Germania

Dopo la vittoria in Sassonia l’Europa deve avere paura dell’AfD?

Ieri, domenica 6 settembre 2026 l’AfD ha vinto per la prima volta nella sua storia una elezione regionale tedesca. Alla Landtagswahl della Sassonia-Anhalt il partito guidato da Ulrich Siegmund ha ottenuto il 43,8% dei voti.

7 Settembre 2026

Il risultato record comunicato nella notte dalla presidente dell’ufficio elettorale regionale Christa Dieckmann. La CDU, che governava il Land ininterrottamente dal 2002, è scesa al 17,2%, il suo minimo storico in quella regione. Seguono SPD al 9,3%, Verdi all’8,9% e Linke all’8,6%, per la prima volta solo quinta forza. Il BSW di Sahra Wagenknecht è entrato in Parlamento per un soffio con il 5,3% mentre la FDP è rimasta fuori con il 2,6%. L’affluenza ha sfiorato l’80%, quasi venti punti sopra il 60,3% del 2021, e segnala una polarizzazione del voto senza precedenti. All’AfD manca solo una manciata di seggi per governare da sola, un’ipotesi che fino a pochi anni fa sarebbe stata giudicata irrealistica e che oggi apre una crisi immediata sulla formazione del governo regionale, dato che tutti gli altri partiti continuano a escludere una coalizione con l’AfD.

Dopo la vittoria in Sassonia, l’Europa deve cominciare ad avere realmente paura dell’AfD? “Der Spiegel” aveva titolato prima del voto chiedendosi come si potesse votare AfD e aveva definito i suoi esponenti eredi spirituali dei militanti nazisti. “Bild” ha ospitato un editoriale secondo cui il muro tagliafuoco degli altri partiti viene percepito dagli elettori come autotutela di chi è già al potere, con l’effetto di alimentare ulteriore voto di protesta. La BBC ha ricordato che dalla fine della Seconda guerra mondiale nessun partito di estrema destra aveva mai conquistato il controllo di un intero Land tedesco.

Questo risultato non nasce ovviamente dal nulla. La Germania attraversa da tre anni una crisi economica strutturale che nei Länder orientali si somma a una crisi più profonda dei partiti tradizionali. Tra il 2023 e il 2024 il paese ha vissuto la sua prima doppia recessione in oltre vent’anni, il 2025 si è chiuso con una crescita quasi nulla e le previsioni per il 2026 restano modeste. Il fronte più visibile è l’automotive. Volkswagen ha chiuso il terzo trimestre 2025 in perdita per la prima volta dai tempi della pandemia e il suo piano di ristrutturazione prevede fino a centomila posti di lavoro a rischio nel mondo. Bosch taglierà circa tredicimila posti entro il 2030 e nel solo ultimo anno il comparto automotive tedesco ha perso oltre cinquantamila posti. Il cancelliere Friedrich Merz ha parlato apertamente di una debolezza strutturale dell’industria automobilistica tedesca ed europea. A marzo 2025 la maggioranza uscente ha modificato la Legge Fondamentale per esentare le spese per la difesa dal freno costituzionale al debito e creare un fondo speciale da cinquecento miliardi di euro per infrastrutture e clima, la più grande svolta nella politica fiscale tedesca dai tempi della riunificazione. Il governo di coalizione tra socialdemocratici, verdi e liberali è caduto il 6 novembre 2024, quando il cancelliere Olaf Scholz ha licenziato il ministro delle finanze liberale Christian Lindner, aprendo la strada alle elezioni anticipate del febbraio 2025. In quel voto la SPD ha ottenuto il suo peggior risultato dal 1887 mentre l’AfD è raddoppiata al 20,8%, diventando il secondo partito tedesco.

