Teatro
Teatro, 90 candeline per Barba, un omaggio a Torino
Un evento per il Maestro della scena. Spettacoli a Milano: da Antonio Latella a Marco Paolini. Due prime nazionali a Cervia e Forlì: “Dialoghi con madre” di Gàlceras con Curino e Gargiulo, regia di Beppe Rosso ed “Emigranti” di Mrozek con Santoro e Casadio, regia di Leo Muscato
TORINO _ Eugenio Barba compie novant’anni e a Torino, la comunità del quartiere Falchera si appresta a celebrare il maestro e fondatore della compagnia dell’Odin Teatret nell’iniziativa “Odin Teatret a Torino: la memoria che vive- Torino per i 90 anni di Eugenio Barba”, progetto ideato dall’associazione Mutamento Zona Castalia Est diretta da Chiara Crupi, Luca Vonella e Giordano Amato con i contributi del Comune. E proprio il giorno del suo compleanno Barba riceverà una pergamena di riconoscimento civico alla carriera nella sala Carpanini di Palazzo Civico.
Le celebrazioni si svolgeranno dal 27 al 29 ottobre alla Biblioteca Civica Don Lorenzo Milani (alle ore 20,30 in via dei Pioppi 43), con lo spettacolo “Le nuvole di Amleto”, drammaturgia e regia di Eugenio Barba dedicato a Hamnet, il figlio di William Shakespeare morto a undici anni, e ai giovani senza futuro. A partire “dalle risonanze tra la vicenda di Hamnet e quella di Amleto, lo spettacolo interroga il rapporto tra padri e figli, la trasmissione dell’eredità tra generazioni e il futuro che attende i più giovani”. In scena Antonia Cioază, Else Marie Laukvik, Jakob Nielsen, Rina Skeel, Ulrik Skeel e Julia Varley. Una produzione Odin Teatret, Théâtre du Soleil, Emilia Romagna Teatro e Tieffe Teatro Milano.
Regista, teorico e instancabile sperimentatore, Eugenio Barba (ndr. vedi la foto in alto) ha sviluppato una ricerca sul lavoro dell’attore e sulle relazioni tra teatro e antropologia mostrando la via a diverse generazioni di teatranti di tutto il mondo. Con l’Odin Teatret ha costruito “un modello internazionale in cui la ricerca scenica si intreccia con lo scambio interculturale, il lavoro sul territorio e la capacità del teatro di generare nuove relazioni tra le persone”. Diverse le attività collaterali organizzate in occasione dell’arrivo di Eugenio Barba. L’incontro con l’Odin Teatret per gli organizzatori è l’occasione di mettere a confronto due comunità portatrici di storie, esperienze e visioni: quella internazionale di artisti che hanno segnato la storia del teatro contemporaneo e quella di un quartiere con una propria memoria e una progettualità rivolta al futuro. È in questo scambio che “il teatro trova la possibilità di diventare esperienza condivisa, capace di attivare nuovi sguardi sul territorio”. L’incontro con Barba e l’Odin Teatret si inserisce in “Human Landscapes -Festival di geografie del teatro”. Il programma è stato aperto il 2 ottobre dallo spettacolo “Paradise Now” della compagnia sarda di Theatre en vol.

