Giornalismo
Dichiarazioni dei redditi 2025, 11,3 milioni di italiani non pagano l’Irpef
Come ogni settimana ecco i fatti più importanti dei giorni passati
Elezioni in Bulgaria: l’ex presidente Rumen Radev torna alla guida del paese. Crollo dei conservatori di Gerb nella coalizione Gerb-Sdf che risultano al secondo posto, terza forza sarebbe il partito liberale Continuiamo il cambiamento (Pp) mentre i socialisti con il partito Bsp, nonostante le previsioni, sarebbero riusciti a superare lo sbarramento al 4%. Il leader critico verso Zelensky è un sostenitore della necessità di trattare con Mosca.
(LaVerità)
Il governo Meloni è pronto a unirsi a una missione dei cosiddetti Paesi “Volenterosi” anche se tra i partecipanti non ci saranno gli Stati Uniti. Questo è ciò che è emerso dal vertice a Parigi sullo Stretto di Hormuz. L’incontro ha coinvolto quasi 50 Paesi, inclusi Cina e India, mentre sono rimasti fuori quelli direttamente coinvolti nella guerra che tocca lo Stretto: Usa, Israele, Iran. l’Italia è disponibile a inviare due navi cacciamine – con il supporto di una fregata militare – nello Stretto di Hormuz. La missione potrebbe partire anche senza il via libera formale dell’Onu e senza la partecipazione degli Stati Uniti. Prima però si aspetterà che arrivi un cessate il fuoco più stabile. E il governo chiamerà in causa il Parlamento.
(FanPage)
Resta alta l’attenzione del Quirinale sulla norma del decreto Sicurezza che prevede un incentivo di 615 euro per gli avvocati che seguono pratiche di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti decidano di rientrare nei paesi d’origine. La misura ha sollevato critiche da parte delle opposizioni, oltre ai rilievi di alcuni costituzionalisti. Il presidente Mattarella, viene sottolineato, “parla per atti” e deciderà solo al momento dell’esame finale del provvedimento. Sul tavolo restano tre opzioni: la firma, il rinvio alle Camere o la promulgazione accompagnata da una lettera di osservazioni.
(IlFoglio)
Dossieraggio; 007 sotto accusa. Perquisizioni su disposizione della Procura di Roma nell’ambito dell’indagine sulla ‘Squadra Fiore’, un gruppo clandestino – di cui facevano parte ex appartenenti alle forze dell’ordine – che avrebbe compiuto attività di dossieraggio. L’attività è stata svolta dai carabinieri del Ros. Nell’indagine si procede per i reati di accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy e esercizio abusivo della professione. Tra le persone indagate c’è anche Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis. I pm contestano peculato da cinque milioni di euro
(SkyTg24)
Il conduttore tv Vladimir Solovyov, re nello scacchiere della propaganda di Putin, noto per le sue minacce belliciste contro i Paesi europei, si scaglia contro la premier Giorgia Meloni con insulti in italiano destinati ad allargare la frattura tra l’Italia, che subito ha convocato l’ambasciatore russo Alexey Paramonov, l’Europa e Mosca. La replica di Meloni sui Social:”Per sua natura, un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà.In difesa della premier si schierano il presidente Mattarella, e l’opposizione dal leader M5s Giuseppe Conte alla segretaria del Pd Elly Schlein che definisce “inaccettabili le accuse sessiste” verso Meloni.
(Ansa)
Guerra in Iran, saltano i colloqui tra Iran e Usa, Donald Trump estende il cessate il fuoco e ordina alle forze armate americane di proseguire il blocco navale. Intanto la Marina dei Pasdaran iraniani ha annunciato il sequestro di due navi nello Stretto di Hormuz, accusate di aver violato le normative di navigazione. Le posizioni tra Iran e Stati Uniti viaggiano parallele. L’Iran avverte che non intende trattare con gli Usa dei suoi programmi nucleare e missilistico, anche fosse tolto il blocco navale a Hormuz.
(Agi)
L’Italia resta in procedura d’infrazione per deficit eccessivo: è questo il verdetto che emerge dai dati ufficiali Istat-Eurostat sulla Notifica dell’indebitamento netto e del debito trasmessi alla Commissione Europea. Nonostante i tentativi di rassicurazione, il deficit del 2025 si è attestato al 3,1% del pil, mancando ancora una volta l’obiettivo della soglia comunitaria del 3%. Questo sforamento rappresenta un vincolo concreto sui conti pubblici. Restare sopra il limite, infatti, impedisce all’Italia di accedere alla cosiddetta clausola di salvaguardia, lo strumento che consentirebbe di ottenere margini aggiuntivi di spesa — a partire dai circa 12 miliardi richiesti per la difesa nel prossimo triennio.
Sbloccato il prestito all’Ucraina da 90 miliardi. Questo è il primo effetto concreto della sconfitta elettorale subita dal premier ungherese Viktor Orbán. Budapest infatti aveva ripetutamente ostacolato gli aiuti a Kiev, ma dopo la resa imposta dagli elettori del suo Paese si è messa di lato. Una decisione che arriva sul filo di lana perché l’autonomia finanziaria dell’Ucraina si stava esaurendo e a fine maggio tutte le scorte sarebbero risultate esaurite. Anche i dubbi della Slovacchia sono stati superati.
Nel governo si accentua la pressione sull’Europa. L’Italia aveva recapitato tre richieste alla Commissione – sospensione del Patto di Stabilità, tassazione degli extraprofitti delle aziende energetiche, congelamento degli Ets, sistema che punisce chi più inquina – e ha ottenuto tre no. Il fatto di essere rimasti piantati al 3,1% di deficit complica solo le cose. «Quindi – dichiara la premier – bisogna ragionare su un modello per cui anche le spese non vengano conteggiate, come avviene per la Difesa». Meloni chiede lo scorporo, come è stato per gli investimenti militari. Perché questa è, adesso, «l’emergenza».
Pubblicati i dati delle dichiarazioni dei redditi, Irpef a zero per 11,3 milioni di contribuenti. Mentre solo il 3,3% dichiara più di 75 mila euro. Un euro su tre viene versato da contribuenti che dichiarano tra 35 mila e 70 mila euro. Fra i dati positivi, la crescita del reddito complessivo dichiarato a oltre 1.076,3 miliardi (+4,7% sull’anno precedente) e quella dell’imposta dichiarata che sale a 197,4 miliardi (+3,9%sull’anno precedente). I redditi da lavoro dipendente e da pensione costituiscono ancora l’84% del totale dei redditi dichiarati
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