Nascita e radicalizzazione. L’AfD nasce il 6 febbraio 2013 per iniziativa di Bernd Lucke insieme ad Alexander Gauland e Konrad Adam, tutti provenienti in parte dalla CDU. L’obiettivo era inizialmente circoscritto, opporsi alla politica di salvataggio dell’euro durante la crisi del debito. Nel 2013 il partito sfiora ma non supera la soglia del 5%. La svolta arriva con la crisi dei rifugiati del 2015, quando sotto la leadership di Frauke Petry il partito sposta il baricentro dall’euro all’immigrazione e all’islam mentre Lucke e l’ala più liberale abbandonano. Da quel momento l’AfD entra in una traiettoria di radicalizzazione quasi ininterrotta. Ottiene il 12,6% nel 2017, entrando per la prima volta al Bundestag come terzo gruppo parlamentare, arretra al 10,4% nel 2021 e raddoppia i consensi nel 2025 raggiungendo il 20,8% con centocinquantadue seggi, secondo partito dietro la CDU/CSU. Il vero laboratorio della radicalizzazione è la Turingia, dove Björn Höcke fonda nel 2015 la corrente Der Flügel, poi sciolta formalmente nel 2020 dopo che i servizi segreti l’avevano classificata come organizzazione comprovatamente estremista. Höcke è stato condannato due volte nel 2024 per aver usato in pubblico lo slogan delle SA “Alles für Deutschland”, un reato perseguibile in Germania. Un tribunale civile aveva già stabilito nel 2019 che potesse essere legittimamente definito fascista sulla base di sue dichiarazioni pubbliche, tra cui la definizione del Memoriale dell’Olocausto di Berlino come monumento della vergogna.

La classificazione come partito estremista. Nel maggio 2025 il Bundesamt für Verfassungsschutz ha concluso un’istruttoria durata oltre tre anni, classificando l’intero partito federale come comprovatamente di estrema destra, il livello massimo di allerta che i servizi tedeschi riservano alle organizzazioni per cui l’ostilità all’ordine costituzionale è considerata provata. L’elemento determinante è la concezione del popolo su base etnico-discendenziale che caratterizza l’AfD e che secondo l’autorità svaluta intere componenti della popolazione tedesca, in particolare i musulmani, ledendone la dignità umana. Le sezioni regionali di Turingia, Sassonia e Sassonia-Anhalt erano già state classificate allo stesso livello prima ancora del partito federale, e anche l’organizzazione giovanile Junge Alternative era stata classificata come comprovatamente estremista prima di sciogliersi nel 2025 e riorganizzarsi come Generation Deutschland. L’AfD ha impugnato la classificazione e nel febbraio 2026 il tribunale amministrativo di Colonia ha sospeso in via cautelare la sua applicazione a livello federale, riconoscendo però che alcune posizioni del partito restano chiaramente incostituzionali. Un sondaggio del maggio 2025 indicava che il 67% dei tedeschi già considerava il partito di estrema destra.

Il punto di massima frizione con ambienti apertamente identitari resta l’incontro di Potsdam del novembre 2023, rivelato dal network Correctiv nel gennaio 2024. In un albergo alla periferia della città l’attivista austriaco Martin Sellner ha presentato a esponenti dell’AfD e di altri gruppi della destra radicale un piano di remigrazione che prevedeva l’espulsione non solo di richiedenti asilo ma anche di stranieri regolarmente residenti e di cittadini tedeschi giudicati non assimilati. La rivelazione ha scatenato le più grandi manifestazioni antifasciste della Germania postbellica. L’AfD ha preso le distanze definendolo un incontro privato di singoli individui, ma esponenti parlamentari del partito in Turingia hanno continuato a incontrare pubblicamente Sellner anche nel 2026.