Tra i prossimi appuntamenti il 22 e 23 dalle 10 alle 13 lo Spazio Astengo ospiterà “L’arte dei trampoli” del Teatro Tascabile di Bergamo. Il 23 alle 17,45 presso la Biblioteca Bianca Guidetti Serra si presenta il libro “Regia eretica. Il Novecento teatrale e i suoi doppi” di Marco de Marinis. All’incontro partecipano: Matteo Negrin, Federica Mazzocchi, Erica Nava e Diego Pleuteri. Il 26 alla Cascina Falchera si celebrano i quaranta anni di attività della rete internazionale Magdalena Project. Tra le ospiti l’attrice dell’Odin Teatret Julia Varley.
A Genova, dove si sta svolgendo l’edizione ventiduesima del “Festival dell’Eccellenza femminile” il 20 ottobre alla Sala Mercato, alle ore 20,30 va in scena “La Classe” di Fabiana Iacozzilli con Michela Aiello, Andrei Balan, Antonia D’Amore, Francesco Meloni, Marta Meneghetti. Scene e marionette di Fiammetta Mandich. L’indomani 21 ottobre nel foyer del teatro Ivo Chiesa alle ore 16 si terrà “A modo nostro” incontro con Fabiana Iacozzilli. La stessa regista romana presenterà ancora alla Sala Mercato, ore 20,30 lo spettacolo “Avere una brutta natura” di e con Gioia Salvatore, con i musicisti Simone Alessandrini, Iacopo Schiavo, Valerio Vantaggio. Scene di Rosita Vallefuoco.
Milano
Folto il carnet di appuntamenti teatrali nel capoluogo meneghino. La parte del leone la fa naturalmente il Piccolo dove dal 20 ottobre al 1 novembre al Teatro Strehler arriva sulla scena il nuovo lavoro del sodalizio tra Linda Dalisi e Antonio Latella prodotto dallo Stabile dell’Umbria. E’ “Oscar”, appunto di Dalisi, regia di Latella con l’interpretazione di Sonia Bergamasco con Nicola Mastroberardino, Beatrice Verzotti, Alessandro Bay Rossu, Giulia Heathfield di Renzi, Giulia Mazzarino e Massimiliano Speziani. Al centro la vicenda di una donna figlia di un generale che viene tirata su come un soldato affinchè potesse seguire la carriera del padre. Oscar, così si chiama questa soldatessa di carriera protegge Maria Antonietta quando arriva in Francia per sposare Luigi XVI e ne diventa il suo angelo custode finché entrambe si innamoreranno dello stesso uomo…. il culmine di questa storia coincide con la presa della Bastiglia. Osserva Antonio Latella che in “Oscar” “tutti i personaggi sono incompiuti, tutti i personaggi finiscono senza mai completarsi, e si consegnano alla morte incompiuti; ed è forse per questo motivo che vagano come fantasmi in una terra di mezzo che perde l’alto e il basso, una terra dove la forza gravitazionale perde il suo potere di attrazione liberando finalmente le anime dai corpi e consegnandole all’Amore, il solo Dio che forse abbiamo tutti più o meno conosciuto. Solo nell’istante in cui si sente l’amore possiamo nascere, e per questo morire, nello stesso attimo in cui la freccia ci colpisce al petto. Dio si prende gioco di noi”.

In “Oscar” osserva Antonio Latella “tutti i personaggi sono incompiuti, tutti i personaggi finiscono senza mai completarsi, e si consegnano alla morte incompiuti; ed è forse per questo motivo che vagano come fantasmi in una terra di mezzo che perde l’alto e il basso, una terra dove la forza gravitazionale perde il suo potere di attrazione liberando finalmente le anime dai corpi e consegnandole all’Amore, il solo Dio che forse abbiamo tutti più o meno conosciuto. Solo nell’istante in cui si sente l’amore possiamo nascere, e per questo morire, nello stesso attimo in cui la freccia ci colpisce al petto. Dio si prende gioco di noi”.
Torna in scena a Milano Marco Paolini: l’autore del mitico spettacolo sulla diga del Vajont, Sarà al Teatro Grassi con due spettacoli: “Bestiario idrico”, dal 20 al 25 ottobre e “Dov’è il Po?” in prima assoluta dal 27 ottobre al 1 novembre. Il primo, “Bestiario idrico”, parla di fiumi e “bestie d’ogni genere, narra storie di vita biologica e sociale legate ai fiumi. Racconta dei conflitti e dei contratti che, intorno all’acqua dei fiumi, hanno dato forma a quel paesaggio che oggi riconosciamo come il nostro”. Rende visibile il legame stretto tra le forme di governo dell’acqua e la qualità della vita sulle rive, non solo di una specie ma dell’intero ecosistema. Marco Paolini riflette sul fatto che il cambiamento climatico impone decisioni da prendere in tempi rapidi decisioni prima di vedere sttravolti i nostri paesaggi.
In “Dov’è il Po” si continua a parlare di bacini idrografici (l’Italia ne ha sette, mentre l’Europa ne ha 110) in questo caso quello del Po che “attraversava confini fino a meno di due secoli fa. Il Ticino separava due sistemi territoriali diversi, fondati su differenti rapporti tra acqua, spazio e città: c’erano un bacino piemontese e uno lombardo-veneto”. Paolini da così vita al racconto di quello che è il più importante fiume della geografia italiana.

