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Senato USA. Iowa. La sfida per il seggio di Sen. Joni Ernst: Hinson contro Turek Il Midwest laboratorio politico
Dopo il ritiro di.Sen. Joni Ernst, l’Iowa sceglie il suo nuovo senatore. Ashley Hinson e Josh Turek vincono le primarie del 2 giugno. Una sfida che va oltre i confini dello Stato e potrebbe offrire una prima risposta sul futuro delle coalizioni politiche americane.
Le primarie senatorie del 2 giugno hanno confermato senza sorprese alcuni degli equilibri più consolidati della politica americana. In New Jersey il democratico Sen. Cory Booker (2013) ha ottenuto agevolmente la nomination per un nuovo mandato in uno Stato che continua a votare stabilmente democratico a livello federale. In New Mexico il DEM Sen. Ben Ray Luján (2020) ha superato senza difficoltà il passaggio delle primarie e si presenta da netto favorito per novembre. Ancora più scontato l’esito in South Dakota, dove il repubblicano Sen. Mike Rounds (2014) si avvia verso una rielezione che appare pressoché certa.
In tutti e tre i casi il vero appuntamento elettorale di novembre sarà poco più di una formalità.
Molto diversa, invece, la situazione dell’Iowa, dove il ritiro della senatrice repubblicana Sen. Joni Ernst (2014) ha aperto una delle sfide più interessanti e politicamente significative dell’intero ciclo senatoriale 2026. A novembre gli elettori dello Stato sceglieranno il successore di una delle figure più influenti del conservatorismo del Midwest.
A contendersi il seggio saranno la deputata repubblicana Ashley Hinson e il democratico Josh Turek, ex campione paralimpico e rappresentante statale.
Una corsa che potrebbe trasformarsi in uno dei test più significativi dell’intero ciclo elettorale
L’ombra lunga di Sen. Joni Ernst
Per comprendere la portata della sfida bisogna partire da chi lascia il campo (ne ho parlato anche qui)
Quando Joni Ernst conquistò il Senato nel 2014 divenne immediatamente una delle figure simbolo della nuova generazione repubblicana. Veterana della Guardia Nazionale dell’Iowa, cresciuta in una fattoria del sud dello Stato, raggiunse la notorietà nazionale grazie a uno spot elettorale destinato a entrare nella storia delle campagne americane, nel quale raccontava di aver “castrato maiali” nella fattoria di famiglia e di voler fare lo stesso con gli sprechi di Washington.
Dietro quell’immagine popolare e rurale si è sviluppata una carriera politica di notevole solidità. Ernst è diventata una delle voci più ascoltate del Senato sui temi della difesa, dei veterani e della sicurezza nazionale. Pur mantenendo rapporti positivi con Donald Trump, non è mai stata percepita come una semplice esponente del movimento MAGA. La sua forza è stata quella di tenere insieme le diverse anime del conservatorismo dell’Iowa: agricoltori, veterani, evangelici, conservatori fiscali e una parte significativa degli indipendenti.
In realtà il vero lascito di Ernst non è soltanto elettorale. Negli ultimi dieci anni la senatrice ha incarnato un modello politico diventato sempre più raro nel Partito Repubblicano contemporaneo: conservatrice senza essere ideologica, trumpiana quando necessario ma non dipendente da Trump, radicata nei temi della difesa e dell’agricoltura più che nelle guerre culturali permanenti. È stata una figura capace di parlare contemporaneamente all’America rurale, agli elettori indipendenti delle periferie urbane e al mondo dei veterani.
Per il GOP la sua uscita di scena rappresenta quindi qualcosa di più della rinuncia di un’incumbent. Ernst lascia un capitale politico personale costruito in oltre dieci anni che nessun successore può ereditare automaticamente. La sua capacità di attrarre voti oltre i confini del tradizionale elettorato repubblicano rappresenta probabilmente il principale patrimonio che Ashley Hinson dovrà cercare di raccogliere.
Come l’Iowa è cambiato
L’Iowa che Ernst lascia è molto diverso da quello che l’aveva eletta.
