Mondo
Cyber-war: nessuno è al sicuro
La rapida adozione di sempre nuove tecnologie sta incentivando forme sempre più perfezionate di hackeraggio, e diventa una minaccia comune e globale, perché siamo sempre più dipendenti dai dispositivi e dall’AI.
Nel parlato di tutti i giorni, a seconda del contesto lavorativo, la lingua italiana utilizza diverse sfumature e attinge dalla lingua inglese per definire “una persona che utilizza le proprie competenze informatiche per esplorare i dettagli dei sistemi programmabili e sperimenta come estenderne l’utilizzo”, con una sola parola: hacker. La categoria, suddivisa in base alla loro etica e scopo, è diversa: a partire da coloro che vengono assunti legalmente dalle aziende o da enti governativi per testare le vulnerabilità dei sistemi e risolverle prima che vengano sfruttate da malintenzionati, la lista è lunga e sempre più criminosa: il lucro personale per danneggiare terzi e rubare dati sensibili è ormai un gioco da ragazzi prodigio dell’informatica, diffondere malware o bloccare sistemi per chiedere riscatti è poca cosa rispetto alle potenzialità sviluppate dai professionisti del computer. La cultura hacker è un’idea derivata da una comunità di entusiasti programmatori di computer e progettisti di sistemi negli anni sessanta attorno a un gruppo di appassionati di modellismo ferroviario, ma affonda già le radici tra gli anni 1920/1926 quando, presso il MIT – Massachusetts Institute of Technology – l’istituto, con numerosi corridoi e tunnel sotterranei, offriva attività di competizione agli studenti ovvero incursioni sotterranee non autorizzate. Le attività competitive ma, certamente diseducative, di “tunnel hacking” condotte dagli studenti, vennero sempre più perfezionate: la combinazione tra divertimento creativo ed esplorazioni costituirà la base per le future mutazioni del termine hacking per giungere al termine hacker come sinonimo di criminale.
La fisionomia cinematografica dei maghi del computer, ricorda volti mascherati e riporta alla mente film che hanno fatto la storia del cinema: titoli famosi, sul mondo dell’hackeraggio, hanno messo in scena esperti informatici capaci di scatenare guerre e chi, attraverso virus informatici, è riuscito a fermare gli alieni. Da Matrix a Indipendence Day a WarGames, quest’ultimo titolo ha fatto storia negli anni ottanta: un giovane esperto di computer, inconsapevolmente gioca una partita con un’intelligenza artificiale dell’esercito, una partita che diventa reale e che rischia di far scoppiare la terza guerra mondiale. Tuttavia non tanto lontani dal mero scopo filmico spettacolare, è incredibile pensare a quanto sta accadendo sotto i nostri occhi per mano di questi attivisti della criminalità informatica e quanto ancora assisteremo. Attacchi informatici sono in aumento e sono sempre più frequenti azioni dimostrative online per promuovere cause politiche o sociali. Recenti accessi degli sviluppatori ai database aziendali ricordano l’attacco hacker che ha colpito su vasta scala i sistemi di refrigerazione di oltre 100 supermercati in Europa e in Italia – è solo l’inizio di una serie di eventi criminosi – la manomissione da remoto dei termostati dei congelatori ha arrecato una perdita ingente di utili e di prodotti di prima necessità deperiti.
