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Teatro

Teatro, classico o digitale da Cagliari a Milano, Roma e Modena

di Walter Porcedda

In Sardegna la tredicesima edizione de “Le meraviglie del possibile” di Kyberteatro. Gli spettacoli de lacasadargilla, Stefano Massini, Valerio Binasco e i debutti di Marcos Moreau, “Ceneri” a Reggio Emilia e Marco Lorenzi, “Incendi”, a Treviso, Venezia e Torino

5 Novembre 2026

CAGLIARI _ E’ un teatro immersivo che unisce performance fisica dal vivo e tecnologia digitale quello inventato dalla compagnia spagnola La Mecànica in “Teen Odyssey”realizzato con la compagnia catalana Fura dels Bauls che, venerdì a Cagliari, nello spazio Domosc, ore 19 e 21 apre la tredicesima edizione de “Le Meraviglie del possibile”, unico festival in Italia dedicato all’incontro tra teatro e nuove tecnologie ideato e organizzato da Kyberteatro. Si tratta di una performance partecipativa e transgenerazionale messa a punto da questo gruppo di Maiorca composto da sole donne per creare un viaggio ideale per adolescenti e adulti. Esplorando i temi dell’identità personale, “ connessione intergenerazionale e del modo in cui troviamo la nostra tribù, il pubblico si unisce agli interpreti in un’avventura partecipativa”, a forte impatto visivo e sonoro.Questo lavoro fonde teatro fisico e tecnologia smartphone in tempo reale, mettendo in relazione tra loro “generazioni diverse e aprendo nuove possibilità di incontro tra teatro, tecnologia e partecipazione”. Utilizzando “Kalliópê”, un’applicazione di messaggistica multimediale dal vivo, tecnologia digitale e performance sono sincronizzate in modo che ciascuno degli spettatori diventi parte della storia. Il risultato è “un lavoro intimo” che esplora “l’appartenenza, la connessione e le distanze che creiamo tra noi. Posti limitati, prenotazione obbligatoria”. Fondata nel 2015 da Jenny Vila e Pau Bachero, La Mecànica mette in relazione artisti delle Isole Baleari. Compongono la compagnia Jenny Vila, Mariona Jaume, Sienna Vila e Sandra G. Lara.

Con la sua azione, nel 2019 il Festival ha ricevuto il marchio di qualità europeo EFFE – Europe for Festivals, Festivals for Europe e, a partire dallo stesso anno, KyberTeatro è diventato membro associato di EMAP – European Media Art Platform, rete europea dedicata alla media art.

“La tredicesima edizione del Festival LMDP -dice la direttrice artistica, la regista Ilaria Nina Zedda – conferma la volontà di portare in scena, attraverso l’incontro fra il teatro e la creatività digitale, le grandi questioni del nostro tempo, mettendo in dialogo artisti, sensibilità e linguaggi diversi, in una dimensione internazionale e transgenerazionale. In un mondo sempre più veloce e complesso abbiamo bisogno dell’arte, del teatro e della poesia per andare oltre le semplificazioni, affrontare temi urgenti come la guerra, le migrazioni, l’identità e le disparità di genere, e riscoprire ciò che ci avvicina e ci rende umani. È attraverso lo stupore e la meraviglia che possiamo ritrovare, nella semplicità della bellezza, una forma di cura e di conforto collettivo. Per questo è fondamentale coinvolgere le nuove generazioni e creare a teatro occasioni di incontro, confronto e immaginazione condivisa”.

Un’immagine ripresa dallo spettacolo “A Teen Odissey” della compagnia spagnola La Mecànica ospite al festival di Cagliari su teatro e nuove tecnologie di Kyberteatro (Fotografia di Luca Rocchi)

Dopo aver presentato nei giorni scorsi “Woman Before a Glass. Intorno a Peggy Guggenheim”, spettacolo che intreccia teatro e video mapping per esplorare la figura della collezionista d’arte e mecenate statunitense Peggy Guggenheim (in scena Caterina Casini, scenografia di Stefano Macaione, video mapping di Marco Quondamatteo e regia di Giles Smith) e tenuto un incontro sul tema “La tecnologia è femmina?” con la presenza diAriella Vidach, Emma Chianchi, Simona Lisi,e la stessa Ilaria Nina Zedda il festival “Le Meraviglie del Possibile” il 13 novembre alle 21 e 14 novembre alle 11, presenta in prima nazionale “Les Yeux de Lousanouch”, del Collectif Étrange Miroir di Nantes, progetto vincitore della call internazionale di LMDP13.

La storia vera di una bambina armena viene raccontata secondo un approccio interdisciplinare, che mescola il linguaggio del live cinema con l’animazione, il disegno e la musica. Sul palco “si intrecciano memoria, migrazione, identità, guerra e sopravvivenza, con immagini che prendono forma in diretta e danno vita a un dispositivo scenico in cui il racconto si costruisce davanti agli occhi del pubblico e la dimensione visiva dialoga con quella sonora”.

In occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”(25 novembre) il Festival LMDP realizza due eventi. Venerdì 20 novembre, alle 11, il Festival ospita un incontro dedicato a “TEC.NA, rete nazionale femminile della Performing Media Art”, fondata per dare spazio, visibilità e valore alla pluralità degli sguardi nelle esperienze e nelle pratiche artistiche delle donne che lavorano sul confine tra corpo, arte e tecnologia. Al talk, rivolto in particolare alle nuove generazioni, interverranno Ariella Vidach, Simona Lisi e Ilaria Nina Zedda.

Mercoledì 25 novembre alle 11, va in scena “Unghie & Crisi”, spettacolo di teatro di genere e video mapping prodotto da L’Aquilone di Viviana/KyberTeatro, scritto e diretto da Ilaria Nina Zedda, con Marta Proietti Orzella e Daniela Pulisci. Al centro il lavoro femminile, la sua precarietà e il lavoro nero, ma anche le disparità di genere che ancora condizionano l’autonomia economica e professionale delle donne.

Una scena tratta dallo spettacolo “Les yeux de Lousanousch” del Collectif Étrange Miroir di Nantes di scena al festival “Le meraviglie del Possibile”  dedicato al rapporto tra teatro e nuove tecnologie in corso a Cagliari

ROMA

Dal 6 al 29 novembre presso il Teatro Furio Camillo tredicesima edizione di “Battiti”rassegna internazionale di circo e teatro con la presenza di compagnie italiane e straniere, per un totale di venti spettacoli e 42 artisti. Si apre il 6 (ore 21) con “Calderone artistico Burlesco Anarchico Rispettosamente Eclettico”, spettacolo d’arte varia. “Un varietà-laboratorio aperto a tutti gli artisti che abbiano voglia di sperimentare nuovi numeri, rispolverare vecchi cavalli di battaglia assopiti nel baule”.

Il 7 novembre Milo Scotton porta in scena “On the road”, un’opera-confessione comico-poetica dai temi importanti: “la scoperta della vera identità delle cose e delle persone, la lotta contro il conformismo, la mancanza di ideali e la ricerca di un’identità umana lontana da quella proposta da un fasullo modello consumistico, il tutto sviluppato attraverso stupefacenti acrobazie, danza e teatro”.

L’8 novembre (ore 18) in scena “Bless in the underground of memory”, con Riccardo Saggese e la regia di Fiorenza Guidi. Lo spettacolo “si immerge nel sottosuolo della memoria” uno spazio liminale in cui amore e rifiuto si intrecciano. Al centro la storia personale di Riccardo Saggese “cacciato di casa a 14 anni dopo il coming out, sette anni di silenzio da parte della famiglia, e infine la costruzione di una nuova identità attraverso il potere trasformativo dell’arte”.

Il 13 novembre (ore 21) è la volta di “Selva” di e con Gioia Zanaboni, spettacolo che nasce dal “desiderio di esplorare, attraverso il corpo e il suono, i processi di ricerca, trasformazione e ricostruzione che attraversano la donna contemporanea. Il progetto si colloca in un territorio ibrido, dove il circo contemporaneo dialoga con le musiche e le danze di diverse culture popolari”.

Il 14 novembre (ore 21) è la volta di “Onironauta” di e con Filippo Brunetti. Un clown con le sue “peripazzie” immaginifiche e le sue giocolerie comiche evoca “un sogno… con una tecnica teatrale a portata d’uomo, semplice e senza effetti speciali vengono raggiunti vari livelli di profondità onirica che degenerano fino a quando non ci si sveglia polli”.

Il 15 novembre (ore 18) “Waiting for the miss” di e con Cristina Geninazzi. Una maldestra inserviente rassetta il palco prima dell’inizio dello spettacolo della più acclamata trapezista del mondo. Riordina, sistema, pulisce ma intimidita e poi lusingata dalla presenza del pubblico inciampa, discordia, stravolge la scena e “finisce per esserne protagonista”.

Al Teatro Furio Camillo di Roma il 7 novembre Milo Scotton porta in scena “On the Road” alla tredicesima edizione del festival internazionale di circo teatro “Battiti” in programma fino al prossimo 29 novembre

Il 20 novembre (ore 19) in“𝗧ilt!” della Compagnia bluecinque il dialogo fisico “tra corpo e movimento, la rotazione diventa metafora di un presente in continua trasformazione, nel quale ogni certezza sembra mutare insieme al punto da cui la osserviamo: un piccolo universo instabile dove, per ritrovare l’equilibrio, bisogna forse accettare, per un istante, di perderlo”. Alle ore 21, appuntamento con “99 Grammi” del Collettivo Crune, spettacolo di circo contemporaneo che integra giocoleria, danza contemporanea e teatro fisico.

