Partiti e politici
Il pensiero “fracico” del PD
I flussi elettorali degli ultimi anni rivelano una forte tenuta del centrosinistra nei quartieri centrali e benestanti, a fronte di maggiori difficoltà o avanzate delle destre e dei movimenti populisti nelle periferie romane.
Nel contesto della geografia urbana e sociopolitica della Capitale, i quartieri di Roma Nord (come i Parioli, Prati, Vigna Clara, Flaminio o la Camilluccia) sono storicamente associati alle classi sociali più abbienti, all’alta borghesia: qui si muove la sinistra che conta, detta l’agenda, stabilisce riferimenti. Contestare alla dirigenza e al clan culturale del partito di essersi progressivamente allontanati dalle periferie storiche e dalla realtà sociale, radicandosi invece nei quartieri della ZTL e del benessere economico, è un esercizio che andrebbe ripetuto a ogni piè sospinto tra i corifei del “decadentismo fluttuante” annidato nel PD. Inutile dilungarsi, qui, sul progressismo da salotto concentrato sulle battaglie civili e cosmopolite, a scapito delle questioni materiali ed economiche che toccano i ceti meno abbienti, o sull’incertezza cronica e l’assenza di punti di riferimento stabili del partito.
Se andiamo a guardare i flussi elettorali degli ultimi anni, noteremo una forte tenuta del centrosinistra nei quartieri centrali e benestanti, a fronte di maggiori difficoltà o avanzate delle destre e dei movimenti populisti nelle periferie romane. Non mi pare che sul punto sia stato mai avviato un dibattito responsabile e coscienzioso, all’interno della stessa sinistra, come autocritica rispetto alla necessità di ritrovare un contatto diretto con i bisogni delle fasce sociali più vulnerabili. Un forte paradosso attraversa il nostro paese, che pur interessato da disuguaglianze economiche in crescita e una dimensione permanente del precariato, diventata ormai una condizione esistenziale, vede le forze cosiddette progressiste incapaci di mobilitarsi e organizzare un autentico fronte popolare capace di tradurre il disagio sociale in consenso politico. Tentare di capire perché questo fronte di sostegno non si formi, o si sia sfaldato alla scorsa prova elettorale, era, in teoria, l’argomento che la classe intellettuale “de sinistra” avrebbe dovuto affrontare, se solo non fosse intenta a vanagloriarsi nella varietà dei programmi televisivi, preferendo la visibilità dei talk alla ricerca di soluzioni concrete per i problemi quotidiani delle persone. I fini pensatori “de sinistra” che ci ritroviamo, tra opinionisti, politici e scrittori, si sono trasformati in “personaggi” per mantenere la propria presenza mediatica, rinunciando all’approfondimento. Pertanto, il fine ultimo del loro impegno è la creazione di una “bolla” autoreferenziale, in cui le discussioni rimangono puramente più o meno teoriche, perdendo di mira i bisogni reali e pratici della gente comune.
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