ENI AWARD 2026

Innovazione

Eni Award 2026, dalla transizione energetica al riciclo: premiate le nuove frontiere della ricerca

Eni Award 2026 premia al Quirinale le eccellenze della ricerca su energia, ambiente e riciclo. Riconoscimenti anche a giovani ricercatori e startup innovative

30 Ottobre 2026

La ricerca scientifica si conferma uno degli strumenti per affrontare le sfide della transizione energetica e della sostenibilità ambientale. Dallo sviluppo di materiali innovativi alla cattura della CO₂, passando per il riciclo della plastica e il recupero dei metalli dalle batterie esauste, le tecnologie premiate possono contribuire a rendere più efficienti i processi produttivi e a ridurre l’impatto delle attività umane sull’ambiente. È in questo contesto che si inserisce la diciottesima edizione di Eni Award, il riconoscimento dedicato alla ricerca nei campi dell’energia e dell’ambiente, assegnato il 29 ottobre al Palazzo del Quirinale alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Alla cerimonia hanno partecipato anche Giuseppina Di Foggia, presidente del Consiglio di amministrazione di Eni, e Claudio Descalzi, amministratore delegato della società. I riconoscimenti hanno premiato ricercatori e progetti che affrontano alcune delle principali questioni legate alla trasformazione dei sistemi energetici e alla gestione delle risorse naturali. Un insieme di studi che spazia dalla chimica alla scienza dei materiali, fino alle applicazioni digitali e alle soluzioni imprenditoriali orientate alla sostenibilità.

Dalla chimica sostenibile ai materiali per l’energia

Tra i temi centrali dell’edizione 2026 c’è la ricerca di processi produttivi capaci di ridurre i consumi energetici e l’impatto ambientale, senza rinunciare alle prestazioni dei materiali. Il premio Transizione Energetica è stato assegnato a Véronique Gouverneur, docente alla University of Oxford, per il suo lavoro sulla chimica del fluoro. Le ricerche hanno aperto nuove prospettive nello sviluppo di processi più sicuri e sostenibili per produrre composti utilizzati in diversi ambiti, dalle batterie ai farmaci e ai prodotti per l’agricoltura.

Tra gli aspetti rilevanti del lavoro c’è la possibilità di evitare la produzione di acido fluoridrico, sostanza particolarmente critica, e di recuperare il fluoro dai rifiuti industriali. Quest’ultimo risultato si inserisce nella logica dell’economia circolare, che punta a valorizzare materiali già disponibili e a limitare il ricorso a nuove risorse.

Un approccio complementare emerge dalla ricerca di Laura Gagliardi, della University of Chicago, vincitrice del premio Frontiere dell’Energia. Il suo lavoro utilizza modelli matematici avanzati, basati sulla meccanica quantistica, per prevedere le proprietà dei materiali prima della loro realizzazione in laboratorio. La possibilità di anticipare il comportamento delle sostanze può accelerare la sperimentazione e rendere più efficiente lo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche.

Tra gli ambiti di applicazione figurano le strutture reticolari, materiali in grado di catturare l’anidride carbonica direttamente dall’aria e raccogliere acqua dall’umidità atmosferica. La ricerca si concentra inoltre sul miglioramento dei processi catalitici, con potenziali ricadute sullo sviluppo di tecnologie energetiche più sostenibili.

Riciclo della plastica e recupero delle risorse

La gestione dei rifiuti e la riduzione del consumo di materie prime rappresentano un altro filone della ricerca premiata. Il riconoscimento Soluzioni Ambientali Avanzate è andato a John F. Hartwig, della University of California, Berkeley, per lo sviluppo di un processo catalitico destinato al riciclo del polietilene e del polipropilene, due delle plastiche più diffuse.

La tecnologia consente di scomporre questi materiali nei loro componenti fondamentali, che possono essere riutilizzati per produrre nuovi materiali senza perdita di qualità. L’obiettivo è favorire il riciclo circolare della plastica, riducendo la quantità di rifiuti e il ricorso a materie prime fossili, oltre alle emissioni associate.

Il tema del recupero delle risorse ritorna anche nella ricerca di Gosego Keotshepile Mapula Sedikelo, tra i vincitori della sezione Giovani Talenti dall’Africa. Il progetto sviluppa un metodo basato sugli ultrasuoni per recuperare metalli preziosi, tra cui litio, nichel e cobalto, dalle batterie esauste. Il loro riutilizzo nella produzione di nuove batterie può contribuire a limitare gli sprechi e a contenere l’impatto ambientale legato all’estrazione e alla lavorazione delle materie prime.

Giovani ricercatori e nuove prospettive per l’energia

Accanto ai riconoscimenti dedicati a studiosi affermati, Eni Award valorizza il contributo delle nuove generazioni. Il premio Giovane Ricercatore dell’Anno è stato assegnato a Leonardo Magherini, del Politecnico di Torino, e Filippo Trevisi, del Politecnico di Milano, entrambi autori di ricerche sviluppate nell’ambito del dottorato.