Il 21 novembre (ore 18 e 21) in “Gala di Aerea” carrellata di performer di molte le discipline aeree. Artisti in scena: Zvjezdana Dervic, Nancy Di Macoberardino, Safire Hikari, Selvaggia Mezzapesa, Dana Pelaggi, Giulia Racca con performer Lis.

Il 23 novembre (ore 18) è la volta della Compagnia Teatro Potlach e del loro “Il mago del grano” spettacolo sulla vita e lo studio dell’agronomo Nazareno Strampelli, che da un piccolo paese delle Marche approdò all’inizio del secolo scorso nella piana di Rieti, dove si dedicò, con la moglie Carlotta, alla creazione di una nuova tipologia di grano resistente alle intemperie e alle malattie.

Il 27 novembre (ore 21) si apre con “Gap of 42” di Iris Pelz e Christopher Schlunk: “due corpi dissimili si incontrano acrobaticamente. 42 cm li separano in altezza, 42 kg in peso. Una differenza che unisce e crea possibilità invece di essere un ostacolo. Acrobazie straordinarie fanno meravigliare il pubblico, un umorismo sottile lo fa sorridere”.

Il 28 novembre (ore 21) la Compagnia Il Buco presenta “Doors”. Due porte. Niente muri, divisioni. Porte che si aprono sul futuro e sul passato, o forse solo sul presente. Grandi interrogativi: come si porta una porta? Cosa c’è dietro una porta?

Chiude la rassegna il 29 novembre (ore 18) “Arcoiris” con la regia di Silvia Civilla. Una bizzarra maga racconta come sono nati i colori. Arcoiris, donna-maga-bambina, il cui nome in castigliano significa Arcobaleno “racchiude in sè il senso dell’intero spettacolo, è l’umanità ingenua che non si interroga sulle proprie azioni se non quando costretta dagli eventi”.

“Il mago del grano” è il titolo dello spettacolo che la compagnia Teatro Potlach presenterà al festival di circo e teatro “Battiti” al Teatro Furio Camillo di Roma

Spazio Rossellini

“A Roma! A Roma!” è la rassegna teatrale curata dalla giornalista e critica teatrale Francesca De Santis, prodotta da Atcl e diretta da Isabella Di Cola, dal 4 al 5 dicembre, nello Spazio Rossellini con spettacoli, incontri e laboratori per interrogare la scena contemporanea e i suoi linguaggi. Il programma mette in relazione “scritture, poetiche e forme della rappresentazione differenti, affidando al teatro il compito di osservare le contraddizioni del presente e di aprire spazi di confronto. Dall’identità individuale nell’epoca digitale alle dinamiche della violenza di genere, dal rapporto con il male e con la città alla ricerca sulla voce e sulla memoria, gli spettacoli affrontano questioni che investono la dimensione privata e quella collettiva, facendo della scena un luogo in cui l’esperienza artistica incontra le domande del nostro tempo”.

Il festival si è aperto il  4 novembre con “Novecento” di Alessandro Baricco con Ciro Masella autore anche della regia con Salvatore Arena.

Il 5 novembre, ore 20,30, “Vietato innamorarsi” di Francesca Albanese, Silvia Baldini,Chiara Boscaro, Marco Di Stefano e Laura Valli. Drammaturgia Silvia Baldini, Chiara Boscaro e Marco Di Stefano. “Vietato Innamorarsi” è “un gioco di ruolo performativo, una creazione collettiva che unisce i nuclei artistici di Qui e Ora Residenza Teatrale e La Confraternita del Chianti, una ricerca volta a far incontrare i linguaggi della scena contemporanea con il mondo del gioco di ruolo”.

Il 6 novembre, ore 20,30: “Qualcuno, nessuno centomila- Pirandello in loop” , regia diMario Perrotta con Paola Roscioli e Dalila Cozzolino. “Lo spettacolo nasce da un rapporto profondo, antico e mai interrotto tra Mario Perrotta e l’opera di Luigi Pirandello. Un legame che affonda le radici nella formazione filosofica di Perrotta e nel suo stesso debutto sulle scene, e che negli anni si è trasformato in un dialogo vivo, necessario, capace di rinnovarsi a ogni incontro con il presente”.

A dicembre andranno in scena “La città dei vivi” di Nicola Lagioia, regia di Ivonne Capece (Il 2); “Ho un teatro nella testa”, laboratorio di scrittura e autobiografia condotto da Cuocolo/Bosetti-Iraa Theatre (3 dicembre) e un laboratorio di critica tetrale condotto daFrancesca De Santis (3 dicembre). Il 4 dicembre incontro con l’attrice delle Albe Ermanna Montanari. Il 5 dicembre si chiude con lo spettacolo “Lus” del Teatro delle Albe, testo di Nevio Spadoni, regia di Ermanna Montanari e Marco Martinelli.

