Cronaca

Governare è visione, non propaganda

Speculare sui fatti di cronaca serve unicamente a dividere l’opinione pubblica tra “noi” e “loro”, stimolando l’elettorato mediante la paura e l’indignazione.

22 Luglio 2026
La cronaca per uso politico non è una strategia, ma solo una scorciatoia comunicativa. Il nostro governo riduce la complessità dell’amministrazione e la gestione di un paese a reazioni emotive istantanee, inseguendo il consenso quotidiano a scapito di una visione programmatica di lungo termine. I tratti distintivi di questo approccio, ormai tipico dell’esecutivo guidato dalla Sig.ra Meloni evidenziano la differenza tra una permanente propaganda e il reale governare: le destre di governo sembrano adottare una tattica scaturita da un tempo immediato e frenetico, non una visione maturata da una prolungata riflessione. Una strategia politica vera e propria richiederebbe un’agenda strutturata, investimenti e riforme adeguate. Speculare sui fatti di cronaca serve unicamente a dividere l’opinione pubblica tra “noi” e “loro”, stimolando l’elettorato mediante la pura e l’indignazione.
La politica, in una democrazia matura, non insegue la cronaca e non viene così fortemente condizionata dalle emozioni del momento che si succedono agli eventi incresciosi e drammatici del quotidiano. I casi del gioielliere e dei poliziotti coinvolti in fatti di cronaca nera sono tragedie reali, non elementi di propaganda. Quando la politica li trasforma in slogan, svilisce il dolore delle persone e cancella le complicazioni del sistema giudiziario. Appare piuttosto evidente che la strumentalizzazione politica di eventi così drammatici produce gravi distorsioni nel dibattito pubblico, finendo per azzerare la complicazione dei processi, delle perizie e le dinamiche legali per lanciare messaggi d’impatto immediato. Così, nel disprezzo dell’oggettività dei fatti, viene a scatenarsi una logica del tifo che sminuisce e deforma qualsiasi società civile, spingendo l’opinione pubblica a dividersi in fazioni: “con le forze dell’ordine a prescindere” o “per la legittima difesa totale”.
Si aggiunga che proporre a ripetizione riforme legislative sull’onda dell’indignazione del momento, anziché basarsi su dati, statistiche e analisi strutturali, non fa che evidenziare ancor di più la misura dell’approssimazione delle analisi politiche che interpretano la realtà.

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.