Al Teatro Studio Melato approda invece, il 26 ottobre alle ore 20,30, “Gli occhi della guerra”. Prodotto dallo Stabile del Friuli, lo spettacolo è una riflessione sul tema del conflitto visto dagli occhi di due reporter, autori del testo Fausto Biloslavo e Gian Micalesin che sono anche in scena assieme a Francesco Migliaccio. In ogni luogo dove arriva il racconto dei due reporter ci sarà un rappresentante del Gruppo Sportivo Paralimpico di Difesa. Al Teatro Studio Melato salirà sul palcoscenico, per portare la propria testimonianza il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’oro al valor militare, ferito gravemente il 2 luglio del 1993 nella battaglia del Pastificio a Mogadiscio.
Dopo quaranta anni di vita vissuti professionalmente in mezzo ai conflitti Micalessin e Biloslavo hanno accolto l’invito di Paolo Valerio, direttore del Teatro Stabile del Friuli, di portare a teatro, come hanno dichiarato i due giornalisti e autori “la vita, la morte, la paura, l’adrenalina, il dolore, la speranza, le emozioni di una vita in prima linea» . Grazie al loro sguardo verranno raccontati molti aspetti della guerra come “lo sguardo terrorizzato di un prigioniero, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito, la paura dipinta sul volto dei civili in fuga dalle bombe sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea”. In scenari estremi come quello della guerra, ciò che sopravvive davvero è “l’elemento umano: quella solidarietà viscerale e quel cameratismo autentico che spingono un soldato a rischiare tutto per l’altro, facendo della lealtà e della fratellanza l’unica luce possibile nel buio del conflitto”.

Al Teatro dell’Elfo (Sala Fassbinder) invece è di scena dal 27 ottobre al 1 novembre “Madri” di Diego Pleuteri con Valentina Apicello e Vito Vicino, regia di Alice Sinigaglia, scene di Alessandro Ratti, produzione della Corte Ospitale in coproduzione con il Centro Scarti. Una madre e un figlio in un giorno di pioggia. Il testo, prende il via da una suggestione iniziale: “Di intimo c’è rimasto solo…?” I due personaggi hanno “la testa bucata, i loro pensieri fuoriescono senza sosta in un fiume di ossessioni che senza sforzo diventano parola”. Nelle sue note di regia Alice Sinigaglia osserva che nel continuo “monologare, madre e figlio si finiscono le frasi, sì, ma allo stesso tempo non riescono a finire l’unica frase che sembra importare davvero: di intimo c’è rimasto solo? Cercando la fine di una citazione, i due passeggiano a mezz’aria senza nessuna intenzione di scendere a terra. Sono insieme, sì, ma sono anche profondamente soli. Di intimo c’è rimasto solo il pensiero? La solitudine?”
Anche in questo caso la Corte Ospitale continua la sua speciale mission: ossia quella di ricercare nuobi talenti per il teatro, da sostenere e accompagnare con l’obiettivo di “favorire l’innovazione della scena contemporanea”.
“Madri” nel mese di novembre ha una lunga tournèe e toccherà il 6 Sogliano al Ricone(Teatro Turroni), il 7 Ragazzola, il 12 e 13 il Teatro Duse di Genova, il 20 novembre il Teatro Cestello di Firenze, il 21 a Villastrada, il 25 al teatro Foce di Lugano, il 27 a Campi Salentina, il 28 a Taranto (Teatro Tatà).

