Partiti e politici
Il porta a porta di Giorgia Meloni, a caccia dei voti di Vannacci, uno per uno
La campagna elettorale di Giorgia Meloni è ufficialmente iniziata e ha un solo obiettivo: riprendersi i voti di Roberto Vannacci, costi quel che costi.
Con l’approvazione della manovra, la campagna elettorale di Giorgia Meloni prenderà definitivamente il largo: l’obiettivo sarà quello di andarsi a (ri)prendere gli elettori che pensano a Vannacci, uno per uno. I sondaggi dicono, da un po’, che il Futuro Nazionale del Generale è in calo. Forse hanno ragione, ma i neo-partiti son sempre difficili da misurare. Le correzioni statistiche che vengono applicate normalmente ai risultati “grezzi” non hanno uno storico e nessuno sa dire se, in passato, quel partito sembrava sovrarappresentato e di quanto: semplicemente perché, appunto, non c’è alcun passato. Ma al di là delle questioni statistiche e demoscopiche, di certo affascinanti, c’è la questione politica: Meloni sente, con certezza, che è alla sua destra che rischia di perdere le prossime elezioni. Alla Presidente del Consiglio importa poco, o quasi niente, se Vannacci è in calo. Le interessa di sicuro di più sapere quanto cala e, soprattutto, se chi intendeva votare per lui voterà – per la prima volta, o nuovamente, poco importa – per lei. Perché, in attesa di capire se e come la Corte Costituzionale interverrà sulla nuova legge elettorale, una cosa è certa: i nemici a destra fanno paura, e il vero rischio di perdere le elezioni, pur contro il confuso Campo Largo, si annida lì.
È forse guardando a questo scenario che si capisce meglio la silenziosa ma incessante escalation degli ultimi mesi. La proposta contro le classi con troppi studenti stranieri firmata da Valditara, anche ragionevole nel principio ma agita come una clava retorica al di là di ogni praticabilità, con le cronache di settembre che raccontavano di una Meloni desiderosa di “valorizzare” pubblicamente l’idea del suo ministro. La proposta di un suo colonnello, Galeazzo Bignami, per la revoca automatica dei sussidi “alle famiglie dei maranza” – testuale, spiegata così -, cioè delle famiglie di ragazzi che compiono reati. Da ultimo, scegliendo assieme a tutti gli altri leader politici l’innovativa formula della partecipazione al libro di Bruno Vespa, spiega ancora una volta di escludere un’alleanza con Vannacci e di volere il centrodestra così com’è. Ma prima, subito prima, dopo i saccheggi e gli scontri di Milano dell’ormai proverbiale 17 ottobre, fa approvare l’ennesimo decreto sicurezza, manda i militari della Folgore – proprio la Brigata di Vannacci, per coincidenza – a presidiare la città e mette la faccia, in primissimo piano, per attaccare frontalmente la giudice che dispone la scarcerazione di Youssef Siher.
Sono molti indizi, neanche tutti, di una strategia. Mentre a Giorgetti affida l’ingrato compito di fare le nozze coi fichi secchi, di trovare i soldi per tutto quel che si può e di dire i no più spiacevoli, di presidiare come si può l’Italia di mezzo, i pensionati, chi vuole andare in pensione presto come vorrebbe Salvini, chi vorrebbe andarci ma in cambio di un po’ di soldi può aspettare, Meloni è impegnata nella battaglia campale decisiva, una campagna elettorale con un pensiero fisso in testa: Roberto Vannacci. Pensa, crede, che il corpo grosso del suo elettorato – quel centrodestra delle province e delle periferie italiane in fondo reduce e sopravvissuto della grande intuizione berlusconiana delle origini – la seguirà. Ma ha paura che un’onda, per quanto piccola, alla sua destra, le porti via lo spazio vitale che serve per vincere, per tornare al governo, e per essere nel posto nel quale si daranno le carte quando, nel 2029, si deciderà il successore di Sergio Mattarella. È, in fondo, una partita speculare e opposta a quella che si gioca dall’altra parte, nel Campo Largo, quanto largo poi lo diranno le trattative politiche prima, e gli elettori dopo. Una sfida finale e in fondo semplice, nella logica: l’obiettivo è prendere un voto in più. Nel mezzo, in entrambi i campi, ci sono divisioni sanguinose: il sostegno all’Ucraina, su tutte, sia di qua sia di là. Ma mentre le primarie del centrosinistra serviranno a far volare in piazza gli stracci, Giorgia Meloni laverà i propri panni in casa, e citofonerà nelle case degli italiani in tutti i modi che può. “Scusi, per caso, lei vorrà mica votare Vannacci?”
Devi fare login per commentare
Accedi