Le contraddizioni della denazificazione.  Per capire perché un partito come l’AfD abbia potuto riportare nel discorso pubblico categorie che si credevano estinte nel 1945 occorre guardare a come la Germania abbia gestito i conti con il proprio passato nazista. La denazificazione, misurata sugli obiettivi che gli Alleati stessi si erano posti a Potsdam nell’estate del 1945, è sostanzialmente fallita, sia pure in modi diversi nelle due Germanie. A ovest il fallimento ha assunto la forma di una vasta continuità delle élite. Il processo previsto dagli Alleati si arenò rapidamente e la gestione passò a camere di giudizio tedesche che smaltirono con grande indulgenza la massa dei casi minori. Fiorì un mercato di dichiarazioni di scagionamento scambiate tra reti di ex commilitoni, mentre nella popolazione maturò rapidamente una mentalità di rimozione collettiva. La ricerca giuridica ha dimostrato una continuità pressoché totale dei giudici e dei pubblici ministeri attivi durante il Terzo Reich. Questa continuità raggiunse i vertici dello Stato. Hans Globke, che nel Terzo Reich fu tra gli autori del commentario ufficiale alle leggi razziali di Norimberga, divenne dal 1953 al 1963 capo della Cancelleria federale sotto Konrad Adenauer con potere diretto sulle nomine del personale statale. Kurt Georg Kiesinger, iscritto al partito nazista, fu cancelliere federale tra il 1966 e il 1969, unico caso nella storia della Repubblica Federale di un capo di governo con un passato di iscrizione al NSDAP. Fu proprio la sua elezione a innescare la contestazione della generazione del Sessantotto contro il silenzio dei padri.

A est la narrazione ufficiale della DDR si presentava come l’esatto opposto, una rottura radicale sancita dall’espropriazione dei beni dei criminali di guerra e degli attivisti nazisti e dalla riforma agraria che confiscò le grandi proprietà fondiarie. Lo Stato si autoproclamò per quarant’anni antifascista per eccellenza. Il quadro storiografico oggi prevalente mostra però che questa rottura fu più formale che sostanziale, poiché il criterio di epurazione applicato dal partito unico non era la responsabilità individuale accertata ma l’appartenenza di classe. Un numero non piccolo di ex membri di base del partito nazista fu reintegrato nell’amministrazione, purché politicamente utile al nuovo regime. L’antifascismo divenne presto meno uno strumento di reale elaborazione del passato e più un’arma di propaganda esterna, un uso strumentale che paradossalmente rese la società della DDR meno attrezzata a riconoscere i rigurgiti neonazisti quando riemersero apertamente dopo la caduta del Muro.

Oggi possiamo dunque parlare apertamente del nazismo come di un fenomeno carsico, mai realmente estirpato in nessuna delle due Germanie, solo compresso sotto la superficie istituzionale, per poi riemergere periodicamente quando le condizioni politiche lo hanno reso possibile. Il caso Kiesinger, lo scandalo Filbinger degli anni Settanta, la fondazione dello stesso NPD nel 1964, il controverso Historikerstreit del 1986 (ossia la revisione del giudizio storico sull’Olocausto, con il dibattito innescato da un articolo dello storico Erns Nolte, con l’equiparazione alle purghe staliniane, contestata in primis da Jürgen Habermas) e infine la stessa AfD di Höcke sono episodi di una dinamica in cui un fiume ideologico mai davvero prosciugato torna visibile in superficie.

Quanto al rapporto con i potentati economici, dei dodici processi successori di Norimberga tenuti dagli Stati Uniti tra il 1946 e il 1949, tre riguardarono direttamente grandi gruppi industriali complici del regime nazista attraverso lo sfruttamento di manodopera in uno stato asservimento comparabile con la schiavitù. Le condanne, già miti rispetto alla gravità dei crimini accertati, furono quasi integralmente annullate dall’amnistia concessa nel gennaio 1951 dall’Alto Commissario americano John McCloy, nel quadro della nuova priorità strategica occidentale di ricostruire rapidamente un’economia tedesca alleata in funzione antisovietica. Il gruppo IG Farben fu formalmente smembrato nelle sue componenti principali, BASF, Bayer e Hoechst, ma i dirigenti condannati tornarono in massa nel giro di pochi anni a ricoprire ruoli manageriali di vertice proprio in queste stesse aziende. La priorità della ricostruzione economica e della Guerra Fredda prevalse sistematicamente sulla resa dei conti giudiziaria con chi aveva tratto profitto diretto dallo sfruttamento nazista.

