Criminalità
Palermo: a pranzo e a cena nei ristoranti alimentati dal denaro delle consorterie mafiose
Un flusso che non si limita a scorrere inosservato, ma che cerca attivamente canali di investimento nel tessuto produttivo della città, infiltrandosi nei settori più promettenti e redditizi, come la ristorazione e il turismo
“C’è un fiume di soldi sporchi che attraversa la città”. Con questa immagine potente, il generale Domenico Napolitano, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Palermo, ha descritto la mole di capitale illegale che oggi scorre nelle vene dell’economia palermitana. Un allarme lanciato in occasione della presentazione del bilancio annuale del Corpo, in concomitanza con il 252esimo anniversario della fondazione della Guardia di Finanza, che ridisegna i contorni di una Cosa nostra mutata nelle strategie ma non nella sostanza.
Secondo l’analisi del generale Napolitano, l’organizzazione mafiosa ha intensificato l’attività nel traffico di stupefacenti, generando nuove e ingenti risorse liquide da reimpiegare nell’economia legale. I numeri parlano chiaro e raccontano una realtà inquietante: nei soli primi cinque mesi del 2026, i sequestri di cocaina e hashish effettuati a Palermo e provincia hanno sfiorato una tonnellata di sostanza, per un valore di milioni di euro sul mercato nero. Il dato complessivo sul contrasto al traffico di droga, riferito all’intero periodo tra il 2025 e i primi cinque mesi del 2026, parla di oltre novecento chili di sostanze stupefacenti sequestrate, con centoventi persone denunciate e novanta arrestate che hanno alimentato il lavoro investigativo della procura.
Ristorazione e turismo: allarme infiltrazione
“Cosa nostra ha una nuova liquidità attraverso il traffico di droga. Molti capitali sono custoditi all’estero”, ha dichiarato il generale. Un flusso che non si limita a scorrere inosservato, ma che cerca attivamente canali di investimento nel tessuto produttivo della città, infiltrandosi nei settori più promettenti e redditizi. I settori strategici per l’economia siciliana sono oggi i più esposti. “Oggi – ha avvertito Napolitano – a rischio di infiltrazione ci sono anche il turismo e la ristorazione“. Un cambio di rotta significativo rispetto al passato, che impone alle istituzioni, ai professionisti e agli operatori economici di rafforzare i presidi di legalità.
La preoccupazione è condivisa a tutti i livelli. Già nell’ottobre 2025, la Prefettura di Palermo e il Comune avevano siglato un protocollo d’intesa per la prevenzione amministrativa antimafia nel settore turistico-alberghiero e della ristorazione, al quale hanno aderito le principali associazioni di categoria. Come ha sottolineato la presidente di Confcommercio Palermo, Patrizia Di Dio, i settori turistico e della ristorazione sono tra le voci più economicamente rilevanti per il Pil cittadino e questo non sfugge alla criminalità. Un protocollo che mira a creare una barriera preventiva contro l’infiltrazione mafiosa in un comparto in forte espansione, dove il denaro pulito si mescola sempre più spesso a quello sporco.
Dai colletti bianchi ai manager della criminalità
Ma ciò che più colpisce è l’evoluzione delle tecniche di riciclaggio e di gestione del patrimonio criminale. “I mafiosi hanno cambiato strategia: agli esperti consulenti preferiscono i propri rampolli, che crescono nelle migliori università. Evidentemente, li ritengono maggiormente fidati“. Un fenomeno che testimonia una mafia sempre più sofisticata, capace di formare una nuova generazione di manager della criminalità, laureati in economia e finanza che gestiscono gli affari di famiglia con competenze da banchieri d’affari.
L’esempio del trafficante di Campobello di Mazara, recentemente colpito da un maxi sequestro di beni per duecento milioni di euro, è emblematico di questa mutazione. L’uomo rimaneva in Sicilia fingendo una vita modesta grazie alla pensione della madre, mentre la moglie e il figlio gestivano dal loro domicilio in Spagna un patrimonio ramificato in diversi Paesi europei e alle Isole Cayman. Il figlio, in particolare, ha dimostrato elevate competenze finanziarie, muovendosi con disinvoltura tra paradisi fiscali e strumenti finanziari complessi. Come ha spiegato il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, gli investigatori ritengono di aver individuato parte importante degli investimenti fatti dalla mafia anche all’estero e questo è stato possibile anche grazie alla cooperazione di uffici giudiziari di altri Paesi.
“L’organizzazione mafiosa ha da sempre l’esigenza di preservare i propri patrimoni, soprattutto nel momento in cui le indagini si sono fatte sempre più pressanti, sul solco del metodo di lavoro tracciato dal giudice Falcone: Segui i soldi“. Un principio che la Guardia di Finanza applica con crescente efficacia, anche grazie alla cooperazione internazionale. Nel lavoro d’indagine portato avanti dalla Guardia di finanza con la procura di Palermo è stata determinante la cooperazione internazionale: un costante rapporto con le autorità giudiziarie estere e gli organi investigativi di altri paesi ha consentito di superare passaggi e problematiche che un tempo sembravano insuperabili e raggiungere così risultati davvero importanti.
