Scuola
Scuola pubblica e piccole patrie. San Fermo, Prestino e i confini variabili delle “comunità” di Como
piccoli comuni in cerca di “omogeneità sociali”
Scuola pubblica e piccole patrie. San Fermo, Prestino e i confini variabili delle “comunità” di Como
di Luca Michelini
1. Microcosmi amministrativi
Con la deliberazione consiliare n. 33 del 23 settembre 2026, il Comune di San Fermo della Battaglia, piccolo comune a due passi da quello di Como, ha approvato all’unanimità – fatto in sé significativo – il distacco delle proprie scuole primarie e secondarie di primo grado dall’Istituto comprensivo Como Prestino-Breccia e la loro aggregazione all’Istituto comprensivo di Faloppio dall’anno scolastico 2027/2028. Non si trasferiscono né si sopprimono scuole: si modifica l’istituto di appartenenza dei plessi.
La proposta, inviata alla Provincia dai sindaci di San Fermo della Battaglia, Faloppio e Colverde, anche questi a pochi passi da Como, parla di una “netta e crescente divergenza demografica” rispetto all’attuale istituto e, al contrario, di una “marcata e naturale omogeneità” tra i tre Comuni. Essi condividerebbero “logiche gestionali, bisogni sociali e dinamiche di comunità identiche” (prot. n. 0015831 del 26 agosto 2026).
La relazione tecnica aggiunge che i tre territori presenterebbero “lo stesso tipo di utenza e di tessuto socio-economico”. L’inserimento dei plessi di San Fermo in un “contesto urbano di oltre 80.000 abitanti” rischierebbe invece di marginalizzarne le specificità entro “logiche metropolitane” (prot. n. 0015831 del 26 agosto 2026).
Il passaggio decisivo è ancora più esplicito: “gli alunni provenienti da background sociali omogenei” rappresenterebbero un fattore capace di agevolare “l’inclusione, la socializzazione e la continuità didattica” (prot. n. 0015831 del 26 agosto 2026). L’omogeneità sociale non è dunque un’illazione polemica. È uno degli argomenti impiegati nella motivazione ufficiale.
Gli atti attestano anche una ragione numerica. L’Istituto comprensivo di Faloppio scenderebbe da 613 alunni nel 2024/2025 a 589 nel 2026/2027; quello di Como Prestino-Breccia da 888 a 815. I plessi di San Fermo comprendono 490 studenti, mentre quelli comaschi dello stesso istituto ne contano 325. Il trasferimento consolida quindi Faloppio, mentre per i plessi di Prestino e Breccia viene prospettata l’aggregazione con l’Istituto comprensivo Como Rebbio, che raggiungerebbe così 988 potenziali iscritti (prot. n. 0015831 del 26 agosto 2026).
Resta, infine, una lacuna documentale. La deliberazione riferisce che l’Istituto comprensivo Como Prestino-Breccia ha espresso parere favorevole con una nota registrata al protocollo n. 17140 del 14 settembre 2026. Nel corpus che sono riuscito ad esaminare, tuttavia, non è presente il testo del parere e non compare un verbale che permetta di conoscere la discussione eventualmente avvenuta negli organi collegiali.
Non si può concludere che il confronto non ci sia stato. Si può affermare, più precisamente, che i documenti consultati ne comunicano l’esito, ma non ne rendono conoscibili gli argomenti, le condizioni, gli eventuali dissensi o le modalità di formazione. Per lo scienziato sociale, confesso che sarebbe davvero interessante avere una verbalizzazione protocollata di una discussione tra una comunità scolastica e un Comune sul tema della “omogeneità sociale”.
2. Pensierini
Alcuni elementi meritano attenzione: la decisione del Comune di San Fermo è stata presa all’unanimità; Como viene raffigurata come una sorta di metropoli; viene teorizzata la ricerca di una certa omogeneità sociale. Sarebbe interessante conoscere il vocabolario adoperato a San Fermo per descrivere città come Milano o Berlino o New York.
Ora, l’insieme di questi elementi delinea una pedagogia delle “piccole patrie”. Se l’antropologia non fosse una scienza per adepti, suggerirei la parola di “tribù”, ma rinuncio volentieri. Ciascuna comunità dovrebbe cercare scuole popolate da famiglie e studenti abbastanza simili da riconoscersi reciprocamente. Sarebbe interessante capire in che cosa consista questa somiglianza e attraverso quali indicatori venga misurata. I documenti ufficiali, tuttavia, non lo spiegano.
La scuola pubblica, in questa visione, invece di attraversare le differenze sociali, dovrebbe prudentemente aggirarle. L’inclusione funzionerebbe tanto meglio quanto meno numerose fossero le diversità da includere.
Si tratta di un linguaggio amministrativo difficilmente conciliabile con una concezione della scuola pubblica come luogo nel quale le differenze sociali si incontrano e diventano cittadinanza comune.
