America

Deb, la voce della Terra Madre entra nel governo

Ora, tutti sanno che un posto di vertice su una terra appartenuta ai popoli originari, molto prima della nascita degli USA, non deve più sembrare irraggiungibile per le nuove generazioni indigene. 

5 Novembre 2026

 

Nella saga delle brutture della sua storia contemporanea, l’America offre un argomento per appassionare il mondo: Deb Haaland, la prima governatrice nativa nella storia degli Stati Uniti. La sua elezione, nel New Mexico, segna una svolta storica e va ben oltre il singolo traguardo politico. Arrivo a dire che questa donna, da un punto di vista profondamente iconografico, che porta in sé elementi culturali specifici e fantastici, ristabilisce nella vita pubblica degli States un’armonia ancestrale. Il volto della neoeletta governatrice richiama in qualche modo quello di una divinità silenziosa e ferma. Ora, fa una bella differenza, per i nativi americani, dal subire le decisioni al prenderle. Per secoli hanno affrontato marginalizzazione, discriminazioni, espropriazioni territoriali ed esclusione dalla vita politica del Paese. Avere un’esponente della tribù dei “Laguna Pueblo” a capo di un intero Stato significa passare dall’essere destinatarie di politiche federali e statali a essere protagoniste dirette delle istituzioni che quelle politiche le progettano e le applicano.

Per molte culture indigene, il legame con la terra non è una questione di possesso, tantomeno di gestione burocratica, ma un rapporto di interconnessione spirituale e di reciprocità. Vedere, pertanto, una donna nativa americana assumere la guida di uno Stato evoca una forte suggestione culturale e antropologica. Nella visione del mondo di molte tribù, la leadership non è intesa come dominio, ma come servizio e custodia della terra e delle generazioni future. In questo senso, la presenza di Deb Haaland al vertice del New Mexico può essere letta come una forma di giustizia storica ed elegiaca; la terra che torna a essere guidata da chi, per tradizione primigenia, ne riconosce la sacralità. Sarò anche totalmente preso – lo ammetto – dal senso di misticismo e trascendenza che lei emana, ma credo, al di là della suggestione, che la nostra governatrice nativa interpreterà, al passo con la modernità, una leadership antica, radicata nella pazienza e la robustezza del passato. Le comunità native hanno resistito a secoli di tentativi di cancellazione culturale, e oggi, quella fermezza che si legge sul volto della governatrice indigena indica la forza di chi sa perfettamente da dove venga e quanto abbia dovuto lottare per ogni singolo passo.

Si aggiunga che in molte società native americane, comprese diverse culture matrilineari, le donne hanno sempre avuto un ruolo centrale nella conservazione della memoria, della cultura e nel processo decisionale della comunità. L’elezione di Deb Haaland, dunque, non fa che portare su scala statale un’autorità e una saggezza che le donne native esercitano da millenni all’interno delle loro comunità. E vorrei fosse chiaro a tutti che l’entusiasmo suscitato dall’affermazione politica di una di loro non si limita al fatto di aver “vinto un’elezione”, ma di aver ricucito uno strappo profondo nella storia del luogo, permettendo a quella saggezza antica di tornare a parlare direttamente dalle stanze dei bottoni. Deb è per il mondo intero un simbolo di possibilità e porta con sé un’esperienza politica focalizzata sui temi della decolonizzazione, la tutela delle risorse naturali, la collaborazione con le comunità locali. La sua guida in New Mexico rappresenta un forte punto di riferimento per le politiche ambientali e la difesa dei territori. Ora, tutti sanno che un posto di vertice su una terra appartenuta ai popoli originari, molto prima della nascita degli USA, non deve più sembrare irraggiungibile per le nuove generazioni indigene.

 

 

 

 

 

 

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