Acqua
Mascolo (MM): «L’acqua deve essere considerata sempre più una infrastruttura strategica»
Dal Festival dell’Acqua di Roma, MM rilancia il tema della continuità del servizio nell’epoca delle crisi climatiche. Milano laboratorio di un modello fondato su tecnologia, prevenzione e cooperazione europea.
Per lungo tempo la buona gestione dell’acqua nelle città è stata misurata soprattutto attraverso parametri di efficienza: qualità, disponibilità, riduzione delle perdite, capacità di depurazione. Oggi quella grammatica non basta più. Nell’epoca della siccità e delle precipitazioni estreme, delle crisi energetiche e della crescente esposizione delle infrastrutture agli attacchi informatici, alla parola efficienza se ne affianca un’altra, destinata a diventare decisiva: resilienza.
È il cambio di paradigma indicato da Francesco Mascolo, amministratore delegato di MM Spa e vicepresidente di Aqua Publica Europea, intervenuto al Festival dell’Acqua di Roma, organizzato da Utilitalia. La questione non riguarda soltanto il modo in cui distribuire una risorsa essenziale, ma la capacità delle città di continuare a funzionare quando le condizioni ordinarie vengono meno.
«L’acqua deve essere considerata sempre più un’infrastruttura strategica, al pari delle reti energetiche e di trasporto», ha osservato Mascolo. Una prospettiva che sposta il confine delle responsabilità delle utility: non più semplici gestori di un servizio, ma presìdi della sicurezza territoriale, chiamati a prevenire i rischi, proteggere le infrastrutture e assicurare continuità operativa anche nelle emergenze.
Milano rappresenta, da questo punto di vista, un interessante laboratorio urbano. MM ha progressivamente digitalizzato la rete acquedottistica attraverso sensoristica avanzata, monitoraggio e modelli digitali capaci di intercettare anomalie e perdite e di orientare con maggiore precisione gli interventi. Il risultato è una dispersione della rete pari al 10,43 per cento, un dato particolarmente contenuto nel panorama del settore.
Ma la resilienza si misura soprattutto quando l’acqua, anziché mancare, diventa improvvisamente troppa. La gestione delle precipitazioni estreme impone infatti di ripensare il rapporto fra città e ciclo naturale. A Milano la risposta combina infrastrutture tradizionali e soluzioni fondate sulla natura. La vasca di laminazione del Seveso, capace di accogliere fino a 250 mila metri cubi d’acqua, ha già contribuito a scongiurare diverse esondazioni. Accanto alle grandi opere si sviluppano i sistemi urbani di drenaggio sostenibile, i SUDS, concepiti per restituire permeabilità al suolo e alleggerire la pressione sulla rete fognaria.
La stessa logica circolare riguarda le acque depurate. Negli impianti MM di Nosedo e San Rocco l’acqua trattata viene restituita al territorio per l’irrigazione agricola. Ciò che un tempo rappresentava il punto terminale del ciclo diventa così una nuova risorsa, riducendo il ricorso alle fonti naturali nei periodi di scarsità.
Tecnologia e infrastrutture, tuttavia, non sono sufficienti. La resilienza, ha ricordato Mascolo, è necessariamente un’opera collettiva: richiede cooperazione tra utility, istituzioni, autorità di bacino, protezione civile e organismi europei. Da qui la proposta avanzata da MM di un meccanismo europeo di mutuo supporto fra gestori idrici, attraverso il quale condividere rapidamente mezzi, competenze e risorse di fronte a emergenze climatiche o energetiche.
È forse questo il passaggio più significativo della riflessione emersa a Roma. La sicurezza dell’acqua non coincide più soltanto con l’abbondanza della risorsa, ma con la capacità di prevedere, adattarsi e reagire. Intelligenza artificiale, dati e modelli predittivi possono consentire alle reti di anticipare le criticità anziché limitarsi a subirle.
La sfida idrica, dunque, racconta qualcosa di più ampio sul futuro delle città. Di fronte a un clima meno prevedibile, la qualità di un’infrastruttura non si giudicherà soltanto quando tutto funziona, ma soprattutto nel momento in cui l’ordinario si interrompe. È in quello spazio, tra prevenzione e capacità di risposta, che si misura ormai la resilienza di un territorio.
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