La rapida adozione di sempre nuove tecnologie sta incentivando forme sempre più perfezionate di hackeraggio e diventa una minaccia comune e globale perché siamo sempre più dipendenti dai dispositivi e dall’AI. Ma ciò che più spaventa è che, gli attori delle minacce, agiscono sempre più attraverso tattiche dette di “ingegneria sociale”, un tipo di attacco che utilizza la manipolazione umana per raggiungere gli obiettivi prefissati. Spesso comporta la persuasione delle vittime, aggredire la mente influenzandola fino al punto di compromettere la loro sicurezza, perché l’obiettivo che si va diffondendo, è manipolare la buona natura delle persone e agire sulla paura di situazioni negative più che intervenire sui sistemi: se per un hacker è semplice operare sulla vulnerabilità di reti e software, è ancora più facile agire sulla fragilità umana. Il cyber crime è sempre più complesso e impattante nel panorama in cui viviamo, un quadro sociale a tinte cupe che evidenza come queste minacce siano in costante evoluzione. Basti pensare che, gli smartwatch per bambini, spesso acquistati dai genitori per avere maggiore tranquillità e conoscenza dei movimenti dei propri figli, con posizione GPS, chiamate, messaggi e contatti di emergenza, proprio queste funzioni possono trasformare l’orologio in un potenziale strumento nelle mani dei cybercriminali. A dimostrarlo sono stati alcuni ricercatori di sicurezza informatica che hanno analizzato numerosi smartwatch per bambini di brand diversi, con un risultato tutt’altro che rassicurante: è stato possibile controllare alcune funzioni del dispositivo da remoto, senza che chi lo indossava ricevesse alcun avviso. I ricercatori sono riusciti anche ad attivare a distanza la fotocamera, scattare fotografie, utilizzare il microfono integrato senza notifiche o segnali visibili che avvertissero il bambino o chi gli stava vicino. Il vero problema? I diversi dispositivi hanno lo stesso software dunque possono comunicare e avere la stessa infrastruttura vulnerabile a cui possono risalire gli hacker. La vicenda riaccende così i riflettori sulla sicurezza degli oggetti connessi destinati ai bambini: un dispositivo di controllo genitoriale, acquistato per aumentare la sicurezza di un minore potrebbe, se progettato o protetto male, diventare una porta d’accesso alla sua vita privata. 
Una guerra ibrida che trova linfa sui conflitti geopolitici attuali a cui si intrecciano attacchi digitali, per colpire obiettivi sensibili e raggiungere obiettivi politici e militari senza ricorrere direttamente alla forza convenzionale. Non ultimi le azioni hacker rivolte a esponenti politici e istituzioni europee e italiane, tra cui il ministro Antonio Tajani, oltre a episodi di sabotaggio su infrastrutture di trasporto aereo e stradale. Anche se le opportunità offerte dalla guerra cibernetica sono vaste, e probabilmente ispirano sempre nuovi metodi di attacco, gli stati coinvolti dovrebbero organizzarsi per ridurre al minimo le possibilità di essere colpite da un attacco. Nel mondo in costante mutazione, compreso il modo in cui gli esseri umani si fanno la guerra, i conflitti non si combattono più solo sul campo, con carri armati, bombardamenti e artiglieria, la cosiddetta cyber-war continuerà a diffondersi con attori non solo fra Stati nemici, ma anche tra attivisti e criminali pronti a colpire ogni genere di pilastro vacillante e paradossalmente coinvolgendo gruppi organizzati di hacker di “ogni età”. Tra i casi di cronaca degni di menzione, il 1999 ricorda Jonathan James, giovane adolescente di soli 15 anni, fu capace di entrare nei computer del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Intercettando le e-mail interne, nomi utente e password, riuscì a violare il software della NASA utilizzato per supportare la Stazione Spaziale Internazionale: 13 computer hackerati – regolando pressione, umidità e temperatura – ad opera di un minorenne. George Hotz, nel 2007, a soli 17 anni, ha violato i sistemi di sicurezza, ritenuti impenetrabili, della PlayStation 3 della Sony. Aaron Swartz, bambino prodigio dell’informatica, a soli 14 anni, attivista per la libertà dell’informazione, nel 2011 fu arrestato per aver scaricato milioni di articoli accademici protetti da copyright.
A differenza dei cybercriminali adulti orientati al profitto, i giovani prodigi agiscono per pura curiosità, noia o per il brivido di dimostrare a sè stessi e alla comunità di poter superare barriere per altri invalicabili. I nativi digitali assorbono linguaggi di programmazione e sviluppano una comprensione intuitiva dei sistemi informatici con una velocità in grado di anticipare i percorsi accademici tradizionali. Dunque meditiamo… il prossimo scacco globale, prima di additare hacker filorussi, risposte cyber di Kiev o manovre informatiche statunitensi, sbirciamo nella stanza accanto, potrebbe provenire da una giovane mente brillante mentre smanetta nella propria cameretta la sua prossima WARGAMES.





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