Nel 2008 e nel 2012 lo Stato aveva votato per Barack Obama. Per decenni era stato considerato uno degli swing states più importanti del Paese e la patria politica di Tom Harkin. Poi è arrivato Trump.
Dal 2016 in avanti il GOP ha consolidato progressivamente il proprio vantaggio nelle aree rurali, conquistando il controllo delle istituzioni statali e rafforzando la propria presenza federale. Nel 2024 Trump ha vinto lo Stato con un margine superiore ai tredici punti percentuali, mentre i repubblicani hanno mantenuto tutti e quattro i seggi della Camera federale.
Le ragioni del cambiamento sono note: il progressivo spostamento verso destra dei lavoratori bianchi senza laurea, il peso crescente delle questioni culturali, la forte identificazione del mondo agricolo con il Partito Repubblicano e la difficoltà dei Democratici nel mantenere radicamento nelle piccole città del Midwest.
Eppure l’Iowa non è ancora il Wyoming. Non è ancora il South Dakota.
Rimane uno Stato in cui una candidatura democratica particolarmente forte può sperare di restare competitiva.
Ashley Hinson, la candidata della continuità repubblicana
La scelta repubblicana è ricaduta senza esitazioni su Ashley Hinson.
Quarantadue anni, ex giornalista televisiva, deputata federale dal 2021, Hinson rappresenta probabilmente la soluzione più rassicurante per il GOP. Ha vinto la primaria senza particolari difficoltà, sostenuta da Trump, da Sen. Joni Ernst, da Sen. Chuck Grassley e dall’intero establishment repubblicano dello Stato.
La stessa dinamica della primaria è significativa. Dopo le guerre interne che hanno travolto figure come Sen. Bill Cassidy in Louisiana o Sen. John Cornyn in Texas, il Partito Repubblicano dell’Iowa ha scelto compattezza e continuità. Trump non ha cercato un candidato alternativo più marcatamente populista o conflittuale. Ha invece appoggiato la figura che appariva più solida e più elettoralmente competitiva.
Non è casuale che tanto Ernst quanto Grassley abbiano sostenuto la sua candidatura. I due senatori rappresentano le due colonne del repubblicanesimo dell’Iowa: Grassley la tradizione populista-agricola e il radicamento territoriale; Ernst la generazione successiva, più attenta ai temi della sicurezza nazionale e dei veterani. Hinson si propone come il punto di incontro tra queste due eredità.
Politicamente si colloca nel conservatorismo tradizionale del Midwest. È fortemente impegnata sui temi agricoli, sulla manifattura, sulla sicurezza delle frontiere e sulla riduzione della spesa pubblica, ma evita generalmente i toni incendiari di alcuni protagonisti del trumpismo più militante.
Anche la raccolta fondi testimonia la fiducia che il partito ripone nella sua candidatura. A primavera la deputata aveva già raccolto oltre sette milioni di dollari e disponeva di una delle più robuste disponibilità finanziarie tra i candidati del ciclo 2026. Per molti osservatori rappresenta la naturale erede politica di Ernst.
Josh Turek e il ritorno del populismo delle praterie
Molto più combattuta è stata invece la primaria democratica.
A imporsi con circa il 64% dei voti è stato Josh Turek, che ha sconfitto nettamente il senatore statale Zach Wahls, inizialmente considerato da molti il favorito della corsa.
La biografia di Turek è una delle più particolari dell’intero panorama politico americano. Nato con la spina bifida, costretto fin dall’infanzia a utilizzare una sedia a rotelle, ha partecipato a quattro Paralimpiadi conquistando due medaglie d’oro nel basket in carrozzina. Nel 2022 ha vinto un seggio alla Camera dell’Iowa in un distretto competitivo, diventando il primo parlamentare statale con una disabilità permanente.
La sua campagna ha evitato accuratamente il linguaggio tipico del progressismo urbano. Turek si definisce un “common-sense prairie populist”, un populista delle praterie. Parla di salari, sanità, costo della vita, agricoltura e opportunità economiche per le comunità locali. Un linguaggio che richiama molto più la tradizione di Tom Harkin che quella della sinistra delle coste.