Magherini ha studiato i meccanismi di trasporto di diverse tipologie di particelle presenti nell’acqua, approfondendo sia le possibili criticità per l’ambiente sia il potenziale utilizzo di queste particelle nelle attività di bonifica. Trevisi ha invece esplorato una tecnologia eolica alternativa alle turbine tradizionali: i cosiddetti ventoplani, velivoli vincolati a terra da un cavo che volano ad alta quota lungo traiettorie circolari. Il loro impiego potrebbe consentire di sfruttare l’energia del vento anche in contesti nei quali l’installazione di turbine convenzionali risulta difficile.

La dimensione internazionale del premio emerge anche dalla sezione Giovani Talenti dall’Africa, che quest’anno ha riconosciuto i progetti di Nosakhare Jeremiah Aigbedion, della Pan African University Institute for Basic Sciences, Technology and Innovation in Kenya, e di Sedikelo, della University of South Africa.

Aigbedion lavora allo sviluppo di leghe metalliche più resistenti e durevoli, destinate a migliorare l’accumulo dell’energia prodotta dagli impianti solari a concentrazione. L’obiettivo è contribuire a rendere possibile la produzione di elettricità anche dopo il tramonto, favorendo una maggiore continuità dell’approvvigionamento energetico.

I due riconoscimenti sono destinati a sostenere l’attività di ricerca dei dottorandi nelle rispettive università. L’attenzione ai giovani studiosi si affianca così a quella per le ricerche già consolidate, ampliando il perimetro delle competenze coinvolte nelle sfide energetiche e ambientali.

Innovazione industriale e nuove imprese

L’edizione 2026 comprende anche la sezione Eni for Innovation, dedicata ai progetti sviluppati dai ricercatori e dagli esperti tecnici del gruppo. Tra le iniziative premiate figura un processo per valorizzare gli scarti alimentari e massimizzare la resa in prodotti energetici, sviluppato da un gruppo di ricercatori Eni.

Un altro progetto, realizzato da un team di Versalis, riguarda una tecnologia di pirolisi per il riciclo di rifiuti plastici misti, caratterizzati da una composizione altamente variabile. Il terzo riconoscimento è stato assegnato a una metodologia per specializzare in modo efficiente modelli linguistici di grandi dimensioni, o LLM, applicabili ai diversi ambiti aziendali.

La presenza di progetti digitali accanto alle soluzioni per l’energia e il riciclo mostra come l’innovazione industriale si sviluppi attraverso competenze differenti. Le tecnologie digitali, in particolare, possono trovare applicazione nell’ottimizzazione dei processi e nella gestione delle attività aziendali, affiancando gli interventi sui materiali e sui sistemi produttivi.

Il collegamento tra ricerca e applicazione concreta è al centro anche della menzione speciale Eni Joule for Entrepreneurship, promossa attraverso Joule, la scuola per l’impresa di Eni. Il riconoscimento è rivolto a team, spin-off universitari e startup impegnati nella valorizzazione e nel trasferimento delle tecnologie.

Tra le realtà premiate figurano Alkelux, che sviluppa un nanopolimero ecosostenibile per il packaging alimentare a partire dagli scarti della lavorazione agricola; Hypermeteo, attiva nella raccolta e nell’elaborazione di dati e indici meteorologici e climatici attraverso l’intelligenza artificiale e algoritmi proprietari; e Algae Scope, che lavora allo sviluppo di alternative ai PFAS utilizzando le alghe marine per ottenere una polvere naturale e atossica, destinata a conferire proprietà idrorepellenti e ignifughe a tessuti e materiali.

Queste iniziative si collocano nel passaggio dalla ricerca alla sperimentazione industriale e al mercato, una fase decisiva per valutare la possibilità di applicare le nuove tecnologie su scala più ampia.

Ricerca e sostenibilità, la sfida è passare dai risultati alle applicazioni

L’insieme dei progetti premiati restituisce un quadro articolato delle direzioni in cui si muove la ricerca energetica e ambientale: riduzione dell’impatto dei processi produttivi, recupero delle materie prime, sviluppo di materiali innovativi, nuove soluzioni per la produzione e l’accumulo di energia e applicazioni digitali.

Il valore di queste attività non si esaurisce nel risultato scientifico. La possibilità di tradurre le scoperte in tecnologie utilizzabili rappresenta infatti un passaggio essenziale per misurarne l’effettivo contributo alla sostenibilità. In questo percorso, la collaborazione tra università, centri di ricerca, industria e nuove imprese può favorire il trasferimento delle conoscenze e accelerare la sperimentazione delle soluzioni sviluppate.

Eni Award, istituito nel 2008, si inserisce in questo contesto attraverso un sistema di riconoscimenti rivolto sia alla ricerca scientifica internazionale sia ai giovani studiosi e ai progetti di innovazione. La società sottolinea il legame tra ricerca, innovazione tecnologica, sostenibilità e accesso all’energia, in riferimento ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Intanto, sono già aperte le candidature per l’edizione 2027 del premio. Il termine per la presentazione delle domande è fissato al 20 novembre 2026.

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