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Teatro

Salvarsi insieme accogliendo il canto sacro

di Paolo Randazzo

A Noto in Sicilia, nella sontuosa Chiesa barocca del San Salvatore, il magma sacro, sonoro e narrativo di Faber Teater.

17 Aprile 2026

Noto. Stabat Mater, della compagnia torinese Faber Teater, è uno spettacolo interessante e complesso: uno spettacolo/concerto che chiede al pubblico – con un salto logico e creativo di grande intensità – una collaborazione attiva nel costruire o ricostruire non tanto una drammaturgia, ma la possibilità interiore di accogliere una vicenda umana a cui aderire. Una vicenda antica quanto il mondo, un archetipo vivo di dolore e di sangue. Antonella Talamonti, musicologa, compositrice, formatrice, allieva e storica collaboratrice di Giovanna Marini, apre lo spettacolo e prende per mano il pubblico: «Sedetevi. Sedetevi ed ascoltate. Ascoltate le voci del lutto e del dolore, le voci dello scandalo della morte, le voci dell’ingiustizia contro l’innocente, le voci della perdita incolmabile, le voci della ricerca di consolazione. Ascoltate i suoni portati da lingue e da mondi diversi. Ascoltate i suoni che alterano il tempo, le voci che riportano nel presente, accanto al dolore di oggi, il dolore di tutti quelli che ci hanno preceduto». Stabat Mater è la rappresentazione sonora, sacerrima e meditativa del dolore straziante di Maria durante la passione di suo figlio Gesù Cristo sulla croce, il dolore di una madre per e durante il massacro violento del figlio. Come si affronta, come si cura e come si supera un dolore del genere? Forse non si può superare, forse non si può evitare che se ne possa restare schiacciati. Forse per affrontarlo, anche solo per provare ad affrontarlo, occorre porlo al centro di una dinamica di elaborazione corale, comunitaria e feconda. Ed è quanto ci insegnano molte tradizioni popolari: nel canto sicuramente, ma anche in diverse altre manifestazioni espressive e di cura. In questo caso si tratta della proposizione di otto canti di diversa tradizione: il Miserere dal Salmo 51, lo Stabat Mater da una sequenza in latino per l’Addolorata del secolo XIII, attribuita a Jacopone da Todi, la Coda è di Antonella Talamonti; Sette Ispadas de dolore Gosos de sa Madonna Addolorata, in lingua sarda; Lamento degli Uomini – Moi ti Shër Meriza ré – O giovane Madonna dalla raccolta “Canti Sacri” raccolti in lingua arbreshe; il Lamento delle Donne – Ojë bir si të vran  ancora in lingua arbreshe; il Crucifige testo di Antonella Talamonti con materiale tratto dalla lauda drammatica  “Pianto della Madonna” di Jacopone da Todi; Senza  testo siciliano e testo liberamente tratto da  “Antar Mohamed Marincola“; lo Stabat Mater finale, sequenza per l’Addolorata , del XIII secolo attribuita a Jacopone da Todi. A cantare ci sono Lucia Giordano, Marco Andorno, Francesco Micca, Paola Bordignon, Sebastiano Amadio, Lodovico Bordignon. Ecco dunque il senso e il cuore dello spettacolo: sedersi, sedersi in una chiesa o in un luogo sacro e portatore di senso, chiudere negli occhi, ascoltare insieme quei canti (meravigliosi), ricreare uno spazio sonoro in cui la persona ferita viene accolta nella costruzione – salvifica appunto di uno spazio sacro interiore ed esteriore – in cui il peso schiacciante del dolore è sostenuto non dalla singola persona ma da una comunità viva. Da una comunità che ti ascolta, che soffre con te, cheti accompagna fino a quando quel dolore diventa, se non superato e superabile, almeno sopportabile, fino a quando il silenzio mortale e mortifero dello strazio e l’afasia del dolore non si trasformano in canto corale e fecondo e salvifico. Nello spettacolo gli attori sono cantanti e sono guide per il pubblico nella ricostruzione di uno nuovo spazio sacro dentro la sacralità concreta di una chiesa (nel caso dello spettacolo che si è visto a Noto il 29 marzo scorso, della bellissima e barocca Chiesa del San Salvatore).

Noto, Chiesa del San Salvatore 29 marzo 2026.

Stabat Mater con Lucia Giordano, Marco Andorno, Francesco Micca, Paola Bordignon, Sebastiano Amadio, Lodovico Bordignon. Musiche originali e drammaturgia musicale di
Antonella Talamonti. Produzione di Faber Teater. Crediti fotografici di Diego Diaz.

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