Connessioni internazionali.  Fino al 2024 l’AfD sedeva al Parlamento europeo nel gruppo Identità e Democrazia insieme al Rassemblement National e alla Lega. Il rapporto si è rotto nel maggio 2024 dopo che il capolista alle europee Maximilian Krah ha dichiarato che non tutti gli appartenenti alle SS naziste dovessero essere considerati automaticamente criminali di guerra, dichiarazione arrivata mentre un suo ex assistente era già stato arrestato con l’accusa di spionaggio per conto della Cina. Il gruppo ha espulso l’intera delegazione tedesca con effetto immediato. Isolata anche dal gruppo conservatore ECR, l’AfD ha fondato nel luglio 2024 un proprio gruppo, Europe of Sovereign Nations, insieme a formazioni di nove paesi tra cui il partito polacco KORWiN, gli ungheresi di Mi Hazánk, i cechi dell’SPD di Tomio Okamura, i bulgari di Vazrazhdane e i lituani dell’Unione della Nazione e della Giustizia. Rispetto al Rassemblement National, che ha lavorato per attenuare la propria immagine radicale, l’AfD resta ancorata a un linguaggio più esplicitamente etno-nazionalista. L’AfD non ha legami organici stabili con le formazioni radicali baltiche come l’estone EKRE o il lettone National Alliance, nate da tradizioni nazionaliste antisovietiche che mal si conciliano con la storica ambiguità filorussa di settori dell’AfD emersa proprio nel caso Krah. Più solidi risultano i rapporti con le destre radicali dell’Europa centrale riunite nello stesso gruppo parlamentare europeo.

Il rapporto con la CDU e la crisi dei partiti tradizionali. Il consenso tra tutti i partiti democratici tedeschi a non cercare mai maggioranze con l’estrema destra ha vacillato pubblicamente per la prima volta il 29 gennaio 2025, quando il candidato cancelliere della CDU Friedrich Merz ha portato al voto un testo per l’inasprimento delle politiche migratorie ottenendo una maggioranza resa possibile solo dai voti dell’AfD oltre che di FDP e alcuni deputati del BSW. Il cancelliere uscente Olaf Scholz ha definito quella giornata di grande rilevanza storica, accusando la CDU di aver rotto per la prima volta il consenso postbellico contro maggioranze con l’estrema destra. Anche l’ex cancelliera Angela Merkel ha criticato pubblicamente la scelta di Merz mentre centosessantamila persone scendevano in piazza a Berlino. La CDU ha comunque scelto, dopo le elezioni di febbraio, di formare una grande coalizione con la SPD anziché esplorare intese con l’AfD.

Questo episodio si inserisce in una crisi più ampia del sistema partitico. CDU/CSU e SPD, che nel 1976 raccoglievano insieme il 91% dei voti come architrave del sistema dei partiti popolari, nel 2025 si sono fermati insieme sotto il 50%. La FDP è uscita dal Bundestag con appena il 4,3%, il BSW ha mancato l’ingresso in Parlamento per soli tredicimila voti mentre la Linke ha sorpreso tutti risalendo all’8,8%. Nel luglio 2026 il capogruppo CDU Jens Spahn si è dimesso, sostituito da Thorsten Frei, in un clima di crescente pressione interna per una revisione della linea di chiusura verso l’AfD. Sul piano dell’attività parlamentare, va ricordato che il 21 maggio 2025 tutti i candidati proposti dall’AfD per la presidenza di sei commissioni sono stati respinti dal voto segreto degli altri gruppi, un fatto senza precedenti nella prassi parlamentare tedesca che tradizionalmente assegna le presidenze in proporzione ai seggi. Il governo di coalizione guidato dal cancelliere Merz continua a escludere ogni collaborazione formale con il partito.