Cervia
Accademia Perduta/Romagna Teatri e il Centro di produzione Il Contato del Canavese sono i produttori dello spettacolo “Dialoghi con mia madre” di Santiago Carlos Oves, versione teatrale di Jordi Galceràn con Laura Curino e Francesco Gargiulo, regia di Beppe Rosso, scene e luci di Lucio Diana, in prima nazionale il 27 ottobre al Teatro Comunale “Walter Chiari” di Cervia. Lo spettacolo affronta il tema delle relazioni famigliari ela gestione di una vecchiaia all’interno di una famiglia . Il testo, nato per il pluripremiato film argentino, scritto e diretto nel 2004 da Santiago Carlos Oves, è stato poi tradotto per il palcoscenico dal drammaturgo catalano Jordi Gàlceran che, con la sua scrittura profonda e ironica, ha costruito “un’opera capace di coniugare profondità emotiva e costruzione narrativa con leggerezza e ironia”. Il cuore del racconto è il confronto tra una madre avanti negli anni e il figlio cinquantenne “costretto a ridefinire il proprio ruolo familiare tra responsabilità economiche, senso di colpa, fragilità affettive e necessità pratiche. L’equilibrio già precario viene ulteriormente destabilizzato quando la madre rivendica con forza il proprio diritto alla libertà, all’autonomia e persino all’amore”. Lo spettacolo punta i suoi riflettori su temi assai sentiti “come le difficoltà nel conciliare il lavoro con la cura in ambito familiare, il ruolo del caregiver, l’impatto economico della gestione di persone anziane all’interno del nucleo familiare, il ribaltamento dei ruoli nel rapporto genitori-figli, il conflitto tra affetto e senso del dovere, il diritto delle persone anziane ad essere considerate ancora parte della società anche se viene meno la loro funzione produttiva, dunque l’attenzione al desiderio e alla progettualità”.
“Dialoghi con mia madre” sarà replicato il 28 ottobre al teatro Goldoni di Bagnacavallo, il 7 novembre al Teatro Piccolo di Forlì, il 30 novembre alla Casa del Teatro di Faenza, il 3 dicembre al Teatro Giacosa di Ivrea e il 14 gennaio al Nuovo Teatro Farraggiana di Novara. Dall’11 al 22 novembre lo spettacolo sarà in cartellone presso il Teatro San Pietro in Vincoli di Torino e il 14 novembre sarà presente anche l’autore Jordi Galceràn.

Forlì
E’ un testo teatrale assai rappresentato e popolare negli anni settanta, “Emigranti” di Slawomir Mrozek, che torna in scena in un allestimento prodotto assieme dal Teatro Biondo di Palermo, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Stabile del Friuli, Stabile di Catania e Stabile d’Abruzzo, In scena Valerio Santoro e Claudio Casadio, regia di Leo Muscato. Il testo del drammaturgo polacco scritto nel 1974 in Francia dove era esiliato indaga in profondità e un grande senso di ironia la condizione di chi è costretto ad andare a vivere in un paese straniero, magari costretto dalla condizione di essere un perseguitato in Patria. L’opera di Mrozek fotografa tuttora una forte attualità che riflette “sulle difficoltà della vita, sull’asservimento al lavoro, rappresentata con l’arte di saper raccontare l’universale, senza pietismi o cronachismi”. Protagonisti della pièce sono appunto due emigranti costretti a condividere un appartamento umido e piccolo. E’ la sera del 31 dicembre e la gente si appresta a festeggiare il nuovo anno e i due si confrontano in modo serrato. Uno è un emigrato a caccia di lavoro:lavorare per guadagnare è il suo unico scopo. L’altro invece è un intellettuale che non esce mai di casa e sta scrivendo un libro…
Interessante la scena inventata da Federica Parolini, cioè “un girevole di nove metri d’altezza che dall’alto del livello stradale scende fino al seminterrato in cui si svolge l’azione”. Questa insolita soluzione vuole riflettere “lo squallore dell’ambiente in cui i personaggi sono costretti a vivere ma anche il loro animo ferito e la loro disperazione”. In lontrananza , al piano superiore del seminterrato giungono i rumori della gente in festa:”… il ronzio della caldaia, il motore dell’ascensore, la musica, il traffico, i botti di Capodanno… elementi che sottolineano la solitudine e lo smarrimento di due anime in cerca di riscatto”.
Dopo il debutto in prima nazionale al Teatro Diego Fabbri di Forlì (30 ottobre e 1 novembre) proseguirà la sua tournèe al Teatro Bellini di Napoli, dal 10 al 15 novembre, al Teatro Rossetti di Trieste, dal 19 al 22 novembre, al Teatro Gustavo Modena di Genova dal 27 al 30 novembre, al Teatro Verga di Catania dal 1 al 6 dicembre e al Teatro Biondo di Palermo dal 12 al 20 dicembre.

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