Le indagini della Guardia di Finanza
I numeri complessivi dell’attività della Guardia di Finanza di Palermo tra il 2025 e i primi cinque mesi del 2026 raccontano una guerra quotidiana contro l’illegalità economico-finanziaria che si combatte su molteplici fronti. Sono stati eseguiti oltre 2500 interventi e più di 1500 indagini per contrastare illeciti economico-finanziari e infiltrazioni criminali. Nel settore dell’evasione fiscale, sono state avviate 112 indagini di polizia giudiziaria, con 290 persone denunciate e sequestri per oltre trenta milioni di euro. Sono stati individuati centosedici evasori totali e scoperti 1227 lavoratori in nero o irregolari, una piaga che alimenta il sommerso e sottrae risorse al fisco.
Nel settore delle accise e del contrabbando, sono state sequestrate 62 tonnellate di tabacchi lavorati, con 55 denunce e 19 arresti. Particolarmente significativo è stato l’impegno nel contrasto alle frodi sui bonus edilizi. Negli ultimi anni, la Guardia di Finanza ha effettuato numerosi controlli in tema di crediti fittizi utilizzati nei superbonus delle attività edilizie, intervenendo e bloccando un fenomeno che si è sviluppato molto anche a Palermo. Un fenomeno che, come ha spiegato il generale, ha creato danni ingenti all’economia legale, colpendo lavoratori e imprenditori onesti che si sono trovati a competere con sistemi illegali.
Per la tutela della spesa pubblica, sono stati realizzati oltre 1200 interventi, con 337 controlli specifici sui progetti del Pnrr per oltre 56 milioni di euro. Le frodi accertate ai danni del bilancio nazionale e comunitario hanno superato i 17 milioni di euro. Nel monitoraggio degli appalti, per oltre 270 milioni di euro, sono state riscontrate assegnazioni irregolari per circa 80 milioni. Sono stati denunciati 78 soggetti per corruzione, di cui 37 pubblici ufficiali. I danni erariali accertati su delega della Corte dei conti hanno raggiunto i 90 milioni di euro.
Nel contrasto al riciclaggio, sono stati effettuati 30 interventi, con sequestri di beni per circa 210 milioni di euro e centouno denunce. I provvedimenti patrimoniali antimafia, tra sequestri, confische e amministrazioni giudiziarie, hanno raggiunto un valore di circa 90 milioni di euro. Sono stati inoltre ritirati dalla circolazione 3 milioni di prodotti contraffatti o non sicuri, a testimonianza di un impegno che abbraccia tutti gli ambiti dell’illegalità economica.
Un capitolo a parte merita l’attenzione della Guardia di Finanza sulla corretta gestione dei fondi pubblici, in particolare quelli del Pnrr. Napolitano ha sottolineato come i controlli effettuati, le rilevazioni e le contestazioni dimostrino che il sistema di prevenzione sta funzionando e questa è una cosa molto importante per il sistema Paese. Un segnale di speranza in un panorama altrimenti cupo.
Corruzione, fenomeno difficile da contrastare
Le tecniche di riciclaggio si sono evolute con l’adozione di strumenti digitali sofisticati. Oggi, grazie alle valute digitali o virtuali criptate, con un semplice click si possono spostare capitali oltre i confini nazionali in maniera quasi invisibile. Una sfida tecnologica che richiede un aggiornamento costante degli strumenti investigativi e una cooperazione internazionale sempre più stretta. A questo si aggiunge il fenomeno della corruzione, che diviene sempre più difficile da contrastare. Determinate tangenti oggi possono essere giustificate anche attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, come l’emissione di fatture per una consulenza mai esistita. Un’evoluzione che rende sempre più labile il confine tra legalità e illegalità.
A testimonianza dell’impegno corale delle istituzioni, lo scorso 18 giugno 2026 è stato siglato un accordo di collaborazione tra Procura di Palermo, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate per potenziare il contrasto all’evasione fiscale e ai reati tributari. Un protocollo che rafforza la sinergia tra gli attori istituzionali nella lotta ai fenomeni illegali che minacciano l’economia del territorio.
Follow the money
Il fiume di denaro sporco che attraversa Palermo è una realtà con cui la città deve fare i conti. I numeri dell’attività della Guardia di Finanza raccontano di una macchina investigativa in grado di produrre risultati significativi, ma anche dell’enormità della sfida. La mafia cambia pelle, si adatta, forma i suoi quadri nelle migliori università, utilizza le criptovalute e le società offshore, si infiltra nei settori più promettenti dell’economia. Come ha ricordato il generale Napolitano, il metodo “Segui i soldi” tracciato da Giovanni Falcone resta la bussola. Ma per arginare questo fiume occorre uno sforzo collettivo che coinvolga istituzioni, forze dell’ordine, professionisti, imprenditori e cittadini. La legalità non è un costo, ma un investimento per il futuro della città e dell’intero Paese.
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