“Vietato innamorarsi” è lo spettacolo di Francesca Albanese, Silvia Baldini, Chiara Boscaro, Marco Di Stefano e Laura Valli. della rassegna “A Roma! A Roma!”  in programma allo Spazio Rossellini (foto di Lorenza Daverio)

FIRENZE

Una rassegna di danza per cinque quartieri della città. E’ “Komorebi” che in giapponese indica la luce del sole che danza tra le foglie degli alberi, progetto di Stazione Utopia per Autunno Fiorentino. Attraverso spettacoli e laboratori ospitati in luoghi inconsueti – dalle ville medicee ai mercati, dagli spazi sociali ai club, dai centri di ricerca performativa alle piazze- il progetto avvicina lo spettacolo dal vivo a contesti differenti, ampliando le possibilità di fruizione della cultura e mettendo in dialogo espressioni artistiche e realtà del territorio. “Komorebi” va in scena fino al prossimo 28 novembre. Dopo “Spiga” diBeatrice Ciattini e Niccolò Poggini in scena alla Rsa il Gignoro e “Bambu” di Aldes, il 5 novembre dalle 9 alle 13 al mercato Peretola e il 7, stessa ora al Mercato Giannotti, va in scena “William Shakespeare’s Half time job” lettura performativa di tarocchi a cura di e con Marco di Costanzo, prodotto dal Teatro dell’Elce.

Il 14 novembre alle 15 in Piazza Bartali spettacolo itinerante “La nuova Lippolese” un ensemble dedito al recupero della prassi esecutiva a plettro. L’iniziativa si ispira alla storica formazione di Serpiolle, attiva tra il primo dopoguerra e la metà degli anni Sessanta, per restituire vitalità al repertorio corale e popolare del Novecento locale.

Il 15 novembre alle 19 al Combo Social Club, “Strange Little Girls- Kitsch” che “indaga il karaoke come dispositivo rituale. Attraverso ripetizione, imitazione e perdita di controllo, il gesto viene ricondotto alla sua dimensione originaria: un atto collettivo di estasi, appartenenza e liberazione”. con la Compagnia degli Istanti, coreografia di Camilla Giani con Chiara Casiraghi. A seguire: “Mycelium” House of Ivona, coreografia di Pablo Girolami, con Misa Sarti: “un sistema invisibile si espande sotto la superficie, intrecciando mondi che non si mostrano ma che sostengono ogni forma visibile. Il mycelium diventa principio originario e trama segreta, una rete viva che connette ciò che appare separato, dissolvendo i confini tra individuo e ambiente”.

Il 18 novembre al Parc, piazzale le Cascine, ore 19 il cortometraggio “Io che non vivo”sceneggiatura e regia di Cristina Puccinelli. Il 19 novembre ancora al Parc, “Il mondo dei quasi” di Aterballetto, coreografia di Fernando Melo con Matilde Di Ciolo e Matteo Capetola. Il 21 novembre, ore 21 presso Golosi di Firenze: “Kizomba: Corpi, storie e connessioni”di Ga Revolution e Pinto Manuel Francisco. Si chiude il 28 novembre, ore 19 nella Villa Medicea La Petraia, ore 19 con il “Ballo Lorenese” a cura della società di Danza di Firenze.

Una scena ripresa dal cortometraggio “Io che non vivo” d, sceneggiatura e regia di Cristina Puccinelli, la cui visione è in programma il 18 novembre al Parc de Le Cascine di Firenze (Foto di Jacopo Calabro)

MODENA

Dal 5 all’8 novembre al Teatro delle Passioni, sala Grande (giovedì e sabato alle ore 19, venerdì alle ore 20) lacasadargilla torna a Modena con un altro lavoro di Caryl Churchill, tra le più importanti drammaturghe inglesi viventi: “Escaped Alone”, con la regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, e con le attrici con cui l’ensemble divide da anni un percorso di ricerca artistico e umano: Caterina Carpio, Tania Garibba, Arianna Gaudio eAlice Palazzi. Quattro donne si ritrovano per bere un tè in un assolato pomeriggio estivo, conversano, si interrompono, ricordano, confidano paure e desideri. Ma dentro quella quotidianità apparentemente lieve si aprono “improvvise fenditure che lasciano affiorare un paesaggio apocalittico, trasformando il tempo della conversazione in un’esperienza sospesa tra presente, memoria e futuro”.

“Escaped Alone” si inserisce nel percorso che lacasadargilla dedica da anni alla drammaturgia contemporanea di lingua inglese. Dopo “When the Rain Stops Falling” diAndrew Bovell (prodotto da ERT nel 2019 e Premio Speciale Ubu per miglior regia, miglior costumi e miglior testo straniero pubblicato), “Il Ministero della Solitudine”(coprodotto sempre insieme a ERT nel 2022, premio Ubu per miglior performer protagonista), “Anatomia di un suicidio” di Alice Birch nel 2023 (con cui ricevono il premio Ubu per miglior regia e miglior performer protagonista) e “L’amore del cuore” diCaryl Churchill prodotto da ERT, la compagnia torna a confrontarsi con un’autrice che considera centrale per la sua capacità di unire radicalità formale e tensione politica.