La grammatica della cultura mondiale, di cui l’Italia è culla e faro, le basi del diritto costituzionale e i progressi del diritto internazionale dell’infanzia, nei confini di certi comuni evidentemente non riescono a penetrare. Nell’Italia del Medioevo, quello della Lega Lombarda, si parlava non a caso di “contado”. Sorprende, più che altro, che certi “localismi”, cresciuti anche sul piano politico, non abbiamo mai preso in mano nemmeno per sbaglio una pagina del grande Carlo Cattaneo, che pure a parole hanno incensato come padre del federalismo: almeno leggessero il saggio La città considerata come principio ideale delle istorie italiane, del 1858.
3. Confini variabili
La geografia della piccola patria mostra però confini sorprendentemente elastici.
Quando si parla di scuola, Como diventa una realtà troppo grande, complessa, insidiosa, metropolitana. Quando si parla del nuovo ospedale Sant’Anna, la dimensione sovracomunale diventa assai meno sgradita.
Il presidio sanitario serve un’utenza molto più ampia del Comune che lo ospita. Pazienti, lavoratori e familiari arrivano da Como e dall’intera provincia. Il Comune di San Fermo gestisce le aree di parcheggio dell’ospedale tramite una società esterna; la pagina comunale documenta anche l’esenzione dal pagamento riservata ai residenti.
Le cifre disponibili online richiedono prudenza. Le stime che seguono devono quindi essere considerate ordini di grandezza ricavati da quanto è pubblicamente consultabile. Per il 2023 viene indicata un’entrata di 763.216 euro dai parcheggi del Sant’Anna. Per il 2025 il bilancio di previsione avrebbe stimato circa 825.000 euro. La stessa fonte indica, per quell’anno, circa un milione di euro di IMU e 530.000 euro di addizionale comunale IRPEF. Sulla base di questi dati, i proventi dei parcheggi equivarrebbero a oltre quattro quinti dell’IMU prevista e supererebbero di oltre la metà il gettito dell’addizionale IRPEF. Il confronto serve a indicare l’ordine di grandezza della posta, ma resta subordinato alla completezza e all’omogeneità dei dati disponibili online.
Il paradosso politico rimane evidente anche senza forzare le cifre. Il Sant’Anna rende oggettivamente San Fermo un nodo funzionale dell’area urbana comasca. I flussi sono sovracomunali, il bisogno sanitario è collettivo e i problemi di mobilità interessano un territorio vasto. Gli introiti dei parcheggi, invece, costituiscono una voce rilevante del bilancio di un solo Comune. Questa attribuzione è stata più volte contestata, proponendo che almeno una parte dei proventi venga destinata al presidio sanitario. Infine: se esistesse un sociologo curioso, andrebbe ad indagare se la “omogeneità sociale” decantata nel comune non sia anche frutto, e in che misura, di tanta manna fiscale.
La piccola patria non rifiuta dunque la metropoli. La seleziona. La considera estranea quando porta “differenze sociali” dentro la scuola; la accoglie volentieri quando porta automobili dentro il parcheggio. Gli studenti devono essere omogenei, quindi anche le famiglie. Gli automobilisti, purché muniti di biglietto, possono provenire da ogni dove.
4. Partiti nazionali e periferie in rivolta
Rimane, infine, una questione relativa al dibattito politico cittadino.
Per la “centralissima” scuola Corridoni si è opportunamente mobilitata una parte significativa della città contro la chiusura disposta dal Comune di Como. Alla festa della scuola c’era anche il sottoscritto, con la nipotina, che frequenta un asilo lì vicino. D’estate si potrebbe cuocere il cibo sui banchi di scuola dal caldo che fa, ma pazienza: l’agenda è altrove. La vicenda della Corridoni ha richiamato l’attenzione delle forze politiche nazionali, critiche tanto verso il merito del provvedimento quanto verso il metodo adottato dalla giunta guidata da Rapinese.
Occorre però chiedersi se uno sguardo realmente “nazionale” non dovrebbe orientare anche la riflessione sul rapporto tra San Fermo, Prestino, Breccia e Como. Una politica scolastica non può diventare “generale” soltanto quando riguarda le scuole del centro e tornare municipale o addirittura “paesana” quando interessa i quartieri “esterni”. Forse era il caso di spendere un qualche ragionamento “nazionale” prima che si offrissero i presupposti numerici, che ho già discusso essere del tutto pretestuosi in altra sede (clicca qui), per la chiusura di una scuola di importanza fondamentale per la città di Como e il suo “contado”.
Oggi è di gran moda disquisire del voto politico delle “periferie”. Averle create è già stato di per sé un grave errore strategico, ma non è questa l’occasione per discuterne. Ma oggi, occuparsene per tempo e con una visione d’insieme potrebbe evitare che diventino l’epicentro di un cambiamento politico radicale e dagli esiti imprevedibili per la democrazia. Inutile dire che è da molti anni (personalmente dal 2008), che si vanno proponendo questi ragionamenti: e l’Europa tutta ormai è sotto scacco.
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