Governo

Giorgia, la trinità decadente che si professa cristiana

Un tempo si pretendeva che chi guidava una comunità coltivasse il sapere, la storia, l’arte e la scienza, per poter navigare le tempeste del presente con la bussola della saggezza.

2 Novembre 2026

Se si guarda oltre i drappeggi del potere e squarciamo il velo di propaganda quotidiana che satura l’aria, troveremo non un governo degno di questa definizione, ma una sorta di trono occupato dal vuoto. In questo frangente, noi che non siamo meloniani e men che meno iscritti al suo partito o simpatizzanti della coalizione al “comando”, non ci troviamo a contrastare un’avversaria politica guidata da un’ideologia diversa, ma un male più sottile e devastante: la trinità della decadenza incarnata nella figura della nostra attuale “governante”, legittimamente e per triste sortilegio Presidente del Consiglio di questa nazione. Un’autorità fondata sull’arroganza fiera, sull’ignoranza ostentata e sulla menzogna sistematica.

Sappiamo bene che Il potere, nella sua forma più nobile, esige responsabilità, ascolto e una profonda comprensione della complessità umana. Quello nelle mani della nostra “reggente”, invece, offre a più riprese la parodia del comando. L’arroganza è la prima linea di difesa di chi non possiede argomenti. La governante Meloni, infatti, non dialoga, emana sentenze; non ascolta il dissenso, lo criminalizza. Ogni critica legittima viene liquidata come un attacco personale o un complotto, poiché nella sua mente l’istituzione non è un servizio reso al popolo, ma un palcoscenico per il proprio ego, i propri tornaconti, la propria realizzazione. Non rende conto di niente, né in Parlamento e né ai pochi veri giornalisti rimasti in circolazione, figurarsi al popolo! Reincarna, nella sua caricaturale allure, la spocchia del sovrano assoluto del passato, senza tener conto che il suo potere sia solo un prestito a termine, non un diritto divino. Questa superbia non è segno di forza, ma la maschera di una fragilità profonda, ovvero la paura terrorizzante di essere scoperta per ciò che è realmente.

Un tempo si pretendeva che chi guidava una comunità coltivasse il sapere, la storia, l’arte e la scienza, per poter navigare le tempeste del presente con la bussola della saggezza. Oggi, Giorgia Meloni esibisce la propria défaillance politica e culturale come se fosse un titolo di vanto, un feticcio di “vicinanza alla gente”. Ma confondere l’ineleganza e l’imperizia con qualcosa di popolare è l’inganno più grande. Il suo rifiuto dello studio e la sua allergia alla complessità e alla riflessione si traducono in decisioni superficiali, slogan vuoti e soluzioni semplicistiche a problemi monumentali. Una leader incolta non è una di noi, ma semplicemente qualcuna non attrezzata per ricoprire il suo ruolo, una persona di potere che priva la cittadinanza degli strumenti per evolversi, poiché desidera condannarla all’analfabetismo civile. Se l’arroganza è il suo scudo e l’incultura il suo status, la menzogna è la sua arma quotidiana. Non si tratta di semplici promesse elettorali non mantenute, ma di una riscrittura metodica della realtà. I fatti vengono distorti, i dati manipolati, le promesse di ieri negate con la massima disinvoltura oggi. La verità, sotto il suo mandato, è diventata un concetto fluido, sacrificato sull’altare del consenso immediato. Una governante che mente sistematicamente non sta solo ingannando i suoi elettori, sta distruggendo il patto sociale di fiducia, la colla che tiene insieme una comunità. Quando tutto è falso, niente ha valore, e nel caos del dubbio permanente prosperano la precarietà e i disagi di ogni sorta.

Noi non possiamo permetterci che l’abitudine anestetizzi il nostro sdegno. Accettare questa deriva significa rendersi complici di chi, oggi, sta attentando alla nostra esistenza e al futuro delle nuove generazioni. Credo siano sempre meno coloro che si lasciano abbindolare dalla sua retorica aggressiva, dalle sue risposte facili e menzognere.  Quando, da qui a poco, sarà scaduto il suo tempo, dovremo esigere una leadership che rispetti l’intelligenza dell’intero elettorato, che onori la cultura e faccia della verità la propria stella polare. Il futuro non appartiene a chi urla più forte per riempire l’aria fritta in cui si muove, ma a chi ha il coraggio e le doti per governare con umiltà, competenza e onestà. Riprendiamoci la dignità della nostra storia, lasciando da parte gli ismi, le differenze minime e non strutturali, le rivendicazioni personali.

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