Governo
La politica del lapsus
L’errore di Valditara è il sintomo più genuino che vale a qualificare una politica che vive di slogan e comunicazione istantanea, perdendo profondità nella conoscenza dei fatti importanti che hanno costruito l’identità repubblicana, come la lotta alla mafia.
Accade che durante l’inaugurazione di una scuola in Irpinia dedicata a Piersanti Mattarella (fratello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella), il Ministro Giuseppe Valditara dichiara: «Ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse». L’imbarazzo dei presenti, studenti, insegnanti, giornalisti, semplici cittadini è di quelli che ti fanno rimanere increduli, esterrefatti fino a sorriderne amaramente. Tutti sanno, tranne l’uomo di Stato in argomento, che Piersanti Mattarella fu assassinato dalla mafia. Successivamente, Valditara rettifica e parla di un semplice lapsus, definendo le polemiche sollevate sul caso come un atto di “sciacallaggio”. Ora, che il ministro dell’Istruzione e del Merito commetta un errore storico così grave, derubricandolo a un semplice lapsus, non può che apparire come il più banale segno di imperizia. Spesso, lo studente impreparato giustifica la risposta sbagliata tirando in ballo la confusione e, dunque, il lapsus, che è uno scivolone, essendo la parola nient’altro che il participio passato del verbo labi (scivolare). Pertanto, sarà anche un lapsus, ma come tale tradisce la scarsa preparazione e l’inadeguatezza al ruolo del ministro Valditara. L’errore, signore e signori, non è avvenuto in un colloquio privato, ma durante l’inaugurazione di una scuola dedicata a un martire della Repubblica. Confondere l’attentato mafioso del 1980 con il terrorismo delle Brigate Rosse costituisce, in sintesi, una lacuna imperdonabile sulla recente storia d’Italia. La foto citata dal Ministro ritrae l’attuale Presidente della Repubblica che soccorre il fratello moribondo. Sbagliare la matrice di quell’omicidio viene, da tanti di noi, percepito come una mancanza di sensibilità e di rispetto verso la memoria storica e la carica del Capo dello Stato. Si aggiunga che l’egregio “impreparato” è un ministro che punta tanto sul concetto di merito e sulla riforma dei programmi scolastici. Se poi mi scivola su fatti fondamentali, inerenti a frangenti significativi della società italiana e della democrazia della Nazione, che ogni studente dovrebbe conoscere, direi che il paradosso monta in cattedra. Via, davvero chi è alla guida di un ministero tanto delicato e importante può permettersi un simile “vuoto di memoria”?
Il lapsus, la gaffe o la topica Valditariana che dir si voglia è un chiaro annuncio di decadimento culturale della categoria politica, un tema, tra l’altro, che anima spesso il dibattito pubblico, facendo emergere un preoccupante scollamento dalla storia. L’errore di Valditara è il sintomo più genuino che vale a qualificare una politica che vive di slogan e comunicazione istantanea, perdendo profondità nella conoscenza dei fatti importanti che hanno costruito l’identità repubblicana, come la lotta alla mafia. L’idea stessa che, nella celebrazione della “Politica del Lapsus”, tutto possa essere sminuito e ridotto a stanchezza, è di una superficialità scostante. Il fatto che la pesante inesattezza di Valditara riguardi la mancata distinzione tra la strategia della tensione e il terrorismo, argomento spesso distorto nel dibattito ideologico, induce a sospettare un pasticcio cognitivo sulle radici del male che ha condizionato la politica italiana. Che strano, mentre si richiedono standard elevati e assoluto rigore agli studenti, i vertici istituzionali sembrano godere di una sorta di “impunità culturale”, esibendo pubblicamente la propria limitatezza e nella più totale fluidità. E tutto lascia pensare che la classe dirigente che ci ritroviamo sia il prodotto, estratto con abominevole cura, da una assurda e insensata deselezione. Povera patria! Così, sempre per dire.
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