«Non scegliamo la drammaturgia inglese per appartenenza a una tradizione -così spiegano i registi Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni – ci interessa quella costellazione di autori e autrici che hanno saputo reinventare la forma teatrale, mettendo continuamente in crisi il modo di raccontare il tempo. Caryl Churchill è una figura imprescindibile perché lavora sul tempo come fosse una fisarmonica: lo comprime, lo dilata, lo piega, lo rende materia scenica. È una delle grandi ossessioni del nostro percorso artistico e “Escaped Alone” ci permette di attraversarla in maniera radicale».

“Escapealone” de lacasadargilla, regia di Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni al Teatro delle Passioni di Modena. Nella foto Alice Palazzi, Arianna Gaudio, Caterina Carpio e Tania Garribba (Foto di Masiar Pasquali)

Negli stessi giorni al Teatro Storchi, dal 5 all’8 novembre (giovedì e venerdì alle 20,30, sabato alle 19 e domenica alle 16) va in scena “Una delle ultime sere di Carnovale” di Carlo Goldoni, con la regia di Valerio Binasco. Dopo “Il bugiardo” e “Arlecchino servitore di due padroni”, Valerio Binasco torna a confrontarsi con Carlo Goldoni, mettendo in scena un’opera che segna il malinconico commiato dell’autore dal pubblico veneziano.

Nella sua rilettura, Binasco, regista e direttore artistico del Teatro Stabile di Torino, restituisce “un Goldoni non solo maestro del teatro comico, ma anche osservatore finissimo dell’animo umano: dietro la leggerezza della commedia emergono fragilità, contraddizioni e inquietudini dell’esistenza. Personaggi come Arlecchino, Lelio e Anzoletto diventano così figure vive e attuali, incarnazioni di un’umanità senza tempo”.

Nel cast Andreapietro Anselmi, Natalino Balasso, Mauro Bernardi, Marta Cortellazzo Wiel, Matteo Cremon, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Milvia Marigliano, Daniele Marmi, Elisabetta Mazzullo, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Cristina Parku, Aron Tewelde, Ivan Zerbinati.

Valerio Binasco ha scelto in questo caso di non forzare il testo verso una rilettura contemporanea: «Sebbene io sia spesso incline ad attualizzare i testi antichi -afferma il regista – in questo spettacolo cercherò di restituire le atmosfere che sono a mio avviso le più vicine a questo testo, concedendomi al più di portare la regia dalle parti del nostro presente, ma solo un po’. Di più non sarebbe giusto perché Goldoni è di uno di quegli autori che si lasciano portare dentro al nostro tempo, ma solo un po’. Bisogna farlo con delicatezza, ma per un regista la delicatezza è un dono che va e viene. La delicatezza è importante in questa commedia, che appartiene al periodo malinconico di Goldoni: ci suggerisce teneramente un’idea dell’amore che resiste al tormento, del matrimonio come rimedio alla solitudine e dell’espatrio come unica possibilità di riscatto esistenziale e professionale».

“Una delle ultime sere di Carnovale”, una delle ultime opere del drammaturgo veneziano Carlo Goldoni nell’allestimento con la regia di Valerio Binasco al Teatro Storchi di Modena (Foto di Virginia Brown)

BOLOGNA

La compagnia Arte e Salute c apre il calendario del Teatro delle Moline di Bologna, fino all’8 novembre, con lo spettacolo “Lazin’ on a sunny afternoon”. Diretta da Nicola Berti, regista che da anni collabora con il fondatore Nanni Garella, e prodotta da ERT in collaborazione con Associazione Arte e Salute, Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna, la pièce si compone di sette dialoghi e monologhi tratti da testi di Harold Pinter. La scena è ambientata a Londra negli anni ’60, in un pomeriggio estivo pieno di sole. In diversi luoghi della città si intrecciano le vite di vari personaggi. Ogni incontro genera una piccola storia dai risvolti imprevedibili e l’insieme delle storie forma un racconto a episodi che procede come una suite in più movimenti scandita al ritmo di jazz. Il regista Nicola Berti così scrive nelle sue note: «Alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso un giovane Harold Pinter compone alcuni dei suoi testi più famosi: “La stanza”, “Il compleanno”, “Il calapranzi”, “Il custode”. Negli stessi anni scrive anche brevi dialoghi e monologhi che, come prove d’autore, esplorano da altre prospettive i temi e le atmosfere che contraddistinguono il primo periodo della sua produzione drammaturgica. In questi sketches vengono così rappresentati piccoli episodi di vita quotidiana in cui l’autore, con sottile ironia, sfuma i confini di ciò che è vero o falso inserendo nel racconto un elemento insolito o eccentrico che mette i personaggi in situazioni che si rivelano piuttosto esilaranti». In scena: Luca Bandiera, Barbara Esposito, Luca Formica, Pamela Giannasi, Gabriele Giovanelli, Valentina Gottardo, Filippo Montorsi, Mirco Nanni, Tiziano Renda, Emma Salomoni, Giulia Sevim Pellacani.

