani non corrispondono all’idea che si era fatto di loro.
La seconda è ridimensionare la missione.
Intervistatore: Cioè smettere di voler cambiare il mondo?
Dottor Sistema: Non necessariamente. Smettere di pretendere di cambiarlo tutto.
È la differenza, per usare una vecchia contrapposizione narrativa, tra voler costruire un grande potere capace di tenere sotto controllo il male e credere che siano anche le piccole cose a impedirgli di prevalere.
Il primo progetto è affascinante. Ha soltanto il piccolo inconveniente che chi vuole controllare il male, qualche volta finisce per assomigliargli.
Il secondo è molto meno spettacolare.
Fare bene il proprio lavoro.
Aiutare qualcuno.
Non partecipare a una piccola ingiustizia.
Conservare curiosità.
Dire la verità quando sarebbe più conveniente non farlo.
Intervistatore: Poco eroico.
Dottor Sistema: Terribilmente.
Il Sistema preferisce le grandi dichiarazioni. Costano molto meno dei comportamenti.
Intervistatore: Quindi quella noia che arriva a una certa età può trasformarsi?
Dottor Sistema: Se è fortunato, sì.
All’inizio pensa: “Le persone mi deludono”.
Poi: “Le persone sono deludenti”.
Infine, se matura davvero: “Le persone sono persone”.
Ed è lì che arriva una certa leggerezza.
Intervistatore: Perché?
Dottor Sistema: Perché smette di stupirsi ogni volta.
Un amico può volerle bene e deluderla.
Una persona intelligente può essere meschina.
Una persona generosa può essere egoista il giorno dopo.
Qualcuno può comprenderla profondamente su una cosa e non capirla affatto su un’altra.
Non deve per forza rompere con mezzo mondo.
Deve soltanto smettere di chiedere a mezzo mondo di essere perfetto.
Intervistatore: E soprattutto smettere di voler convincere tutti.
Dottor Sistema: Esatto.
Continui a parlare con chi è curioso. Con chi sa dire “non lo so”. Con chi riesce, ogni tanto, a pronunciare quella frase ormai rivoluzionaria: “Forse hai ragione”.
Con gli altri può tranquillamente parlare del tempo.
Intervistatore: È rassegnazione?
Dottor Sistema: No.
La rassegnazione dice che nulla può migliorare.
L’ingenuità dice che tutto può migliorare.
La maturità forse dice che qualcosa può migliorare, molto resterà com’è, e vale comunque la pena occuparsi di quel qualcosa.
Intervistatore: Quindi la noia degli esseri umani non passa.
Dottor Sistema: Non sempre.
Ma a un certo punto smette di essere soltanto pesante.
Diventa quasi divertente.
Comincia a riconoscere i copioni, i clan, le vanità, le guerre minuscole e quelle enormi. E capisce che l’umanità vive da millenni drammi che considera assolutamente irripetibili, recitando variazioni degli stessi pochi atti.
Intervistatore: E questa sarebbe la leggerezza?
Dottor Sistema: In parte.
La leggerezza arriva quando smette di aspettarsi che tutti la capiscano, smette di pensare di dover capire o giustificare tutti e, soprattutto, smette di credere di dover cambiare tutti.
Intervistatore: E il mondo?
Dottor Sistema: Quello continui pure a studiarlo.
Per fortuna, a differenza delle persone, non abbiamo ancora cominciato ad annoiarci dell’universo.
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