Non è un caso che diversi dirigenti democratici nazionali abbiano visto in lui il candidato più adatto a ricostruire un rapporto con quell’elettorato rurale e operaio che il partito ha progressivamente perso durante gli anni di Trump.
La guerra dei dollari
La primaria democratica è diventata una delle più costose dell’anno.
La vera notizia non è stata tanto la vittoria di Turek quanto l’intervento massiccio dei gruppi nazionali a suo sostegno. VoteVets, organizzazione tradizionalmente attiva sui temi dei veterani, ha investito oltre otto milioni di dollari in pubblicità a favore del candidato. Una cifra enorme per una primaria dell’Iowa.
L’intervento ha provocato forti polemiche. Wahls e i suoi sostenitori hanno accusato indirettamente l’establishment democratico nazionale e l’orbita del leader democratico al Senato di voler influenzare dall’alto la scelta degli elettori. La risposta delle urne è stata però netta.
La vittoria di Turek ha mostrato come una parte importante dell’elettorato democratico ritenga oggi prioritario individuare candidati competitivi negli Stati difficili piuttosto che enfatizzare le differenze ideologiche interne. La nazionalizzazione della corsa proseguirà anche verso novembre. I democratici hanno già programmato investimenti pubblicitari per oltre tredici milioni di dollari contro Hinson, mentre il National Republican Senatorial Committee ha inserito l’Iowa tra gli Stati nei quali intende investire maggiormente per difendere il seggio.
Il parallelo con il Texas
La candidatura di Turek presenta una sorprendente analogia con quella di James Talarico in Texas.
In due Stati molto diversi tra loro, ma accomunati da una forte identità conservatrice, i Democratici hanno scelto candidati lontani dal profilo classico del progressista urbano che ha dominato il partito negli ultimi anni.
Turek parla il linguaggio delle comunità rurali del Midwest. Talarico parla quello della fede religiosa, dell’istruzione pubblica e della classe media texana. Entrambi cercano di ricostruire un rapporto con elettori che si sono progressivamente allontanati dal Partito Democratico durante l’era Trump. Entrambi pongono al centro lavoro, comunità, patriottismo e mobilità sociale più che le battaglie identitarie che dominano il dibattito politico nazionale.
Per molti strateghi democratici, il 2026 potrebbe rappresentare il primo vero test di questa strategia.
Una corsa più aperta del previsto
I repubblicani restano favoriti.
Lo Stato continua a inclinare verso il GOP e Hinson è probabilmente la migliore candidata che il partito potesse schierare dopo il ritiro di Ernst. Tuttavia alcuni sondaggi mostrano una corsa più equilibrata di quanto ci si sarebbe aspettati in uno Stato che Trump ha vinto nettamente. Turek appare in grado di competere nelle aree suburbane e tra gli indipendenti, mentre la sua storia personale lo rende difficile da attaccare con le tradizionali campagne negative.
Molto dipenderà dal clima politico nazionale, dall’andamento dell’economia agricola e dalla capacità dei Democratici di ricostruire un radicamento nelle aree rurali.
Non è un caso che questo test si svolga proprio in Iowa. Gli Stati del Midwest sono spesso stati il luogo in cui i grandi riallineamenti politici americani si manifestano per primi. Prima ancora che una competizione tra due candidati, Hinson-Turek è una verifica sulla tenuta di due coalizioni elettorali: quella costruita da Trump tra lavoratori, agricoltori e piccola borghesia delle aree interne; e quella che i Democratici stanno tentando di ricostruire recuperando parte dell’elettorato popolare perduto.
Il vero significato della sfida
In realtà la domanda che l’Iowa pone agli osservatori americani è più ampia del semplice risultato elettorale.
Il riallineamento costruito da Trump nel Midwest è ormai definitivo oppure esiste ancora spazio per un democratico capace di parlare il linguaggio delle piccole città, delle comunità rurali e della classe media? A novembre gli elettori dell’Iowa non sceglieranno soltanto il successore di Sen. Joni Ernst.
Con il loro voto potrebbero offrire una prima risposta sul futuro stesso del Partito Democratico nell’America profonda (e del Senato che uscirà dal voto).
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