MILANO

Teatro dell’Elfo

Fino all’8 novembre nella sala Fassbinder del Teatro dell’Elfo il debutto di “Eight”, spettacolo di Alchemico Tre e Le città invisibili, spettacolo che inaugura la rassegna “Nuove Storie 26/27” diretta da Francesco Frongia. Un dispositivo scenico che “infrange il confine tra platea e palcoscenico, prova a incrinare la quarta parete e mettere in gioco le spettatrici e gli spettatori”.

“Lazin on a sunny atfernoon” è un allestimento diretto da Nicola Berti contenente sette dialoghi e monologhi tratti dalle opere di Harold Pinter. AL Teatro delle Moline di Bologna sino all’8 novembre (Foto di Matilde Piazzi)

Nello spettacolo otto monologhi dedicati all’Inghilterra dei nostri giorni. c Da Millie, prostituta che piange la perdita del vecchio sistema di classe britannico, a Miles, sopravvissuto all’attacco terroristico di Londra del 7 luglio 2005, da Danny, ex militare che che ha trovato casa tra i cadaveri di un obitorio, ad Andrè gallerista omosessuale vittima di un sistema dell’arte dove conta più l’apparire che l’essere.

“Eight” è il primo testo della drammaturga e regista britannica Ella Hickson, nuova leva del teatro inglese contemporaneo. Della stessa autrice l’Elfo ha presentato “I corpi di Elizabeth”, a Milano e in tour nelle scorse stagioni. Lo spettacolo, vincitore nel 2008 dell’Edinburgh Fringe Festival, è stato rappresentato al Radar Festival di New York, al Trafalgar Studios di Londra arriva per la prima volta in Italia per la regia di Michele Di Giacomo, con la traduzione di Monica Capuani. Con:

Tamara Balducci (Bobby) Camilla Berardi (Mona), Gabriele Brunelli (Danny),Michelangelo Canzi (Jude), Rita Castaldo (Astrid), Michele Di Giacomo (André), Valeria Perdonò (Millie), Simone Tudda (Miles).

Piccolo-Teatro Strehler.

Stefano Massini è in scena sino al 15 novembre al Piccolo Teatro Strehler con “Lo Zar”, nuova produzione di Fondazione Teatro della Toscana. Il testo, pubblicato da Einaudi -successivamente tradotto in 18 lingue diverse – e adattato per la televisione da Warner Bros, arriva a teatro per raccontare il tema del potere, delle libertà negate, a partire dalla libertà di stampa, attraverso l’ascesa al potere di Vladimir Putin.

Al teatro dell’Elfo di Milano c’è “Eight” di Ella Hickson a cura della compagnia Alchemico Tre che inaugura il ciclo “Nuove Storie 26727” di Francesco Frongia (Fotografia di Pavolucci)

Lo spettacolo si apre con la voce di Anna Politkovskaja (interpretata da Ottavia Piccolo), la giornalista d’inchiesta uccisa da un sicario nell’androne di casa il 7 ottobre 2006, vent’anni fa. Da lì irrompe il tema del controllo dell’informazione e più in generale il controllo della società.

Nel 2000, alla vigilia delle elezioni presidenziali russe, Putin racconta la propria vita nell’intervista “First Person-In prima persona”. Ne emerge una biografia singolare, segnata “dalla violenza e da una lucida costruzione del potere, che segue Vladimir dall’infanzia fino ai vertici della politica russa, sullo sfondo del progressivo crollo dell’Unione Sovietica. Abituato a spiare migliaia di soggetti fin da quando, a sedici anni, entrò nella sede del KGB di Leningrado chiedendo cosa dovesse fare per esservi arruolato, Vladimir, detto Vova, immagina in questo spettacolo di redigere un fascicolo su sé stesso, articolandolo secondo i pilastri del lessico tecnico dei servizi russi”. A partire dal racconto, Stefano Massini costruisce “una drammaturgia che intreccia estratti di altri discorsi e interventi pubblici, rivelazioni emerse da saggi e ricostruzioni storiche. Ne risulta un racconto in cui, passo per passo, si ripercorre la vicenda di Vladimir Putin, attraverso un susseguirsi di incontri, dialoghi, ritratti di personaggi e scene corali che restituiscono, in presa diretta”.

Le musiche in diretta sono di Luca Roccia Baldini eseguite da Mariel Tahiraj. Scene diPaolo Di Benedetto.

