Calcio

La lunga notte del football

Il Mondiale si guarda da insonni, ma anche a pezzi, con il fuso sbagliato. Nelle ore di attesa prima del fischio iniziale degli incontri, qualche lettura su chi controlla davvero il calcio globale.

21 Giugno 2026

Mentre scorrono gli incontri della prima fase del Mondiale, il torneo più grande della storia del calcio — 48 squadre, 104 partite, tre paesi ospitanti — si rivela qualcosa di assai diverso dall’evento collettivo che i suoi organizzatori avevano immaginato, o forse venduto. Lo si guarda spezzettato, frammentato, spesso in differita: su 104 partite totali la televisione generalista ne trasmette appena 35, le altre sono su DAZN a pagamento, e il fuso orario nordamericano sposta buona parte degli incontri nella fascia notturna italiana, trasformando la visione lineare in un lusso che si paga in sonno. Gli estratti social, le sintesi, i quarti d’ora visti sul telefono il mattino dopo sono diventati la forma prevalente di consumo, molto più della diretta integrale sul divano. Sono nottate tutt’altro che magiche, quelle che il calendario impone agli appassionati: il risultato diretto, anche questo, del potere reale che governa il calcio globale, lo stesso che ha deciso di assegnare questo torneo a tre paesi con un fuso orario che per l’Europa significa alzarsi alle tre o non andare a dormire affatto.

E allora, visto che comunque si passa la sera e spesso la notte ad aspettare l’inizio delle partite — cosa che continuerà identica nei prossimi turni — ecco qualche lettura propedeutica sul tema. Non per rinunciare al Mondiale, ma per capire meglio quello che si sta guardando.

Il punto di partenza resta “I veri padroni del calcio” di Marco Bellinazzo, uscito da Feltrinelli nel 2017 (che a leggerlo pare uscito un’era geologica fa). Bellinazzo era partito da una premessa che all’epoca poteva sembrare forzata e che oggi suona come un referto: sulla scia della globalizzazione, il calcio è diventato elemento essenziale della politica e, per molti aspetti, un’ideologia. Il libro si muove con disinvoltura tra le indagini dell’FBI e i Panama Papers ( chi se li ricorda?), lo scandalo doping e gli hackeraggi russi, l’hooliganismo politico-militare e le battaglie sul prezzo del petrolio, la primavera araba e le manovre del sultano Erdogan, trattando ogni vicenda come un nodo di una rete unica. Particolarmente lucido, con il senno di poi, il capitolo dedicato al Mondiale russo del 2018, scritto prima che si giocasse: Bellinazzo lo indicava come un volano per il rilancio economico del paese e una vetrina di soft power del Cremlino, rivelatosi poi fondamentale per celebrare la vittoria militare in Siria e per coprire la più controversa riforma pensionistica del governo. E poi c’è il capitolo finale sulle due squadre milanesi di allora, letto come avamposto di una ingegneristica strategia di soft power cinese che ha nei media, nel calcio e nello sport business la propria evoluzione più appariscente e che si esaurì di lì a pochi anni.

Sul versante britannico, il testo che raccoglie e aggiorna quella stessa diagnosi con maggiore precisione analitica è “States of Play: How Sportswashing Took Over Football” di Miguel Delaney, firma del quotidiano The Independent, uscito nel 2024 e premiato come Football Book of the Year. Il libro non accusa in astratto: i capitoli su UEFA e FIFA non si limitano a denunciare la corruzione ma mostrano, passo dopo passo, come queste organizzazioni abbiano ripetutamente spostato i paletti finanziari ed etici per consentire a stati autoritari, oligarchi e fondi di private equity di radicarsi nello sport. La parte più vivida riguarda i club: invece di condannare la proprietà statale in termini generali, Delaney ripercorre la logica politica specifica dietro la presa di Abu Dhabi sul Manchester City e quella saudita sul Newcastle, mostrando esattamente come strategie di comunicazione globale, fondi sovrani e tifo calcistico si intreccino. La diagnosi sul Paris Saint-Germain è tagliente: il club qatariota ha reso la Ligue 1 una barzelletta, mentre il dominio del City in Inghilterra minaccia di fare lo stesso per ragioni diverse. Aggiornato nelle edizioni più recenti, il libro affronta anche il procedimento della Premier League contro il Manchester City per oltre cento presunte violazioni finanziarie — un caso che, scrive Delaney, se concluso con una condanna altererebbe la percezione di un intero decennio di Premier League; se concluso con un’assoluzione rischierebbe comunque una rivolta delle altre squadre.

Per chi voglia invece un’inquadratura più sistematica, due titoli completano il quadro. Il primo è “The Geopolitical Economy of Football: Where Power Meets Politics and Business“, curato da Simon Chadwick con Paul Widdop e Michael Goldman per Routledge nel 2025: una raccolta accademica con studi da cinque continenti che ha il merito di dare un nome tecnico, geopolitical economy, a quello che gli altri due autori raccontano per inchiesta e per aneddoto, dedicando capitoli specifici agli investimenti degli stati del Golfo nel calcio europeo e al dibattito sempre più acceso sul concetto stesso di sportwashing. Il secondo, più divulgativo e accessibile, è “Calcio, politica e potere” di Narcìs Pallarès-Domènech, Alessio Postiglione e Valerio Mancini, edito da Mondo Nuovo nel 2023: un volume che affronta lo stesso tema con taglio più narrativo, leggendo la Fifa come istituzione para-diplomatica capace di influenzare il destino di territori e nazioni al di là di qualsiasi campo da gioco. C’è anche il più recente “Kingdom of Football” di Kristian Coates Ulrichsen (2025), specialista del Golfo che prova a uscire dall’etichetta di sportwashing per chiedersi cosa muova davvero, nel lungo periodo, l’investimento saudita nel pallone: un esercizio più freddo, ma utile per capire che dietro la superficie dello scandalo c’è spesso una strategia molto più calcolata.

Letti insieme, questi libri raccontano la stessa storia da angolazioni diverse e arrivano tutti alla stessa cifra. Il calcio non è più soltanto, se mai lo è stato, un gioco. È un teatro di sovranità che si gioca parallelamente al campionato delle nazionali, e che vale quanto, forse più, delle partite che in questi giorni si rincorrono fra un fuso orario e l’altro. Si può continuare a guardare il Mondiale, certo. Ma vale la pena, nelle ore di attesa prima del fischio d’inizio, aprire uno di questi libri: capiremo meglio non solo chi vince in campo, ma chi ha già vinto prima ancora che si giocasse.

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