Ideologia, programma e radicamento territoriale.  L’impianto ideologico dell’AfD combina scetticismo verso l’Unione europea e posizioni ostili all’immigrazione, che si riallaccia alla narrazione cospirazionista di un presunto scambio di popolazione. Il partito è la prima forza politica nei Länder dell’ex Germania Est, dove supera stabilmente il 29-30% nei sondaggi, mentre a ovest resta sotto il 20%, una spaccatura che riflette dinamiche socioeconomiche post-riunificazione oltre a un rapporto storicamente diverso con la memoria del nazionalsocialismo tra le due ex Germanie. Sui temi programmatici l’AfD chiede rimpatri di massa e l’abolizione delle regole sul diritto di soggiorno per gli stranieri, sanzioni alle ONG impegnate contro le espulsioni e nuovi centri di detenzione vicino a frontiere e aeroporti. Sostiene la famiglia tradizionale come modello guida e promuove la natalità come correttivo demografico piuttosto che come diritto individuale. Chiede il divieto di ogni indottrinamento legato al gender nella formazione degli educatori. Propone deregolamentazione del mercato del lavoro accompagnata da un forte protezionismo identitario sui sussidi di disoccupazione. È esplicitamente negazionista sul clima, chiede l’uscita dall’accordo di Parigi e il ritorno a carbone e nucleare. Ha posizione proibizionista sulle droghe e chiede l’abrogazione della legalizzazione della cannabis ricreativa. Favorisce un allentamento delle misure contro il possesso privato di armi mentre resta scettica sulle forniture militari tedesche all’Ucraina.

 Contatti espliciti con la tradizione nazionalsocialista. L’AfD non si definisce partito neonazista e gran parte della sua base ha legami molto sfumati con l’ideologia hitleriana. Restano tuttavia alcuni elementi documentati che collegano componenti significative del partito a quella tradizione. L’uso giudizialmente accertato di uno slogan delle SA da parte del suo esponente più influente è il primo. Il secondo riguarda il cofondatore Alexander Gauland, che nel 2018 definì il nazionalsocialismo un episodio trascurabile nella storia tedesca di oltre mille anni. Il terzo è l’unico precedente di collaborazione parlamentare diretta tra un partito di governo e l’AfD, l’elezione nel febbraio 2020 del liberale Thomas Kemmerich a Ministerpräsident della Turingia grazie ai voti convergenti di CDU e AfD, prima volta dal 1945 che un governo regionale tedesco nasceva anche grazie ai voti di un partito classificato come völkisch-nazionalista. Kemmerich si dimise dopo tre giorni sotto pressione di manifestazioni di massa. Il quarto e più strutturale elemento è quello individuato dallo stesso Verfassungsschutz nella concezione del popolo tedesco su base etnica che secondo i costituzionalisti tedeschi rappresenta il punto di contatto più profondo con la tradizione ideologica del nazionalsocialismo, non la nostalgia per Hitler che la dirigenza nega, ma l’adozione di una categoria che fu uno dei pilastri giuridici dello Stato nazionalsocialista.

L’AfD di oggi non è più il partito euroscettico di professori universitari nato nel 2013. È un soggetto politico che i servizi di sicurezza del suo stesso paese considerano una minaccia comprovata all’ordine costituzionale, sospeso tra ambizioni di governo ancora frustrate dal muro tagliafuoco degli altri partiti e una postura permanentemente oppositiva che ne alimenta il consenso proprio nelle regioni più fragili del paese. Il dibattito sul suo eventuale scioglimento per via giudiziaria resta aperto, anche se il successo in Sassonia rende probabilmente impercorribile questa ipotesi. La Corte costituzionale federale aveva respinto nel 2017 la richiesta di scioglimento del neonazista NPD non perché lo ritenesse compatibile con la Costituzione, ma perché mancavano indizi concreti di una reale possibilità di successo del suo progetto politico. Ora che AFD ha vinto esisterebbero tutti i presupposti per domandarne lo scioglimento, ma chi possiede davvero la forza di farlo?

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