Terzo Settore
BPER, il Terzo Settore cresce con il credito, ma soprattutto con le competenze
Dalla raccolta fondi all’accesso al credito, fino alla misurazione dell’impatto sociale. Elisa Belfiori, responsabile Terzo Settore di BPER Banca, racconta come la banca sostiene il mondo non profit e perché, oltre alle risorse economiche, servono nuove competenze.
Il Terzo Settore italiano sta cambiando. Cambiano le abitudini di chi dona, le modalità di raccolta fondi e il rapporto tra organizzazioni non profit, imprese e pubbliche amministrazioni. E cambia anche il ruolo delle banche, chiamate a rispondere a esigenze che vanno ben oltre la concessione di finanziamenti. Perché, per un’associazione o un’impresa sociale, trovare le risorse è importante, ma saperle gestire, diversificare e impiegare al meglio lo è altrettanto.
È su questo terreno che BPER Banca ha costruito negli ultimi anni una serie di iniziative dedicate all’economia sociale. A raccontarle è Elisa Belfiori, responsabile Terzo Settore dell’istituto, che mette al centro un concetto preciso: la capacitazione. Una parola poco comune, dietro la quale c’è un obiettivo piuttosto concreto: aiutare le organizzazioni a diventare più solide, autonome e preparate.
«BPER ha assunto già da qualche anno un posizionamento preciso verso il Terzo Settore e più in generale verso gli attori dell’economia sociale, con una serie di iniziative, prodotti e servizi rivolti specificamente a questo segmento. Oltre agli strumenti bancari tradizionali, c’è la volontà di accompagnare gli enti nella loro capacitazione, affinché siano sempre più in grado di affermarsi come protagonisti nel dialogo con le istituzioni e la cittadinanza per il progresso dei territori».
Non basta raccogliere fondi, bisogna saperlo fare
In pratica, capacitazione significa mettere a disposizione competenze che spesso mancano, soprattutto nelle organizzazioni più piccole: dalla gestione amministrativa alla progettazione, dalla comunicazione alla capacità di misurare i risultati delle proprie attività.
Tra le iniziative avviate da BPER c’è un protocollo con CSVnet, l’associazione nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, per promuovere percorsi formativi rivolti agli enti. Un altro esempio arriva dal crowdfunding, settore nel quale la banca collabora da nove anni con Produzioni dal Basso.
«La raccolta fondi è una delle principali fonti di sostentamento delle organizzazioni non profit e ci siamo resi conto di come gli enti abbiano bisogno di maggiori competenze per raccontare un progetto e coinvolgere una platea più ampia. Quest’anno non ci limitiamo a cofinanziare le realtà selezionate al raggiungimento dell’obiettivo, ma abbiamo offerto a venti enti un percorso formativo sulla progettazione delle campagne, sulla gestione dei flussi finanziari ed economici e sulla misurazione, valutazione e comunicazione dell’impatto sociale».
Il percorso coinvolge anche Avanzi e Fondazione Unipolis. L’idea è che le organizzazioni, una volta acquisite le competenze necessarie, possano gestire nuove campagne di raccolta fondi senza dipendere ogni volta da un sostegno esterno.
Il valore sociale può contare anche per ottenere credito?
C’è poi una questione che interessa da vicino il mondo bancario: come valutare l’affidabilità di un’organizzazione che non funziona come un’impresa tradizionale? Un ente del Terzo Settore può contare su donazioni, contributi pubblici, convenzioni e altre entrate, spesso con tempi di incasso differenti. E può produrre risultati sociali importanti che non trovano spazio nei normali indicatori di bilancio.
BPER sta lavorando proprio su questo fronte, anche se il percorso è ancora agli inizi.
«Da un punto di vista creditizio abbiamo iniziato un percorso che permette una lettura dei dati di queste organizzazioni più legata all’attività reale, comprendendo che non esiste un fatturato classico, ma flussi derivanti da un funding mix. Sul fronte dei finanziamenti, una novità è arrivata il 21 settembre con l’apertura della sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia dedicata al Terzo Settore. Un’opportunità in più per gli enti che hanno bisogno di investire.
«Finalmente anche gli enti non iscritti al REA e gli enti ecclesiastici non riconosciuti possono accedere alla garanzia statale. È uno strumento diverso dalle anticipazioni che già offriamo sul 5 per mille, sull’8 per mille e sui bandi aggiudicati: permette di finanziare investimenti strumentali, come l’acquisto di un furgone per il trasporto delle persone con disabilità o di attrezzature necessarie all’attività».
Il dono cambia, e il non profit deve tenere il passo
A rendere ancora più importante il tema delle competenze sono i cambiamenti nel mondo delle donazioni. Secondo il Rapporto Noi doniamo 2026 dell’Istituto Italiano della Donazione, nel 2025 il 39% delle organizzazioni ha registrato una crescita della raccolta fondi, mentre il 22% ha subito una contrazione. Il 47% dei donatori verifica autonomamente trasparenza e impatto degli enti che intende sostenere.
Anche la tecnologia guadagna terreno: il 60% delle organizzazioni utilizza strumenti digitali per raccogliere fondi e il 43% ha sperimentato l’intelligenza artificiale, contro il 25% della rilevazione precedente.
Ma non sono soltanto gli strumenti a cambiare. Si trasforma anche il modo di partecipare, soprattutto tra i più giovani.
«I dati dell’Osservatorio ci mostrano che oggi c’è una maggiore propensione al dono di tempo, attraverso il volontariato, rispetto a quello di denaro, soprattutto tra i giovani. È un volontariato non più necessariamente legato per tutta la vita alla stessa organizzazione, ma spesso connesso alle urgenze del momento. Comprendere queste tendenze ci aiuta a indirizzare gli enti verso nuove modalità di raccolta».
BPER vuole fare rete con il Terzo Settore
Per gli enti si aprono intanto nuove possibilità di collaborazione con imprese e amministrazioni pubbliche. La co-progettazione e la co-programmazione previste dal Codice del Terzo Settore permettono alle organizzazioni di partecipare alla definizione dei servizi e degli interventi sul territorio. Ma per cogliere queste opportunità servono capacità organizzative e interlocutori preparati.
«Il pubblico cambia paradigma: non assegna semplicemente un servizio in appalto, ma coinvolge gli attori del territorio che conoscono i bisogni locali. La nostra attività di capacitazione serve anche a questo: parlare con una Pubblica Amministrazione o con un’azienda richiede competenze diverse rispetto alla raccolta fondi rivolta alle persone fisiche».
È anche questa la filosofia di BPER Bene Comune, il progetto con cui la banca punta a mettere in relazione organizzazioni, competenze e strumenti finanziari. Un ruolo che affianca la normale attività commerciale, ad una serie di servizi utili alla crescita degli enti.
«Non basta più sostenere unicamente a livello economico», conclude Belfiori. «La direzione è accompagnare la crescita degli enti con tutti i servizi della banca, anche non prettamente creditizi».
In altre parole, per aiutare il Terzo Settore non basta staccare un assegno. Bisogna anche fare in modo che chi lo riceve abbia gli strumenti per costruire qualcosa che duri.

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