Governo
Chi pensa è ben accetto a destra?
Le posizioni dei due vengono intese come “anomalie” o, in alcuni casi, “fratelli sbagliati” agli occhi di chi preferisce una destra più allineata e compatta, evidenziando una frattura tra intellettualità tradizionale e spicciolo pragmatismo politico.
Guardando con onestà al disastro intellettuale della destra contemporanea italiana, bisogna salvare il salvabile e riconoscerne forme di pensiero ideologico che deviano dalla narrazione mainstream della destra meloniana. E da questo punto di vista, Marcello Veneziani e Pietrangelo Buttafuoco possono tranquillamente essere percepiti come voci critiche o “irregolari” all’interno di quell’area culturale. Il primo ha espresso dure critiche verso l’attuale destra al governo, accusandola di non essere più una “destra sociale” ma di essersi chiusa in una gestione di potere e di mera occupazione delle poltrone, trascurando temi sociali come l’occupazione, la sanità e la scuola. L’altro, presidente della Biennale di Venezia, appare, in sostanza, un intellettuale autonomo, capace di congetture non allineate, spesso in contrasto con l’ala più istituzionale della destra ottusangola, dominata da un singolo elemento preponderante, a discapito dell’equilibrio complessivo. Si aggiunga che la gestione della Biennale da parte di Buttafuoco (in particolare la posizione sul padiglione russo nel 2026) ha evidenziato una visione culturale per niente obbediente alle pressioni politiche dirette. Entrambi gli uomini fanno riferimento a una tradizione di destra più riflessiva e filosofica, che mal si adatta alle logiche della perenne propaganda elettorale o del consenso immediato. Le posizioni dei due, pertanto, vengono intese come “anomalie” o, in alcuni casi, “fratelli sbagliati” agli occhi di chi preferisce una destra più allineata e compatta, evidenziando una frattura tra intellettualità tradizionale e spicciolo pragmatismo politico.
Sebbene provengano da percorsi formativi che guardano alla destra come fondamentale punto di riferimento, le loro posizioni evidenziano divergenze significative con l’attuale area di potere e il partito “Fratelli d’Italia”. Veneziani ha definito la politica culturale del governo “il nulla”, accusando la destra di fare “fuffa” e vaghi annunci invece di costruire una vera egemonia culturale, notando da par suo come la destra meloniana si sia ridotta al “partito del capo” (plebiscito personale verso Meloni), perdendo di vista le basi ideali e comunitarie della destra tradizionale. E il capo e i suoi stretti collaboratori vedono in Buttafuoco un pensatore troppo troppo indipendente. La sua nomina alla Biennale di Venezia è stata vista come una scelta di alto profilo, ma anche come un rischio per la linea demagogica e populista del governo. In verità, la visione di Buttafuoco sembra spaziare ben oltre i confini del sovranismo rozzo. Insomma, tutte e due le persone in argomento sono degli intellettuali che, a ben guardare, non cercano l’allineamento a un partito, ma rivendicano la libertà di criticare. Veneziani, in particolare, ha sottolineato come Giorgia Meloni ascolti il dissenso interno, rendendo chi non si conforma un “problema” per il partito e il sistema di potere da questo gestito. A quanto pare, la distanza tra i nostri prodi di destra e il governo Meloni è destinata a non essere colmata. Non vi è dubbio, infatti, che Veneziani e Buttafuoco incarnino una destra culturale che si sente tradita o non rappresentata, che cerca la tradizione, la profondità e non solo lo slogan giusto per ottenere consenso.
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