Cosa mi ha colpito del romanzo di Nelio Biedermann ‘
I Lázár‘ edito da Guanda? Sicuramente la giovane età dell’autore e il fatto che nella quarta di copertina se ne apprezzasse l’ampia capacità di tessere le fila di una saga familiare a cavallo tra due secoli di storia complicatissimi e tremendi. Le citazioni della quarta di copertina hanno sempre un tono opportunamente commerciale, mi sono detto leggendole di fila. Però, c’era qualcosa in quelle righe di commento che mi sembrava andare oltre la pura promozione commerciale. Così mi sono deciso alla lettura. Perché ‘I Lázár’ non è solo una saga familiare, è un’opera che si intreccia con il genere del romanzo storico, andando a narrare ascesa e declino di una nobile famiglia ungherese e ambientando tutte le vicende in un castello isolato nel sud dell’Ungheria, a Pécs e infine a Budapest.
L’incipit del romanzo di Nelio Biedermann catapulta il lettore immediatamente nell’atmosfera enigmatica del racconto. C’è un bambino di vetro a catturarne l’attenzione. Siamo all’alba del Novecento, nasce Lajos von Lázár, un bambino anomalo con la pelle quasi trasparente e gli occhi azzurri, considerato di cattivo auspicio. Il padre Sándor, uomo egoista, autoritario e freddo, rifiuta il piccolo, la cui esistenza è legata alle visioni e alle stranezze dello zio Imre. E il rapporto tra padre e figlio, tra Sándor e Lajos è il pilastro portante di tutto il racconto. Rappresenta il nucleo del conflitto generazionale e la metafora stessa della dissoluzione dell’aristocrazia mitteleuropea. La loro relazione non trova mai un vero punto di contatto, evolvendo lungo traiettorie di insanabile distacco, incomunicabilità e alienazione reciproca.
La nascita di Lajos è il principio di tutto. L’arco storico in cui si svolgono le vicende de ‘I Lázár’ si estendono, di generazione in generazione, per oltre mezzo secolo. Dalla fine dell’Impero asburgico al 1957, passando per due guerre mondiali, l’avvento dei totalitarismi, le rivoluzioni, la persecuzione degli ebrei. La Storia entra nelle vite dei protagonisti, le loro vicende private convivono con la violenza del reale: mentre il mondo attorno a loro cambia irrimediabilmente, anche i Lázár sono travolti da tragedie e sconfitte, ma non rinunciano mai a una struggente, incessante ricerca dell’amore. Un amore spesso fortemente carnale, raccontato con maestria e pathos. È nel corso del racconto di queste vicende, fino alla caduta dell’Impero asburgico, che la narrazione del romanzo di Nelio Biedermann si focalizza anche su altre figure come lMaria (madre di Lajos), Lilly e i figli Pista ed Eva.
‘I Lázár’ è l’eterno racconto della storia collettiva che travolge quella individuale. Ci sono epoche in cui questo movimento tellurico della storia si fa sentire con maggiore veemenza e gli anni in cui sono ambientate le vicende della famiglia Lázár ne sono una lucente dimostrazione. Al suo interno le vicende intime, i segreti, le colpe e le tare ereditarie della famiglia Lázár si scontrano con i grandi eventi del Novecento: la Prima e la Seconda guerra mondiale, l’ascesa del nazismo, la persecuzione degli ebrei, l’occupazione delle SS, l’arrivo dell’Armata Rossa sovietica e la rivolta ungherese del 1956. Tra atmosfere che ricordano una fiaba gotica e un impianto da grande romanzo classico, Nelio Biedermann riesce a raccontare la fine di un’epoca, dei privilegi aristocratici e la lotta disperata dei protagonisti alla ricerca dell’amore e di un senso dentro un mondo brutale e in frantumi che non appartiene più a nessuno.
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