Un’originale immagine dell’attore Stefano Massini protagonista dello spettacolo “Lo Zar” e di Vladimir Putin. In scena sino al 15 novembre al Piccolo, Teatro Strehler di Milano (Fotografia di Filippo Manzini)

Studio Melato

Torna a Milano in forma definitiva -al Teatro Studio Melato, fino all’8 novembre “Che dolore terribile è l’amore”, il nuovo incontro di Daria Deflorian con il Premio Nobel per la letteratura 2024 Han Kang. Lo spettacolo, una produzione Index, in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro di Roma -Teatro Nazionale, Festival d’Avignon e théâtre Garonne, scène européenne-Toulouse. Lo spettacolo vede in scena la stessa Deflorian in compagnia di Maria Grazia Mandruzzato e Monica Piseddu. Nel romanzo “Non dico addio”, Han Kang affronta una delle pagine più buie del recente passato della Corea del Sud: la sanguinosa repressione della rivolta di Jeju, nel 1948. Il testo racconta di due amiche, Gyeong-ha e In-seon, e della madre di una di loro, unite dal desiderio di non dimenticare, di non dire addio a chi ci ha lasciato tragicamente.Gyeong-ha è “ossessionata da un sogno ricorrente: un grande cimitero affacciato sul mare, una distesa di tronchi d’albero, in parte bruciati, una nevicata senza sosta e il mare che pian piano comincia a salire, minacciando di spazzare via le tombe, le lapidi, le spoglie di chi è sepolto”. Un giorno riceve un messaggio da In-seon, che vive sull’Isola di Jeju: si è ferita lavorando il legno ed è stata trasportata d’urgenza sulla terraferma, ma ha lasciato a casa un uccellino che rischia di morire di fame.

“Non dico addio” è un romanzo che esalta l’amicizia e la forza dei sentimenti. Così afferma in un’intervista Daria Deflorian: “Ancora prima di sapere che sarebbe diventata il titolo dello spettacolo leggendo il romanzo ho sottolineato la frase che dolore terribile è l’amore. Effettivamente, nella postfazione, è la stessa Han Kang a dichiarare che il suo romanzo è nato dall’intenzione di creare un’opera dedicata all’amore estremo. Romanzo dopo romanzo, Han Kang dimostra che occorre un controbilanciamento affettivo, una forma di calore nell’affrontare la questione del male, dei crimini del mondo”.

Un ritratto della drammaturga Daria Deflorian in “Che dolore terribile è l’amore” in scena con Maria Grazia Mandruzzato e Monica Piseddu allo Studio Melato di Milano fino all’8 novembre (Fotografia di Andrea Pizzalis)

Teatro Grassi

In scena sino all’8 novembre l’ultima fatica di Luigi Pirandello. E’ “Non si sa come”, l’ultimo dramma compiuto del commediografo siciliano, a poco più di novant’anni dalla sua prima messa in scena, nel 1935. Paolo Valerio dirige Franco Branciaroli, nei panni del protagonista Romeo Daddi. Il testo racconta il senso di colpa del conte Romeo Daddi perchè “durante un momento di smarrimento e attrazione improvvisa, ha tradito la propria consorte e l’amico Giorgio Vanzi con Ginevra, moglie di lui”. L’uomo è convinto che “una forza oscura e incontrollabile avesse preso il sopravvento sulla ragione”così smosso da questa colpa riaffiora in lui il ricordo di un’altra, “gravissima: un assassinio compiuto da ragazzo e immediatamente rimosso. “Non l’ho voluto fare, non ne ho colpa”.

Sostiene il regista che questa é “un’opera che scardina il concetto stesso di identità e mette in scena una progressiva e inesorabile distruzione dell’affettività.I personaggi si presentano inizialmente come figure perfettamente integrate in un sistema sociale. Ma sotto questa superficie si muovono forze inconsce che sfuggono al controllo e che, una volta emerse, rendono impossibile ogni ricomposizione».

Con Franco Branciaroli in scena: Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi, Francesco Martucci. Scene e costumi di Maria Crisolini Malatesta. Luci Gigi Saccomandi.

L’ultimo dramma del drammaturgo siciliano Luigi Pirandello, “Non si sa come” regia di Paolo Valerio con Franco Branciaroli è in programma sino all’8 novembre al Teatro Grassi di Milano (Fotografia di Filippo Manzini)

