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Religione

Ma cosa aspetta Papa Francesco a cacciare il prete che giustifica i pedofili?

di Jacopo Tondelli
6 Ottobre 2015

“La pedofilia posso capirla, l’omosessualità non so”. In che senso può capire la pedofilia, chiede la giornalista de L’Aria che Tira a Don Gino Flaim, anziano prete della diocesi di Trento? E lui spiega che ha fatto “tanta scuola” e che conosce bene i bambini e sa che, purtroppo, spesso sono loro che “cercano affetto perché non ne hanno in caso” e così si finisce per “cedere”. Quindi sta dicendo che è per colpa dei bambini che capitano certe cose, gli si chiede? “La maggioranza delle volte sì”. Spiega poi che è un peccato, che naturalmente non dovrebbe succedere ma si sa, il mondo è fatto di peccati, tanto che Gesù è morto per i peccati.

Il video, che non riprodurremo qui, è facilmente rintracciabile in rete. Non lo riprodurremo per pietà nei confronti delle vittime della pedofilia, di quella esercitata dal clero e per quella esercitata da altri. È una testimonianza agghiacciante di ignoranza, disumanità, stupidità brutale, a tacere della distanza dall’insegnamento evangelico che da parole (e pensieri come questi) evidentemente traspare. Proprio nei giorni in cui – del tutto comprensibilmente, per chiunque conosca la dottrina cattolica e il suo ordinamento – monsignor Krzysztof Charamsa è stato ufficialmente “allontanato” per aver rivelato la propria unione omosessuale, risuona la discrezione con cui, in questo caso, sta procedendo la Chiesa Ufficiale. Tanto più evidente se si pensa che Charamsa ha violato, pubblicamente, un ordinamento interno alla Chiesa e ne ha subito le ovvie conseguenze, mentre Flaim ha relativizzato una questione che riguarda l’intera società, e ha per vittime i più deboli per definizione, cioè i bambini. È vero, la chiesa trentina si è premurata di spiegare che quella di Don Flaim non è la posizione della Chiesa – e ci mancherebbe – e poco dopo ha annunciato la sua sospensione dagli incarichi e dalla predicazione (non dalla celebrazione dei sacramenti, quindi, a rigor di logica, né dall’esercizio della confessione).

Lasciate annotare che a misura sembra davvero poca cosa: per quel che ha detto Don Flaim, evidentemente pensandolo, e per il messaggio che tanta timidezza lascia cadere tra altri che pensano e parlano così, nella Chiesa, anzitutto, e poi fuori da essa. In questo senso, piacerebbe che messaggi chiari arrivassero da Roma, da Padre Lombardi e magari direttamente da Papa Francesco, in passato più volte durissimo nei confronti della piaga pedofila all’interno della Chiesa, e che oggi si trova di fronte a un prete che spiega che mentre l’omosessualità è una malattia, la pedofilia è un peccato che vede nella parte dei tentatori attivi quei cattivoni dei bambini. Non perderemo tempo a spiegare che, benché sacerdote cattolico, vive in un paese che considera la pedofilia non un peccato ma un reato, gravissimo. E ricorderemo, prima di arrivare ai codici, le parole di Gesù Cristo, riportate così dall’evangelista Matteo:  “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”.

Pedofilia
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