REGGIO EMILIA

Il Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto presenta a Reggio Emilia, due nuove produzioni in prima assoluta. Si tratta di “Ceneri” di Marcos Morau e “Doppiogioco” di Philippe Kratz.
Entrambe le creazioni sono coprodotte da
Festival Aperto / Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, che ne ospita il debutto sabato 7 novembre alle ore 20.30 al Teatro “Romolo Valli” con replica la domenica 8 novembre alle ore 17-
Quelli proposti sono due universi coreografici profondamente diversi In comune la ricerca nel contemporaneo. Da una parte
Marcos Morau, con il suo immaginario inconfondibile, “costruisce mondi complessi e autosufficienti, grandi architetture in cui ogni elemento, corpo, spazio, musica, luce, costumi, concorre a restituire la realtà attraverso una lente visionaria”. Per questa seconda creazione con tutti i sedici danzatori di Aterballetto, sviluppa una ricerca scenica a partire dall’oratorio di Giovanna Marini “Le ceneri di Gramsci” con le parole dell’omonima raccolta di Pier Paolo Pasolini.
Philippe Kratz percorre invece una strada differente: insieme al drammaturgo Fabio Cherstich, usa la danza per “confrontarsi con temi e dinamiche profondamente contemporanei, per poi trasportarli in una dimensione più universale e intimamente umana.” In “Doppiogioco” il palcoscenico diventa un campo da basket in cui a competere sono “otto danzatori della compagnia, dal gioco prende origine la ricerca coreografica e drammaturgica sulle relazioni tra singolo e gruppo, competizione e cooperazione, convergenza e divergenza”.

Un momento delle prove di “Ceneri” di Marcos Moreau con l’Aterballetto in prima nazionale al Teatro Romolo Valli per il cartellone del Festival Aperto di Reggio Emilia (Fotografia di Alice Vacondio)

TREVISO

Dopo il debutto nazionale nei giorni scorsi al teatro Verdi di Padova fino all’8 novembre al teatro Del Monaco di Treviso va in scena “Incendi” di Wajdi Mouawad, con la regia di Marco Lorenzi. Lo spettacolo: alla morte di Nawal Marwan, i figli gemelli Jeanne e Simon ricevono un testamento che contiene due richieste inattese: consegnare una lettera al padre che credevano morto e un’altra a un fratello di cui non hanno mai conosciuto l’esistenza. Comincia cosí un viaggio verso il paese d’origine della madre, una terra lacerata dalle divisioni e dalla violenza della guerra. Seguendo le tracce di Nawal, Jeanne e Simon ricostruiscono la vita di una giovane donna a cui fu strappato il figlio appena nato e che non smise mai di cercarlo. In “Incendi”, un fatto storico preciso come l’occupazione del Libanodel Sud da parte dell’esercito israeliano diventa “un’emozionante materia teatrale e poetica: il dramma della storia si converte in Tragedia. Wajdi Mouawad non intende spiegare un conflitto in particolare, ma mostrare l’impatto che ogni guerra ha su individui, famiglie e generazioni, interrogandosi in modo piú ampio su memoria, identità e colpa. E il suo teatro diventa cosí autentico spazio di condivisione e consolazione”.

Scrive Marco Lorenzi nelle sue note di regia che “Viviamo in un tempo nel quale l’idea di identità sembra tornare sempre più spesso a significare separazione, appartenenza, confine. Un tempo in cui le immagini degli “incendi” con cui la guerra estende la sua cupa ombra attraversano continuamente il nostro presente. E allora mi sembra che Wajdi, oggi ancora più che 10 o 15 anni fa, voglia prenderci per mano e condurre il nostro sguardo davanti a una delle manifestazioni più preoccupanti della cecità di Edipo oggi: la capacità dell’umanità di soffermare la vista sui pochi elementi che ci differenziano piuttosto che sui molti che ci rendono fratelli. Ecco. Quella cecità che ci riporta a un’idea di identità chiusa, di tribù, di paura, di oscura violenza e rabbia. Quella cecità che rende di nuovo tollerabile alle nostre orecchie la parola “guerra”. Una parola che speravamo fosse scomparsa dai nostri vocabolari. E invece no…”

In scena: Frédérique Loliée ,Filippo Dini, Barbara Mazzi, Elio D’Alessandro, Aleksandar Cvjetković, Gennaro Di Biase, Giovanni Drago, Emilia Piz. Sara Verteram.Traduzione di Monica Capuani, scene e regia video di Daniele Spanò, costumi di Alessio Rosati, disegno luci di Umberto Camponeschi, suono, Massimiliano Bressan. Produzione del Teatro Stabile del Veneto-Teatro nazionale.

Lo spettacolo sarà in scena dal 12 al 15 novembre al Teatro Goldoni di Venezia; dal 17 al 29 novembre al Teatro Carignano di Torino; dal 12 al 13 dicembre al Teatro Bonci di Cesena; dal 16 al 20 dicembre al Teatro Sociale di Trento; dal 12 al 217 gennaio al Teatro Elfo Puccini di Milano; dal 22 al 24 gennaio al Teatro La Pergola di Firenze; dal 27 gennaio al 7 febbraio al Teatro Ambra Jovinelli di Roma; dal 9 al 14 febbraio al Teatro Bellini di Napoli; dal 24 al 25 febbraio al Teatro Sociale di Brescia.

“Incendi” di Wajdi Mouawad, regia di Marco Lorenzi ambientato nei giorni dell’occupazione israeliana in Libano. Dopo la prima a Padova è di scena sino all’8 a Treviso,  poi a Venezia, Torino e altre città (Foto di Serena Pea)
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